La protagonista di questa tragicommedia giuridica è stata destinataria di ben due misure preventive: un’avviso orale – perché si sa, una parolina dolce aiuta sempre – e il famigerato “Daspo Willy”, quello stesso strumento di vigilanza che, per qualche misterioso motivo, si è esteso anche al mondo dei ristoranti. La sua colpa? Aver mangiato senza pagare un conto da 70 euro. Non male, vero?
Ovviamente, la legge non scherza: qualora violasse questo divieto di accesso gastronomico, la signora rischierebbe da uno a tre anni di reclusione, oltre a una multa fino a 24.000 euro. Un prezzo salatissimo, quasi quanto il conto che non ha pagato.
Il fatto risale allo scorso 18 dicembre, quando la signora in questione, evidentemente con un appetito deciso e una particolare filosofia della cassa, ha consumato un intero pasto in un noto ristorante di Vigevano. Poi, come per magia, è svanita senza lasciare traccia né un euro, scatenando la prevedibile indignazione e le conseguenti denunce per insolvenza fraudolenta.
Il Daspo Willy: la soluzione (assurda) che non ti aspetti
Chi avrebbe mai detto che un strumento nato per contenere la movida violenta e le risse potesse diventare il nuovo sancta sanctorum per gestire furbetti da trattoria? Il “Daspo Willy”, nome pittoresco quanto il suo utilizzo allargato, punta a escludere per un anno chi si macchia del “reato” di non pagare il conto. Ma certo, infliggere una specie di interdizione all’accesso a qualsiasi ristorante di una provincia intera sembra il modo più sensato di combattere la morosità, no?
Peccato che la situazione sfugga di mano alla prima occasione: il ristoratore non riceve i suoi 70 euro, e il cliente se la svigna, ma adesso la risposta statale si traduce in una limitazione della libertà personale che suona più come una punizione da romanzo distopico che una reale soluzione. Non sia mai che la cliente ne riferisse ai suoi amici o che decidesse di rinunciare alle polpette in bianco!
Insomma, il tempo del “pagherai caro il conto, letteralmente” fa il paio con una giustizia che preferisce attaccare all’osso l’emergenza (la morosità) piuttosto che affrontare il sistema. Nel frattempo, per fortuna, possiamo consolarci pensando che un posto di ristorazione in meno in provincia di Pavia sarà sicuramente un vantaggio, vero?



