Metro M5 si prende la scena: approvata la convenzione per 11 fermate che nessuno sapeva di volere

Metro M5 si prende la scena: approvata la convenzione per 11 fermate che nessuno sapeva di volere

Finalmente, l’inevitabile sta accadendo: la metropolitana M5, quella famosa “Lilla”, si appresta a spingersi fino a Monza. Giovedì 18 giugno, in una riunione carica di entusiasmo (o forse di rassegnazione), il Comune di Milano ha dato il suo benestare al nuovo quadro economico dell’opera, che ora sfiora la modica cifra di 1,89 miliardi di euro. Ma non finisce qui: a questa montagna di denaro si aggiungono altri 588 milioni, quasi a voler ricordare che i conti non bisogna mai smettere di rimetterli in discussione.

Non è certo una sorpresa: più si va avanti, più i progetti si gonfiano, come un palloncino pieno di buone intenzioni e spese spropositate, ma poveri risultati in termini di tempi e concretezza. È comprensibile, o almeno così si spera, che un’opera così mastodontica necessiti di un budget adeguato, ma la vera domanda è: chi assicura che stiamo spendendo quei miliardi nel modo giusto?

Un investimento (quasi) infinito

Se vi state chiedendo cosa si possa mai fare con quasi 2,5 miliardi di euro (contando l’aggiunta di quei misteriosi 588 milioni), la risposta ovvia è: estendere una linea metropolitana. Ma attenzione, non stiamo parlando di qualche centinaio di metri di tunnel, bensì di un vero e proprio prolungamento che dovrebbe collegare una città importante come Monza a Milano. La domanda legittima è: a che costo, e quanto tempo ci vorrà?

Sappiamo tutti come vanno queste cose nel Belpaese: grandi promesse, innumerevoli ritardi, più un aggiornamento di budget all’anno che le fermate della metro. Ed ecco che invece di seguire un percorso lineare, il progetto si trasforma in una serie senza fine di supplementi e revisioni.

Milano e Monza: un matrimonio (economico) complicato

Milano, la città del design, della moda e del lavoro freneticamente instabile, si trova ora a gestire questo gioiellino chiamato M5 prolungata. L’obiettivo naturalmente è l’integrazione sempre crescente tra metropoli e hinterland, che in teoria dovrebbe facilitare la vita di milioni di pendolari. Peccato che “facilitare” sembri un lusso costoso e poco tangibile fino ad ora.

Intanto, Monza attende con ansia di vedersi come nuova appendice della grande città metropolitana, sperando che il tutto non si traduca semplicemente in un’altra occasione per spending review con la solita storia di investimenti faraonici e risultati minimi. Del resto, è sempre più facile annunciare grandi opere che finirle nei tempi stabiliti e con il budget rispettato.

Il solito cocktail di ottimismo e scetticismo

Il comune di Milano ovviamente esulta e taglia il nastro comunicando cifre e dati con il sorriso che solo la politica sa mettere in scena quando si tratta di grandi opere. Dietro le quinte, invece, gli esperti più pragmatici si strofinano gli occhi e sospirano al pensiero delle inevitabili complicazioni che solo un progetto del genere può generare.

In fondo, non è forse emblematico che mentre si mettono in campo quasi due miliardi di euro, nessuno abbia davvero spiegato quanto tempo ci vorrà prima che questa linea diventi una realtà tangibile e non solo una voce da bilancio? Se la pazienza è una virtù, la cittadinanza lombarda è destinata a diventare la più virtuosa d’Italia.