Monica Montefalcone e Federico Gualtieri sono stati finalmente ritrovati – o meglio, recuperati – nelle grotte subacquee di Dhekunu Kandu, alle Maldive. Una notizia che, per quanto tragica, si tinge di una certa beffa: la missione, complicata com’è, ha smascherato la brillante idea di avventurarsi “in assetto ricreativo” in cunicoli senza via d’uscita. Un impresa degna di un film d’azione, peccato che qui parliamo di vite reali.
Oggi, con la benedizione del meteo (purtroppo non è possibile comandarlo come un telecomando), si tenterà di portare alla luce anche le salme di Giorgia Sommacal e Muriel Oddenino. Nel frattempo, Gianluca Benedetti ha avuto la fortuna di essere già stato estratto, lasciandoci chiedere se la dea bendata abbia un preferito.
Nel frattempo, la procura di Roma si è mossa con una rapidità impressionante, indagando per omicidio colposo e programmando autopsie e interrogatori, come se fosse un thriller giudiziario da prime time. Come se non bastasse, le autorità maldiviane, in perfetta armonia con l’operazione, potrebbero mettere le mani non solo sulle attrezzature, ma anche sulle GoPro dei sub, forse per scoprire se durante il “tuffo ricreativo” qualcuno stesse pensando ad altro.
Un’immersione “ricreativa” davvero poco ricreativa
Bisogna ammetterlo: entrare in una grotta subacquea senza la minima idea di come uscirne e definirlo “assetto ricreativo” è una trovata geniale. Probabilmente, qualcuno dovrà spiegare cosa significhi davvero “immersione sicura”, soprattutto quando si sceglie una fenditura senza sbocco. Già solo l’idea che si possa confondere una trappola mortale per una giornata al mare dice molto sul giudizio coinvolto in questa “avventura”.
Rimane il punto cruciale: chi ha convinto questi sub – o forse semplicemente vagato in modo del tutto casuale – a inoltrarsi in un cunicolo subacqueo privo di via d’uscita? Questo ancora non è chiaro e sarà oggetto di accertamenti che, speriamo, non si limitino alle semplici formalità.
Indagini sul campo e scuse immancabili
La scena, oltre che drammatica, è diventata terreno di indagine internazionale: mentre l’Italia indaga a Roma, le autorità maldiviane non stanno di certo a guardare. Anzi, sembrano pronte a sequestrare tutto ciò che potrebbe servire a far luce su questo episodio tragicamente grottesco, comprese le attrezzature e le GoPro. È un po’ come se si volesse riscrivere il reality subacqueo definitivo, ma senza nessuno che possa più parlare.
Intanto la pubblica opinione si interroga – non troppo sorpresa – sulla gestione di queste spedizioni fai-da-te in ambienti pericolosi. E mentre cresce la lista degli eventi da aggiungere al manuale di cosa NON fare mai, un po’ di ironia amara non guasta, soprattutto per chi continua a chiamare “ricreativo” il tuffo che ha avuto un esito così, diciamo, definitivo.



