Mercato al tracollo: il -60% in due anni, un disastro mai visto dal 1954

Mercato al tracollo: il -60% in due anni, un disastro mai visto dal 1954

Meno di 380mila veicoli complessivi prodotti, di cui appena 213.706 automobili. Un dato da far invidia al 1954, quando si toccarono i 181mila pezzi: un vero e proprio passo indietro nel tempo. Ecco il grande trionfo industriale che si scontra con l’entusiasmo del ministro Adolfo Urso, che nel 2023 aveva sparato la cifra tonda di 1 milione di veicoli prodotti all’anno in Italia. Invece, la produzione di Stellantis si ritrova a fare un salto mortale all’indietro di ben 70 anni, salvata solo da un ultimo trimestre che ha tentato, con tutto il fiato rimasto, di limitare i danni. Il rapporto della Fim-Cisl sullo stato delle fabbriche italiane del gruppo guidato da Exor e dalla famiglia Elkann riporta numeri da brividi: 379.706 veicoli prodotti da gennaio a dicembre 2025, con un calo del 20% rispetto all’anno precedente. Le automobili sono crollate a 213.706 (-24,5%), mentre i veicoli commerciali arrancano a 166mila (-13,5%). E per chi sperava nelle classiche “certezze” come la Panda, sorpresa: la piccola regina di Pomigliano d’Arco è ora schiacciata dal destino della Grande Panda, migrata nelle fabbriche serbe, e dall’incalzare della Leapmotor T03.

Produzione Stellantis dimezzata in due anni

“Le produzioni si sono dimezzate rispetto al 2023, quando la quota era di ben 751.384 veicoli”, precisano i sindacati, dimenticando forse che l’ambizioso traguardo di 1 milione era poco più che un miraggio rimarchevole nelle chiacchiere ministeriali. L’impatto? Quasi metà dei lavoratori del gruppo è ora alle…grammatiche attenzioni degli ammortizzatori sociali. La tragedia si fa ancora più greve se si guarda al solo segmento auto: 521.104 veicoli nel 2023, un tonfo del 60% che andrebbe a scuola per imparare come si fa un disastro industriale. La Fim sottolinea una nota di “ottimismo” tutto relativo: il lancio dell’ibrida 500 a Mirafiori e della nuova Jeep Compass a Melfi nell’ultimo trimestre ha sì contenuto la perdita, evitando un disastro ancora più spettacolare visto il crollo del primo trimestre che aveva registrato un vero e proprio calo di circa un terzo nella produzione di auto. Nemmeno i veicoli commerciali restano indifferenti, recuperando un modesto 10% nell’ultimo trimestre – una vera manna dal cielo.

A Melfi persi 2.510 lavoratori dal 2021

Nessuna rivoluzione, per favore. Nessuna bacchetta magica o salvezza all’orizzonte. L’unico sprazzo positivo si trova a Mirafiori, con un +16,5%, grazie a quella graziosa 500 ibrida che, in un mese scarso, ha raggiunto la produzione di 4.580 unità. Numeri che dovranno crescere se si vuole sperare nei miraggi di Stellantis – ovvero 100mila vetture da partorire. “Se la crescita continuerà su questi livelli, potremmo pensare di lasciarci alle spalle la cassa integrazione”, ironizza la Fim-Cisl, in attesa di miracoli da parte degli stabilimenti. E invece, nelle altre fabbriche, i numeri piangono lacrime amare.

Da dimenticare, o forse no: tutte le fabbriche chiudono con perdite a due cifre, che oscillano tra il misero -13,5% di Atessa e il catastrofico 47,2% di Melfi. Dal polo lucano, per intenderci, sono uscite solo 32.760 auto in un anno che grida al disastro, segnato da una bufera di modelli che se ne vanno e qualche novità che fa solo da comparsa: la nuova Jeep Compass, un biglietto da visita importante per il 2026, e la DS8 full electric, che si è fatta notare per un balzo da capogiro… di soli 1.706 unità vendute. Una rivoluzione silenziosa, verrebbe da dire. Nel frattempo, tra le tante conseguenze di questo tracollo, la Cisl metalmeccanici canta un ritornello famigerato: “Dal 2021 se ne sono andati volontariamente 2.510 lavoratori, lasciando il numero degli occupati a 4.530 unità.” Davvero un premio alla tenacia aziendale.

Se vi sembra poco, attendete di sentire la sinfonia del disastro a Cassino, che con il suo anno nero ha saputo regalarci numeri da brivido. Secondo la Fim, tutto dipenderà se gli stabilimenti di Pomigliano e Cassino si manterranno saldi, ma il povero Cassino è già in agonia, complici i rinvii – perché, ovviamente, tutto si fa all’ultimo momento – delle nuove Alfa Romeo Stelvio e Giulia, inizialmente attese mesi fa ma che hanno deciso di prenderla con calma. Bando alle ciance: nel 2015 l’impianto laziale ha prodotto appena 19.364 auto, perdendo un vistoso 27,9% rispetto al 2024, un record di negatività per la sua storia. Non proprio uno scherzo, considerando che nel 2017, anno d’oro con le Alfa Romeo Giulietta, Giulia e Stelvio, si erano segnate 135.263 unità. Quanto a Pomigliano, mentre il sorriso resta raro, la produzione totale si ferma a 131.180 vetture, roba da mettersi a piangere nel tastierino numerico.

I sospetti fastidiosi per la Fiat Panda

L’ormai leggendaria Fiat Panda, che con 112.690 esemplari domina il panorama Stellantis con il 53% della produzione automobilistica nazionale, pare avere qualche acciacco. La Fim si affretta a dirci che “anche questo modello segna un calo del 14%, una cosa che fa tremare i polsi se si guarda al domani”. La Panda, la nostra fedele compagna di strada, è stata confermata fino al 2030 senza sconti, con una nuova versione pronta a invadere il mercato. Ma la produzione della “Pandina” cede terreno, lentamente ma inesorabilmente, minacciata dall’invasione interna della “Grande Panda”, trapiantata a Kragujevac, e da una seconda spada di Damocle, la Leapmotor T03, che con i suoi 15.900 euro pretende di rimpiazzarla. Immaginate le riunioni di crisi all’interno dello stabilimento… Uliano, che non perde mai occasione per drammatizzare, ha così sentenziato:

Uliano said:

“Siamo seriamente preoccupati dai segnali di rallentamento. Se si confermeranno, questo potrebbe essere l’inizio di un incubo per lo stabilimento. Serve a tutti i costi anticipare i due nuovi modelli compatti, previsti dal 2028 sulla piattaforma STLA Small, nel prossimo piano industriale. Solo così potremo sperare di mantenere la produzione e salvare qualche posto di lavoro.”

D’altronde, quando si hanno 4.530 lavoratori da salvare, non si bada a spese di scenari apocalittici. E mentre certe voci si rincorrono tra le scrivanie di potere, il futuro della produzione italiana di automobili sembra più un film drammatico che una commedia – anche se con qualche battuta amara di troppo. Perché in fondo, tra alti e bassi, rinvii e tagli, la favola della rinascita nel settore auto sembra più un racconto da bar che un progetto industriale credibile.

Siamo SEMPRE qui ad ascoltarvi.

Vuoi segnalarci qualcosa? CONTATTACI.

Aspettiamo i vostri commenti sul GRUPPO DI TELEGRAM!