La mitica storia di Piero Gobetti, quell’intellettuale antifascista torinese che ha avuto la squisita fortuna di morire cento anni fa, è pronta a rivivere – guarda un po’ – proprio nel sontuoso Teatro Carignano. Stamattina si è dato il via alla cerimonia di commemorazione per il centenario della sua scomparsa, evento che lancia un fitto calendario di celebrazioni. Tutto questo gran fermento è orchestrato dal Comitato nazionale per le celebrazioni, presieduto dal giurista ed ex presidente della Corte costituzionale Gustavo Zagrebelsky, il quale ha deciso di deliziarci con una lectio magistralis dedicata proprio a Gobetti. Non si può non apprezzare il tempismo e la passione per i grandi classici, oh.
Le 9 del mattino hanno visto sfilare le istituzioni: un corteo di politici, accademici e magnati dell’economia pronti a inchinarsi di fronte al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. E non stiamo parlando di un evento qualsiasi, eh; a meno di un mese dal suo ultimo passaggio in città – per il 430° anniversario della Fondazione Ufficio Pio – il Capo dello Stato si ripresenta immancabilmente a Torino, questa volta per onorare il centenario della morte di quell’insignificante antifascista torinese che era Gobetti.
Un Palazzo, Un Presidente, Un Salotto Degno di Gobetti
Il presidente del Teatro Stabile, Alessandro Bianchi, si prende la responsabilità di hosting con un po’ di sana pomposità: accoglie il presidente Mattarella nel “salotto dedicato a Piero Gobetti”. Come se non bastasse, ci tiene a ricordarci che l’intera storia del teatro si impernia sulla vita e la morte di questo grande personaggio torinese. E se non fosse abbastanza, hanno pure commissionato uno spettacolo a un giovane direttore artistico di ben 26 anni, Diego Plauteri, per darci una visione fresca della saga di Gobetti, perché evidentemente quella storica ce la siamo scordata.
E appena alle 11:01 in punto, proprio come in una puntata di una fiction soprannaturale, il presidente Mattarella fa il suo ingresso glorioso nel teatro. Finalmente la cerimonia può cominciare per davvero.
Non poteva mancare all’appello anche Christillin, che al minuto 10:47 ci regala una promessa solenne e tutta da ridere: “Il presidente ci ha promesso che tornerà al Museo Egizio”. Perché non c’è niente di più politicizzato e simbolico di una visita programmata al museo degli antichi egizi, giusto?
Ovviamente, non potevano mancare Christian Greco ed Evelina Christillin, rispettivamente direttore e presidente del Museo Egizio. La Christillin, con il consueto slancio patriottico, ci informa che il Presidente ha un affetto speciale per Torino e noi, poveri mortali, dovremmo esserne estremamente orgogliosi. Ci rassicura poi con la promessa che tornerà in città non appena finiranno la “seconda parte dei lavori” al museo. Dunque, prepariamoci a un altro ritorno del Presidente della Repubblica, magari entro fine 2026. Tempistiche cristalline, praticamente certe.
Lucia Musti, procuratore generale di Torino, si dice «felice» per l’occasione, che gioverebbe non solo a Torino, ma a tutta la storia dell’Italia. E chissà, magari con un momento così intenso di memoria torinese, tutti noi avremo finalmente qualche idea più chiara sulla pagina “grande” della nostra gloriosa nazione. Ma non temete, Torino, la prima capitale d’Italia, sta lì a ricordarcelo con fervore.
Pietro Polito, direttore del Centro Gobetti, ci regala la preziosa sintesi del ruolo di Piero Gobetti. Un vero santone dell’antifascismo, un genio liberale e un teorico europeo ante litteram, fondatore della rivista “La Rivoluzione Liberale” — roba da far rabbrividire i nostalgici del passato. Secondo Polito, Gobetti aveva il fiuto politico di creare una cultura liberale europea e una democrazia moderna quando ancora si muovevano i primi passi nel buio del ventennio fascista. E come ciliegina sulla torta, nonostante le persecuzioni, emigrò a Parigi per continuare la sua crociata culturale, lanciando in anticipo l’idea degli “Stati Uniti d’Europa”. Non male per un ragazzo degli anni ’20.
Marco Revelli, presidente del Centro Studi Piero Gobetti, non perde occasione per ribadire quanto il nostro caro Gobetti fosse simbolo dell’antifascismo più duro e puro. Un tipo che, con occhio clinico, riconobbe nel fascismo niente meno che l’autobiografia della nostra “nazione-malattia”, un virus che ha continuato a infestare l’Italia anche oltre la fine del regime. A suo modo, Gobetti diventa così un ammonimento eterno: “Fate attenzione, la malattia è sempre in agguato”.



