Chi avrebbe mai detto che un tranquillo volo EasyJet potesse trasformarsi in un’inaspettata occasione di panico all’italiana? Mercoledì 4 marzo, un aereo diretto a Milano Malpensa da Londra, con i suoi 74 passeggeri ignari del dramma imminente, ha preso una svolta decisamente fumosa. Il comandante, per nulla intenzionato a banalizzare la situazione, ha segnalato la comparsa di fumo in cabina. Detto fatto, sono scattate tutte le procedure d’emergenza previste – perché la burocrazia, anche a tremila metri di altitudine, non sbaglia mai.
Il tempestivo avviso alla torre di controllo, l’eroico centro nervoso di queste operazioni, è arrivato poco prima che il mezzo toccasse terra con tutta la grazia e l’eleganza dei 74 passeggeri piuttosto preoccupati. E così, senza ulteriori drammi, l’aereo è atterrato regolarmente sulla pista di Malpensa, dimostrando che, almeno in termini di coordinazione, qualcosa funziona ancora nel nostro paese.
Al suolo, però, l’atmosfera si è fatta un po’ più seriosa: tra vigili del fuoco pronti all’azione e tre ambulanze schierate come fanteria di prima linea, l’area di sosta è diventata teatro di una messa in scena pronta a far impallidire qualsiasi emulsione hollywoodiana. E per fortuna, con grande sollievo di tutti, nessun ferito né intossicato è stato registrato, salvando la giornata a questa tragicommedia aeroportuale.
Nel frattempo, i carabinieri della Compagnia di Gallarate si sono presentati come i perfetti detective dell’aria, pronti a svolgere il proprio lavoro in un modo tanto eroico quanto apatico. Il vero mistero? L’origine di questo fumo fantasma che, a quanto pare, potrebbe essere parente stretto del famoso “fantasma dell’aeroporto”.
Quando il fumo diventa un linguaggio universale
Un minuto prima dell’atterraggio e il comandante ci comunica che l’aria in cabina non è più così limpida. Parliamo di fumo, che ovviamente mette in scena l’intera macchina delle emergenze, come da manuale. Ma chi ha deciso che il fumo in cabina sia il modo più efficace per vincere la noia del volo?
Tanto di cappello comunque a chi ha gestito l’atterraggio come se nulla fosse, mostrando un profondo rispetto per la sicurezza che, bisogna ammetterlo, raramente si vede così coordinata. Chissà se il fumo era semplicemente un invito a svegliarsi o magari una nuova frontiera nel comfort di bordo.
Le autorità a caccia di risposte (o forse solo di una scusa)
Ovviamente, c’era bisogno di un’indagine da parte delle forze dell’ordine. La presenza dei carabinieri è stata più che altro un modo per dimostrare che almeno “qualcuno controlla”. Peccato che, ad oggi, il tanto acclamato colpevole di questo improvviso effetto speciale resti un mistero degno di un thriller all’italiana.
Inutile cercare il colpevole tra la lista dei sospetti: non è dato conoscere se si tratti di un difetto tecnico, una svista umana o magari solo un modo alternativo per far parlare di sé. Certo, la sceneggiatura con tanto di vigili del fuoco schierati e ambulanze pronte a spiccare il volo verso il pronto soccorso valeva almeno un applauso.
Quindi, mentre tutti tirano un sospiro di sollievo per l’atterraggio indenne, noi rimaniamo con la certezza che nel mondo dell’aviazione, tra fumate misteriose e sirene spiegate, ogni giorno è un episodio indimenticabile da raccontare… se solo ci fosse un copione più chiaro da seguire.



