Marzo 2026: preparatevi allo show infinito di scioperi, date e orari da segnare per sopravvivere

Marzo 2026: preparatevi allo show infinito di scioperi, date e orari da segnare per sopravvivere

Marzo si preannuncia come il mese prediletto da chi sogna di trasformare ogni settore lavorativo in un eterno sciopero. Partiamo con il 9 marzo, quando Slai-Cobas per il Sindacato di Classe ha pensato bene di proclamare uno sciopero generale che abbraccia ogni settore produttivo, giusto per non fare mancare niente. Una vera poesia di disorganizzazione e perdita di tempo, tutto condensato in una sola giornata, perché chi ha bisogno di lavorare?

Il 16 marzo, invece, la festa continua nel trasporto pubblico locale sparso per l’Italia, sempre con le impeccabili “fasce di garanzia”, ovvero quei rari periodi in cui sembra che il servizio funzioni davvero. Si parte con un eccentrico sciopero di 24 ore indetto da Osr Faisa-Cifal che paralizza la società Autoservizi Russo di Palermo. Ma non finisce qui: la stessa sigla sindacale riesce a organizzare la mobilitazione anche per la compagnia Segesta, sempre palermitana, perché due scioperi sono meglio di uno, specialmente se toccano gli stessi utenti.

Scendendo un po’ più a sud, il personale della Società Unica Abruzzese di Trasporto, il glorioso TUA, si ferma per 24 ore per volere del sindacato Osr Orsa Autoferro Tpl. Per non farci mancare nulla, anche i dipendenti della società Etna Trasporti di Catania e quelli della società Interbus di Enna, sempre sotto la bandiera di Osr Faisa Cifal, si uniscono al coro di astensioni forzate, regalandoci l’ennesimo episodio di caos organizzato.

Ma la vera chicca arriva il 19 marzo, con lo sciopero nazionale dei Vigili del Fuoco. L’iniziativa, firmata da Fisi (Federazione Italiana Sindacati Intercategoriali), promette di mettere in pausa per l’intera giornata tutto il personale, dirigente e non. Un modo sicuramente originale per mettere un po’ di pepe alla sicurezza nazionale. Del resto, chi ha detto che i pompieri debbano sempre correre per spegnere incendi, quando potrebbero, con quel tempo libero, meditare sulla propria condizione lavorativa?

Il 27 marzo è la giornata della grande interruzione milanese, grazie allo sciopero del gruppo ATM. Qui l’astensione dal lavoro si declina in una danza sofisticata: per i lavoratori viaggianti dei mezzi di superficie, della metropolitana, gli agenti di stazione e gli addetti al servizio POMA, le interruzioni vanno dalle 8:45 alle 15:00, poi un brindisi ristoro, e di nuovo dalle 18:00 fino alla fine del servizio. Anche la rete NET nell’area urbana di Monza si allinea, ma con orari leggermente più nerd: dalle 9:00 alle 11:50 e poi dalle 14:50 alla chiusura. Nel bacino di Trezzo sull’Adda, si replica esattamente la stessa strategia del capoluogo lombardo, perché l’originalità è sopravvalutata.

Come se non bastasse, il 27 marzo è il giorno scelto per uno sciopero nazionale del comparto scuola, indetto dal sindacato SISA. A risentirne saranno il personale ausiliario, tecnico e amministrativo (quelli che fanno girare il tutto), i docenti e anche i dirigenti, perché la lotta non fa distinzioni di rango. Evidentemente un modo garantito per paralizzare tutto l’insegnamento e far sì che nessuno abbia più nulla da fare, a scuola come a casa.

Non poteva mancare il colpo di scena finale: il 28 marzo scatta la mobilitazione dei lavoratori della società di trasporto pubblico locale AMTAB di Bari. Uno sciopero breve, concentrato in sole quattro ore, dalle 20 alle 24, ma sufficiente per ricordare che anche nel Sud si sa partecipare con energia alle grandi feste del fermo collettivo. Quattro ore di silenzio metallico sui trasporti pugliesi per non perdere l’allenamento in vista dei prossimi appuntamenti.

Un mese di marzo tutto da “godere”

In sostanza, quello che emerge è una programmazione sindacale che sembra più un calendario di eventi per chi ama complicare la vita quotidiana degli italiani. Trasporti, scuola, sicurezza: nessun settore è risparmiato dalla ripetuta sindrome del “fermi tutti”. Come se il Paese avesse bisogno di meno servizi e più caos. Il tutto condito da fasce di garanzia così limitate da sembrare una burla, quasi a deridere gli utenti costretti a fare i conti con un sistema che sembra organizzato più per interrompersi che per funzionare.

Una vera poesia collettiva di disservizi, che mostra a chiare lettere il livello di confronto tra sindacati e istituzioni, con una capacità unica di trasformare richieste legittime in una spirale di astensioni infinite. Insomma, un bel festival dell’autocelebrarsi e dello sciopero fine a se stesso, con buona pace di chi si aspetta almeno un briciolo di responsabilità in cambio del diritto alla protesta.

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