LVMH fa di nuovo il miracolo e supera tutte le previsioni nel quarto trimestre 2025

LVMH fa di nuovo il miracolo e supera tutte le previsioni nel quarto trimestre 2025

Oh, sorprendente: LVMH, l’imperatore indiscusso del lusso, ha appena sfornato risultati migliori delle attese dopo la chiusura della Borsa, grazie a una crescita organica delle entrate nel secondo trimestre che, udite udite, riflette finalmente una ripresa nel mercato cinese. No, non stiamo sognando: sembra che il gigante del lusso stia iniziando a beneficiare di una Cina meno timorosa con il portafoglio.

Il fatturato organico del quarto trimestre è cresciuto dell’1%, praticamente fermo rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente—un trionfo vero e proprio di stagnazione. Su base annua, invece, LVMH si è dovuta accontentare di una flessione dell’1%. La società ha riportato un fatturato trimestrale di 22,7 miliardi di euro, schiacciando le modeste previsioni di 22,2 miliardi di euro del London Stock Exchange Group. Sul totale dell’anno, si sono attestati a 80,8 miliardi di euro: mica male, se si considera il contesto.

Escludendo il Giappone, l’Asia ha mostrato un miglioramento “notevole” rispetto al 2024, con un ritorno alla crescita nella seconda metà dell’anno. Niente male per un continente dove gli esperti ci pregavano di non illuderci troppo.

Naturalmente, il CEO Bernard Arnault ha deciso di rovinare la festa ammonendo che “il 2026 non sarà una passeggiata,” avvertendo di un contesto economico “imprevedibile” e “disruptive”, parole di grande conforto per azionisti e dipendenti.

LVMH è la madre di ben 75 brand di lusso, di cui la divisione moda e pelletteria—comprendente icone come Louis Vuitton, Dior e Fendi—rappresenta la fetta più succosa dei profitti. Proprio questa divisione ha subito un calo organico delle vendite del 5% nell’arco dell’anno, ben peggio del modesto 1% negativo del 2023. Davvero una strategia vincente.

In ottobre, le azioni di LVMH sono schizzate del 12% dopo aver annunciato un ritorno alla crescita organica nel terzo trimestre — come se bastasse un solo trimestre positivo a risollevare l’umore di investitori cronici dell’altalena.

La brillante analista di Barclays, Carole Madjo, ha così commentato prima del report:

“Dopo il rassicurante terzo trimestre, le aspettative per il quarto sono probabilmente state gonfiate oltre ogni misura.”

Madjo predice che il 2026 dovrebbe consegnare una ripresa continua per il settore del lusso, con una crescita attorno al 5-6% a valute costanti. Gli Stati Uniti rimarranno il motore principale, mentre la Cina dovrebbe stabilizzarsi, peccato che come sempre “l’umore degli investitori sembri più positivo, ma restano rischi, poiché le valutazioni sono ora più esigenti; gli upgrade degli utili sono ancora un miraggio e il ritorno degli acquirenti aspirazionali non è affatto garantito.” Tradotto: non festeggiate troppo in fretta.

Durante i primi giorni della pandemia di Covid-19, le maison di lusso hanno avuto esiti molto diversi: LVMH e il rivale Gucci-Kering, pesantemente ancorati a moda e pelletteria, hanno sofferto. Chi, invece, puntava su gioielleria di fascia alta, attirando clienti decisamente più facoltosi, è riuscito a navigare meglio la burrasca.

I fratellini lussuosi di LVMH

Nella stessa sessione dei risultati trimestrali, il secondo colosso mondiale del lusso Richemont, noto per Cartier e Van Cleef, ha fatto saltare gli schemi con un quarto trimestre di dicembre ben al di sopra delle attese, registrando una crescita del 4% nelle vendite a valute costanti. Il merito? Una domanda robusta di gioielleria di lusso che gli analisti di Bernstein indicano come un “appeal strutturale a lungo termine,” ovvero una minima speranza che questi diamanti continuino a credere nel loro valore.

Nel frattempo, Burberry ha superato le previsioni sulla crescita delle vendite dell’ultimo trimestre, attribuendo il successo parzialmente alla conquista dei consumatori della Generazione Z in Cina, dove ha concentrato sacramentali sforzi di marketing. Come se bastasse mantenere felice una generazione famosa per spendere poco…

L’analista di Bernstein Luca Solca ha voluto ricordare che:

“Il consumatore cinese può mostrare segnali positivi, ma la decelerazione sequenziale nel trimestre di Richemont in Cina (nonostante la difficoltà dei confronti) evidenzia che il percorso di recupero resta traballante.”

“I brand di lusso non possono più contare su un flusso costante di nuovi consumatori di lusso per alimentare la crescita nella regione e devono sapersi adattare a un’economia a forma di K altrove.”

Tradotto: la ricchezza ora si divide sempre più tra supertecnologici milionari da un lato e povera gente dall’altro. Chi non sguazza nel lusso, invece, rischia di vedere la crisi da vicino.

Insomma, il settore del lusso non solo si è trasformato in una telenovela infinita tra trionfi a metà e avvertimenti apocalittici, ma è anche tema perfetto per ricordarci che, tra pandemie, guerre commerciali e umori di mercato, chi veste Prada potrebbe presto ritrovarsi a fare i conti con un’economia che non è esattamente una passerella di moda.

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