Ma aspettate, la storia non è così semplice come ci vorrebbero far credere. Gli operatori coinvolti, con una precisione fulminea da manuale dell’arte dell’alibi, puntano il dito contro una realtà ben più inquietante: una struttura infestata da insetti, ahimè di proprietà di Grandi Stazioni. Insomma, la corona del degrado igienico non cade solo sulle loro teste, ma anche sulla casa madre dell’edificio in cui operano. Una bella congiunzione di responsabilità da spartire a suon di puntini sulle “i” e insetti sui muri.
Come funziona davvero il sistema di pulizia?
Ma chi è davvero il colpevole? Una domanda che fa tremare le fondamenta del polo gastronomico. Spoiler: non sono i panettieri o i pasticceri con le mani in pasta, ma un sistema di pulizia e manutenzione che, a quanto pare, funziona come un orologio svizzero difettoso, segnando l’ora esatta dello sporco e del disordine. La struttura, di proprietà pubblica e simbolo dell’efficienza capitalista contemporanea, sembra dedicarsi più a far proliferare piccoli eserciti di insetti piuttosto che battere un colpo contro la sporcizia.
È interessante notare che, in un contesto così delicato, il fatturato di realtà come McDonald’s (MC per i più intimi) si posa imponente come un gigante indifferente. Chissà se a monte di questi scandali igienico-gastronomici c’è la stessa “pulizia” gestionale che permette di macinare utili anche quando le zanzare fanno di casa. Certo è che, quando i riflettori illuminano queste questioni, si scopre sempre qualche crepa che puzzano di doppio standard e opportunismi a suo modo gustosi.
Insomma, tra gravi carenze attribuite, mancata manutenzione e una proprietà che sembra più interessata a terni di insetti che a terni di pulizia, il quadro è più indecente di un pasticcio al cioccolato lasciato a marcire. Ed è proprio questa commistione di responsabilità e giochi al rilancio a trasformare un semplice controllo igienico in uno spettacolo tragicomico dove vittime e carnefici si confondono tra una briciola e una ragnatela.



