Magistrati milanesi scatenati festeggiano il referendum come se fosse Capodanno, ma senza fuochi d’artificio

Magistrati milanesi scatenati festeggiano il referendum come se fosse Capodanno, ma senza fuochi d’artificio

Applausi scroscianti, abbracci calorosi e qualche lacrima di commozione: poteva mancare il rituale catartico dei magistrati milanesi durante il fatidico momento dei risultati del referendum sulla giustizia? Sul volto di chi si era radunato nell’accogliente saletta dell’Anm, l’atmosfera si è rapidamente trasformata da tensione nervosa a una selezione di sorrisi smaglianti degni di una campagna pubblicitaria.

Immancabili gli schermi, fondamentali per seguire in diretta lo scontro mediatico tra maratone televisive e aggiornamenti frenetici sui siti. Ecco il primo colpo di scena: il Palazzo di giustizia, cuore pulsante della città, ha accolto con applausi fragorosi e qualche cenno di incredulità la vittoria del No, trionfatrice con circa il 54% dei consensi. Un margine che, a ben vedere, pochi avevano davvero previsto, soprattutto considerando i primi exit poll che mostravano un testa a testa su cui quasi nessuno osava scommettere.

Per quasi un’ora, una medley perfetta di giovani togati, procuratori aggiunti collaudati da anni di battaglie giudiziarie, giudici e persino una pm ormai in pensione hanno condiviso non solo lo stesso spazio fisico, ma soprattutto la stessa cupa attesa, unita da una speranza silenziosa ma palpabile. Quando il divario tra le percentuali si è fatto innegabilmente ampio, la piccola congrega si è spostata nell’aula magna — rullo di tamburi, per favore — per continuare la festa con abbracci, selfie e qualche battuta da bar che neppure i più abili della toga sapevano confezionare.

Il trionfo del No: un risultato quasi inaspettato (per qualcuno)

Certo, stupirsi di un risultato chiaro è piuttosto singolare, considerando che la giustizia italiana non è esattamente il modello di efficienza e trasparenza sbandierato in pompa magna. Quel 54% che ha scelto il No è un segnale inequivocabile: la riluttanza a modifiche che promettevano di essere risolutive, ma che qualcuno ha saputo dipingere come apocalittiche. Una sfida di convincimenti e ilarità che ha coinvolto un sistema dove, ironia della sorte, anche l’informazione ha fatto il suo sporco gioco, offrendo platealmente al pubblico il suo personale spettacolo da circo mediatico.

Ma cosa significa per il popolo dei toga questa vittoria? Probabilmente una sospirata, flebile speranza di poter continuare a navigare in questo mare incerto di norme, interpretazioni e qualche volta, diciamolo pure, convenienze personali travestite da codici penali. Il referendum, più che una risposta, sembra essere stato un’occasione per confessare a se stessi la consueta vena di disincanto che caratterizza le divise nere.

Magistrati in festa, ma con qualche ombra sul futuro

Ed eccoli lì, i magistrati milanesi, nella roba che somiglia a un dopogara con tanto di brindisi a base di autocelebrazione. La bella notizia? Una temporanea vittoria contro la presunta riforma che avrebbe cambiato faccia alla giustizia. La meno bella? Che questo sollievo è probabilmente già destinato a svanire, lasciando dietro di sé un cumulo di incertezze e quella solita domanda che aleggia nell’aria: “E adesso?”.

Invece di pensare a riforme strutturali, a equilibri costituzionali o a colmare quei vuoti che da decenni affliggono il sistema giudiziario, si preferisce festeggiare come se fosse stato evitato un apocalisse. Come se giudici e pm potessero trovarsi a brindare per qualcosa di realmente risolutivo, piuttosto che per una semplice vittoria di Pirro in salsa istituzionale.

Insomma, l’ennesima pagina del teatrino della giustizia italiana si chiude, tra applausi, qualche lacrima e un sorriso un po’ amaro. E mentre i festeggiamenti proseguono nell’aula magna, il resto d’Italia resta a guardare, in attesa di capire se quella vetta di speranza sarà solo un’altra cima irraggiungibile sul percorso senza fine di una riforma mai veramente voluta.

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