Il Consiglio dei ministri ha deciso di fare un regalo a chi ama i colpi di scena e le norme da circo legislativo: un nuovo disegno di legge che riscrive le malandate regole sull’arrivo dei migranti. L’innovazione ieri era di moda, e allora via libera a un blocco navale modello far west, espulsioni che sembrano uscite da un film d’azione e nuovi regolamenti per i centri di permanenza, che tanto “umanità” fa sempre scena bene.
La più gustosa delle chicche? Addio alla famosa clausola “salva-Almasri” che, come un eroe mascherato, era comparsa all’articolo 11 della prima bozza del decreto e poi… puff, svanita nel nulla. Questa meravigliosa norma dava il potere di spedire indietro allo Stato d’origine chiunque potesse scombinare la sicurezza della nostra amata Repubblica o danneggiare i rapporti internazionali. Pare che l’esecutivo, con poche smorfie, l’abbia cestinata già da qualche giorno, magari perché mettere in fila certi complotti sarebbe stato troppo complicato.
E infatti, niente telefoni liberi: perché permettere a uno straniero trattenuto in un centro di farsi una chiamata quando si può vietare? La nuova legge è chiarissima – o quasi – e stabilisce che gli smartphone devono essere accuratamente sequestrati dal personale incaricato e messi a disposizione del detenuto solo per il tempo strettamente necessario a fare… beh, qualcosa di autorizzato. Libertà di comunicazione? Neanche a parlarne.
Le regole auree del blocco navale e le multe che non ti aspetti
Non poteva mancare il tocco finale per chi voleva provare a forzare il blocco navale: non un premio, ma nemmeno la galera obbligatoria. Solo una simpatica multa che va dai 10mila ai 50mila euro, a meno che non abbiate la fortuna di combinare un reato vero e proprio – in quel caso si cambia musica. Insomma, la nuova politica dell’immigrazione italiana si basa sul sistema “multone a go-go”, motivante e innovativo, davvero all’avanguardia della giustizia €uropea.
La legge non si ferma qui: quei poveri migranti che potrebbero trovarsi su barche “imperdonabilmente” sottoposte all’interdizione possono essere portati anche in Stati terzi, purché con accordi già in tasca. Insomma, l’Italia si libera del problema “spedendolo” altrove, magari in quei Paesi pronti ad accoglierli con campeggi di lusso o centri speciali dove, con l’aiuto di onorevoli organizzazioni internazionali, si occupano di rimpatrio. Un sistema che sa tanto di “palla al piede” diplomatico, ma con un tocco di civiltà burocratica.
Insomma, questa nuova legge è un atto di equilibrio: da una parte si protegge la sacra sicurezza nazionale, dall’altra si impone una routine istituzionale perfetta per chi ama le regole strette e le libertà condizionate. Tutto senza far troppo rumore, perché alla fine siamo sempre pronti a salvare la faccia dell’Italia… a colpi di multe e divieti.



