Già all’arrivo, la calma è volata via come nebbia al sole: il titolare ha pensato bene di sfogare la sua “frustrazione” a suon di pugni sul malcapitato segretario generale Trasporti della Cgil Ticino Olona, Marco Cillo. Pugno dopo pugno, la trattativa è definitivamente saltata, mentre gli astanti, forse un po’ sorpresi, sono intervenuti prontamente per limitare i danni (umani, almeno). Naturalmente, è intervenuta anche l’autorità, con i carabinieri della Compagnia di Legnano chiamati all’improvviso a fare da pacieri in questa farsa sindacale.
Marco Cillo è stato accompagnato in ospedale, dove è stato dimesso con una dignitosa prognosi di otto giorni, come per dire “non chiamatemi supereroe, ma ci sto vicino”. Nel mentre, una denuncia penale è pronta per essere presentata, probabilmente accompagnata da una bella dose di sarcasmo giudiziario.
Lo sciopero che non poteva mancare
Ovviamente, in una situazione così… esportabile, il dado è tratto e subito si risponde a tono. Il 23 febbraio, le strade della Lombardia vedranno l’astensione dal lavoro da parte dei driver della Brt e del personale spa, insieme a quelli delle aziende collaterali operanti nelle filiali di Sedriano, Albairate e Origgio. Immaginiamo la scena: camion fermi, strade vuote e torpedoni senza motore, a celebrare la sindacalizzazione con una protesta che sicuramente non passerà inosservata.
Non basta, perché il 23 è anche previsto un presidio davanti alla sede di Brt a Sedriano, dalle 8 alle 13. Una specie di festival del rimprovero pubblico, dove si srotoleranno le tessere delle accuse, con potenziali applausi di rabbia e fischi di rimprovero.
Brt e l’ipocrisia della condanna
Da parte sua, Brt, con un tempismo degno di nota, ha condannato “ogni forma di intimidazione e violenza.” Un bel gesto, soprattutto in questi giorni spartani di dialogo e “rateizzazioni” aziendali. Naturalmente, l’azienda si è affrettata a precisare che sta svolgendo le opportune verifiche insieme all’appaltatore e al responsabile diretto, forse più preoccupata di salvare l’immagine che di fare chiarezza reale.
Da non perdere il classico finale: “valuteremo i provvedimenti da adottare”. Una frase da manuale di bollitura, che lascia il tempo che trova e promette più fumo che arrosto. Insomma, una sceneggiata aziendale con tutti gli ingredienti del caso, dove violenza, scioperi e solenni dépliant di denunce formali si mescolano in un cocktail amaro, condito dalla solita ipocrisia da palazzo.



