Maersk blocca due rotte strategiche: colpa della guerra in Iran o solo un altro capriccio?

Maersk blocca due rotte strategiche: colpa della guerra in Iran o solo un altro capriccio?

La gigantesca compagnia di navigazione danese Maersk ha deciso, con la grazia e la tempistica di un elefante in cristalleria, di sospendere temporaneamente due servizi vitali che collegano il Medio Oriente con l’Asia e l’Europa. L’occasione è la “divertentissima” guerra in corso in Iran che, si sa, è una ben nota causa frequentissima di disturbi nelle catene di approvvigionamento globali.

Per chi non fosse ferrato, Maersk è vista come il termometro del commercio mondiale, quindi la scelta di bloccare il servizio FM1 (che collega l’Estremo Oriente al Medio Oriente) e il servizio ME11 (che collega il Medio Oriente all’Europa) è stata annunciata come una precauzione per proteggere l’incolumità del proprio equipaggio e delle navi. Chissà perchè, qualcuno avrebbe potuto aspettarsi che in una zona di guerra tutto procedesse liscio come l’olio – anzi, proprio il petrolio che scorre in quei mari stretti come una gola di bottiglia.

Intanto, mentre gli Stati Uniti e Israele continuano con il loro “breve” blitz contro l’Iran (che guarda caso è già al settimo giorno), la situazione non può che peggiorare: il traffico marittimo nello strategico Stretto di Hormuz è praticamente paralizzato. Come se non bastasse, stiamo parlando di uno dei corridoi marittimi più cruciali del mondo, un punto di passaggio stretto tra il Golfo Persico e il Golfo di Oman, attraverso cui passa circa il 20% del petrolio e del gas globale. Niente di troppo importante, insomma.

Fedelissimo come al solito a una linea diplomatica di alta precisione, i big del trasporto container hanno deciso di ignorare quel noioso dettaglio e sospendere tutte le operazioni attraverso lo Stretto già dal 28 febbraio, dopo che gli amichevoli attacchi degli USA e Israele sono partiti. Per non farsi mancare nulla, le navi stanno facendo il giro largo, passando dall’altra parte del continente africano. Un consiglio turistico che farà sicuramente piacere a chi vuole allungare i tempi di percorrenza e aumentare i costi.

Naturalmente, nel frattempo, 147 imbarcazioni di container (così precise e puntuali) sono rimaste bloccate a fare il bucato nel Golfo Persico, secondo i numeri forniti da Xeneta, azienda specializzata in analisi di trasporti marittimi. Il risultato? Ritardi che si gonfiano come palloni, porti congestionati come metro all’ora di punta e tariffe di spedizione che salgono, salendo, e ancora salendo, spargendo gioiosi disagi in tutti i mercati mondiali. Glorioso panorama di efficienza.

Sospensioni e tagli di rotte da Maersk: un capolavoro di nonsense

Non basta che i servizi FM1 e ME11 vadano in pausa, Maersk ha gentilmente comunicato anche la sospensione senza data certa dei suoi servizi shuttle nel Golfo Persico, quasi fosse una gita di piacere annullata. Nel frattempo, il servizio ME1, che collega il Medio Oriente con l’Europa settentrionale, ha deciso di ignorare completamente lo scalo fondamentale di Jebel Ali, una delle star portuali degli Emirati Arabi Uniti. In compenso, continuerà a fare tappa in India e Oman, perché l’improvvisazione non è mai abbastanza selettiva.

Le azioni di Maersk, sapete, la dice lunga su quanto questo ritorno alle origini abbia convinto gli investitori: un modesto calo dello 0,6%, giusto per mantenere il pathos. D’altronde, cos’è qualche centesimo quando puoi vivere ogni giorno un’entusiasmante avventura nei mari in tempesta, con la minaccia di guerre, rotte stravolte e clienti incazzati? Una favola moderna del commercio mondiale.

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