Sergio Mattarella ha deciso di rottamare l’auto blu e di regalare a Milano uno spettacolo degno della sua reputazione sobria ed essenziale: arrivare a San Siro per l’inaugurazione delle Olimpiadi di Milano-Cortina in tram. Sì, avete letto bene, in tram. Nessun giro in limousine, nessun tappeto rosso luccicante o effetto speciale hollywoodiano. Solo un tram, il simbolo urbano e quasi sacro della città meneghina, scelto per incarnare il “giro semplice” di un capo di Stato che si dice vicino alla gente comune.
Alle 20, quando le luci dello stadio si spengeranno, gli schermi giganti del Meazza mostreranno l’immagine memorabile di Mattarella seduto di spalle, come un anonimo milanese qualunque, immerso in quel rito quotidiano che è il viaggio in tram. A rendere l’atmosfera ancora più “popolare”, ci sarà nientemeno che il fenomeno della MotoGp, Valentino Rossi, alla guida del mezzo. Non un ingresso trionfale, non un cipiglio da divo, ma un gesto così semplice che quasi fa venire il nodo alla gola per tanta… normalità. Chi invece si aspettava un “colpo di scena” da Oscar, come la regina Elisabetta che si paracadutava a Londra 2012 accompagnata da James Bond, rimarrà con un pugno di mosche in mano.
Una scelta modulata sul minimalismo romano
Questo approccio, quasi “etruscamente pigro”, ricorda più l’arrivo discreto ma significativo di Zinedine Zidane in metropolitana durante le Olimpiadi di Parigi 2024, che non uno show “à la americana”. Già, perché Mattarella non è certo tipo da sceneggiate da red carpet; la sua sobrietà è ormai leggenda. D’altronde, chi può dimenticare il suo leggendario “fuorionda” pandemico in cui candidamente confessava: “Neanche io vado dal barbiere, Giovanni”, giustificando con un candore disarmante un’acconciatura tutt’altro che impeccabile?
Se la pandemia ha messo alla prova la dignità di molte figure istituzionali, Mattarella si è fatto notare anche come “uomo semplice”: si è mostrato con camice e mascherina tra i feriti di Crans Montana a Milano, qualche giorno fa, e ha anche prestato tutta la sua umanità nella famosa foto che lo ritraeva, con volto tanto pacato quanto determinato, sull’aereo diretto a Parigi 2024 insieme al campione Gimbo Tamberi. Insomma, una figura che, più che calarsi dalla regina o da divo di Hollywood, preferisce infilarsi i pantaloni e prendersi la metropolitana, ma con quella dose di serietà istituzionale che fa tanto “presidente vero”.
In definitiva, la scelta di arrivare al Meazza a bordo di un tram non è solo un espediente scenografico: è una dichiarazione d’intenti. Non si tratta di ostentazione, ma di simbolismo cittadino, quel simbolismo che parla di semplicità e di autenticità. Quindi, niente tappeti rossi o effetti speciali, ma un delicato inno alla normalità tanto caro al nostro Presidente, capace di trasformare un mezzo di trasporto pubblico in un palco olimpico a cielo aperto. Chapeau, Mattarella, il re della modestia – o forse il più grande illusionista del minimalismo presidenziale.



