Mattarella invoca la pace perché evidentemente qualcun altro deve ancora capire cosa significhi tregua olimpica

Mattarella invoca la pace perché evidentemente qualcun altro deve ancora capire cosa significhi tregua olimpica

Le Olimpiadi di Milano Cortina dovrebbero rappresentare un’occasione di pace in un “periodo tanto complicato”, ha sentenziato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, dal palco del Teatro alla Scala durante l’inaugurazione della 145ª sessione del Comitato Olimpico Internazionale. Immaginate: mentre il mondo brucia, lui invoca con “ostinata determinazione” una tregua olimpica, come se bastasse una buona ragionevole parola per mettere a tacere conflitti millenari.

“La violenza, da chiunque scatenata, genera altra violenza.” Parola del capo dello Stato, che ci tiene a citare Martin Luther King:

“Dobbiamo essere la pace che desideriamo vedere nel mondo.”

Ah, che saggezza! E chissà se i guerrieri globali prenderanno appunti durante la cerimonia. Ovviamente presenti alla parata delle buone intenzioni anche il presidente della Camera Lorenzo Fontana, la vicepresidente del Senato Licia Ronzulli, il ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi e un esercito di governatori, sindaci e dignitari del CIO, tra cui Giovanni Malagò e Alberto di Monaco. Un cast di star, insomma, pronto a far brillare il messaggio globale di serenità che tanto fa sognare mentre il mondo si sgretola.

Per il presidente Mattarella, i Giochi portano con sé un “grande evento globale” che vorrebbe, almeno a parole, contrastare guerre, sofferenze e lacerazioni internazionali. Peccato che la retorica sia l’unica medaglia certa.

Lo sport, per lui, è questo sacro tempio che genera “gioia, passione, speranza e rispetto per il prossimo”; qualcosina di più che, in parole povere, dovrebbe mettere in quarantena la violenza che “calpesta la dignità” e fa precipitare i popoli nell’abisso. Tocca crederci, ovviamente, o rischiamo di perdere l’incanto.

Anche il presidente del Coni, Luciano Buonfiglio, si unisce al coro: “L’antica Tregua Olimpica imponeva una sospensione delle ostilità”, ma guarda caso, l’attualità ha deciso di tirarci un brutto scherzo, immergendoci in un’incertezza degna di una partita a poker con le carte segnate. Eppure, la fiamma olimpica, come un eroe immobile, non trema e invita a un surreale abbraccio globale.

Giovanni Malagò, dalla sua, rialza la posta affermando che i Giochi invernali nostrani si terranno proprio “in uno dei momenti più difficili e contrastati della storia recente”. Momento che, ne siamo certi, rende la festa ancora più emozionante e decisamente meno ipocrita.

Il leitmotiv di pace, fratellanza e competizione leale echeggerà a detta sua ovunque, dal cuore delle città fino alle montagne da cartolina. Nel frattempo, nel Villaggio Olimpico si inaugura – con la solita pompa da smidollati – un murale dedicato proprio alla tregua, benedetto dalla presidente del CIO, Kirsty Coventry. Per ricordarci che lo sport è un “veicolo di pace”, come se bastasse un dipinto per dissolvere le ostilità globali.

Il presidente del Coni non lesina ricordare che l’Italia si presenta all’appuntamento per la quarta volta come Paese organizzatore. Nel sacro rito dell’accoglienza Mattarella assicura che non lesineranno impegni “perché tutto riesca al meglio”, con tanto di promesse di “cordialità e amicizia” e di scenari mozzafiato tra città e montagne. Una favola tutta italiana, che tuttavia non dice una parola sui costi esorbitanti e sulle contraddizioni di un evento che sembra più una vetrina per rincorrere gloria politica e turistica che un messaggio reale di pace.

E se c’è una cosa che davvero sorprende, è questa olimpica “forma diffusa”, una maniera magnifica di coprire ben 22 mila chilometri quadrati, due città, due regioni, due provincie autonome in un abbraccio di straordinaria armonia. Per ribadire che un’armoniosa convivenza si costruisce facilmente quando vale la pena parlare solo di medaglie e spettacolo. Nel frattempo, il resto del mondo può continuare a frenare torce e fucili.

L’armonia, a quanto pare, è la stessa dell’orchestra della Scala, diretta da Riccardo Chailly, e del baritono Luca Salsi, che hanno serenamente intonato pagine di Rossini e Verdi per l’occasione. Tutto pronto quindi per il gran giorno: venerdì prossimo allo stadio San Siro si accenderà il braciere olimpico e, forse, con lui si spera che si possa illuminare anche qualche coscienza.

Nel salotto dell’ideologia olimpica, la presidente del CIO Kirsty Coventry osserva con entusiasmo che lo “spirito olimpico pervade già tutto il Paese” e che gli atleti sarebbero impazienti di iniziare i giochi. Magari un attimo di suspence: ci sarà qualcuno che davvero crede che tra medaglie e discorsi smielati la pace internazionale sia a un passo?

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