Che sorpresa di Natale: i mercati europei, in perfetto stile “serena calma festiva”, sono pronti a inaugurare la giornata di vigilia con aperture che oscillano tra la totale apatia e un leggero rosso, perché nulla grida “festa” come un calo moderato prima di un pranzo pantagruelico. Il FTSE 100 britannico e il DAX tedesco si aggirano sul filo del rasoio sotto la linea della parità, mentre il nostro amato CAC francese si concede un microscopico -0,1%, come a dire “eccomi, ci sono anch’io, ma senza disturbare”. Nel frattempo, il solitamente compassato Stoxx 600 ha deciso di chiudere martedì con un insolito sorriso sopra lo zero, un modesto +0,3% che basta però a stabilire un nuovo record di chiusura. Una festa piccola piccola, ma una festa.
A spingere le azioni verso l’altare della gloria c’è la catena danese Novo Nordisk, il cui titolo ha fatto il botto dopo l’approvazione della prima pillola GLP-1 da parte della FDA. Finalmente una novità da salutare con un applauso, dopo mesi di proclami fantasma. E come se non bastasse, la francese Sanofi ha annunciato l’acquisto da 2,2 miliardi di dollari della statunitense Dynavax, che vanta un vaccino per l’epatite B e un altro in fase di sperimentazione contro l’herpes zoster. Insomma, la pandemia potrebbe aver finito per rendere appetibili anche i sogni di cartapesta delle big pharma.
E i metalli preziosi invece? Oro e argento non si sono lasciati scappare l’occasione natalizia per correre al rialzo, toccando nuovi picchi in entrambi i giorni di scambi. Ora si contrattano attorno a 4.514,3 dollari l’oncia per l’oro e 72,165 dollari per l’argento, numeri che dovrebbero far arrossire persino Babbo Natale. Un vero regalo per i più audaci, mentre il resto del mondo bazzica tra derivati e chiusure anticipate.
La censura a stelle e strisce si fa natalizia
Non poteva mancare il tocco politico: Thierry Breton, ex commissario europeo e mente dietro il famigerato Digital Services Act, insieme a vari attivisti anti-disinformazione, è stato insignito di un graditissimo “bannato dagli Stati Uniti” con divieto di visto. La colpa? Aver osato ostacolare le piattaforme social statunitensi, quei porti franchi della libertà di espressione secondo Washington. Il presidente Donald Trump, con la sua solita eleganza da troll di Internet, non perde tempo e rafforza le restrizioni per i viaggiatori stranieri, accusando l’Europa di aver orchestrato una “congiura ideologica” per mettere a tacere le voci americane indesiderate.
Marco Rubio, segretario di stato, ci ha illuminato dal suo profilo X con parole serene come:
“Per troppo tempo, gli ideologi europei hanno guidato sforzi organizzati per costringere le piattaforme americane a punire i punti di vista americani che non approvano. L’amministrazione Trump non tollererà più questi atti oltraggiosi di censura extraterritoriale.”
Meno poetico, e quindi più strategico, un suo sottoposto ha poi “identificato” – come se fosse un elenco della spesa – i cinque sfortunati protagonisti di questa epidemia di censura americana. Chissà se il vero scopo sia farci credere che a Washington tengano così tanto alla libertà d’espressione… oppure è solo un altro escamotage per mettere un tappo a tutte le critiche? Mistero.
Mercati asiatici e futures USA: la vigilia è una festa di parità
Nel frattempo, dall’altra parte del globo i mercati Asia-Pacifico sembrano avere un po’ più di energia per chiudere l’anno quasi in crescendo, almeno fino a quando la voglia di andare a casa si fa sentire, con chiusure anticipate ovviamente anche qui per celebrare degnamente la vigilia di Natale. Nonostante ciò, i futures statunitensi giocano a fare gli equilibristi, mantenendosi vicini a zero come se non volessero rovinare la festa dopo che lo S&P 500 ha firmato un altro record di chiusura poco prima.
Insomma, gli investitori sembrano aver scelto la via dell’attesa tra un brindisi e l’altro, perché nulla dice “serietà finanziaria” come uno shuffle nervoso di mercati che cercano di capire se il nuovo anno prometterà altro o soltanto vecchie trame con nuove maschere. E tutto questo sotto l’albero, ovviamente.



