Nel delirio di coerenza, i deputati cercano di ricordare che – udite udite – una pace duratura richiede anzitutto un cessate il fuoco efficace, sostenuto da garanzie di sicurezza a prova di bomba per Kyiv offerte da UE e USA. Insomma, si parla di un assist simile all’Articolo 5 della NATO o all’Articolo 42.7 dell’Unione Europea, quelle che dovrebbero far tremare l’aggressore di turno, così da prevenire, dissuadere e schiacciare sul nascere qualunque tentativo di sbilanciamento del tavolo.
Non poteva mancare il classico colpo di teatro: nessun territorio temporaneamente occupato sarà mai riconosciuto legalmente dall’UE e dai suoi Stati membri come parte integrante della Russia (fantastico, qualcuno ci stava credendo?). E ovviamente, se è per fare finta di avere un minimo di contatto con la realtà, l’Europa insiste che al tavolo dei negoziati ci deve stare anche l’Europa. Pace sull’Ucraina? “Nulla sull’Ucraina senza l’Ucraina, nulla sull’Europa senza l’Europa”, parola di Parlamento.
L’ambivalenza di Washington: l’arte di sabotare la pace con stile
Il Parlamento non poteva non notare il curioso spettacolo dell’amministrazione statunitense, che di tanto in tanto si diletta a fare i pompiers e altrettanto spesso fa il gioco dell’ambivalenza politica verso Kyiv, rendendo così assai complicato l’obiettivo finale di una pace vera e propria. Roba da apologhi geostrategici, insomma.
Ovviamente, i legislatori europei puntualizzano che qualsiasi accordo di pace degno di questo nome non dovrà mai limitare la capacità dell’Ucraina di difendere la propria sovranità, indipendenza e integrità territoriale – sì, come se la Russia non potesse ancora dire qualcosa. Giusto per non dimenticarlo: l’Ucraina ha la “libertà” di scegliere le proprie alleanze politiche e di sicurezza senza che Mosca abbia diritto di veto su alcunché. Che dolce candore.
Un “prestito di risarcimento”: il nuovo capolavoro finanziario per mettere le mani sui beni russi
Nel divertissement della risoluzione parlamentare, emerge pure la brillante idea che qualsiasi accordo di pace debba contemplare un risarcimento completo da parte della Russia per i danni materiali e immateriali inflitti all’Ucraina. L’UE e i suoi Stati membri, naturalmente, sono pregati di mettere in piedi e varare senza ritardi un “prestito di risarcimento” solido sia sul piano legale che finanziario, garantito dai beni russi congelati – perché nulla dice “giustizia” come confiscare i beni altrui e usarli per sanare i guai causati proprio da chi li possiede.
Per non farci mancare nulla, è meglio chiarire che la sorte e le condizioni d’investimento di questi beni congelati non possono nemmeno essere aperte al tavolo delle trattative senza l’approvazione santa dell’UE. Tradotto: se ci sono beni russi congelati, restano congelati, e guai a muoverli senza il nulla osta europeo. Chapeau.
Come ciliegina sulla torta, il Parlamento Europeo ricorda, con la delicatezza di uno sguardo di ghiaccio, che nessuna sanzione dell’UE dovrebbe saltare dalla lista prima che un accordo di pace autentico venga firmato e messo in pratica. Se la Russia si dimostrasse recalcitrante nel sedersi davvero a un tavolo serio, l’UE – con la generosità che la contraddistingue – s’è dichiarata pronta a tirar fuori sanzioni ulteriori. Un invito gentilissimo ad avere voglia di dialogare, insomma.

