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Lucia Fortini mette il Pd all’angolo: vota De Luca a vita e si candida solo se lui glielo permette

9 Luglio 2025
Lucia Fortini mette il Pd all’angolo: vota De Luca a vita e si candida solo se lui glielo permette

Lucia Fortini, laureata in Economia e assessore regionale alla Scuola, alle Politiche sociali e giovanili, è spesso etichettata come la candidata ideale alla presidenza della Regione Campania. Ovviamente, sempre fedele scudiera di Vincenzo De Luca. Vanta un curriculum impeccabile: dieci anni senza interruzioni nella giunta regionale. Una carriera da vera e propria raccomandata del potere.

Prima del suo folgorante ingresso nel mondo politico? Nulla di tutto questo, assicura. Mai una tessera di partito in tasca, mai interesse diretto per politica. Esattamente come certi politici che non sapevamo nemmeno esistessero finché qualcuno ha pensato bene di piazzarli lì.

E come finì che divenne assessore regionale? Pare che De Luca avesse richiesto al PD una gabella di curricula: quaranta, cinquanta, roba da far impallidire un ufficio collocamenti. Sembra che quella prima giunta fosse all’insegna della cosiddetta “valanga rosa”. Attenzione, non uno tsunami sulla neve, ma un inondazione di donne “preferite”.

Racconta l’assessore: “Stavo lì in via Scarlatti quando, senza nemmeno un preavviso, mi comunicano la nomina. Il presidente lo aveva appena annunciato in conferenza stampa e un giornalista amico di mio marito, incredulo, ha pensato bene di verificare.” Già, scoprire tu di essere assessore dal giornale: un metodo geniale.

Assessore “a sua insaputa”, quindi. L’ormai consolidata tecnica di farvi sapere le cose dal giornalista di famiglia. Quando si tratta di politica contano i risultati, eh? E il fatto che il presidente la scelse per la sua esperienza nel settore delle politiche sociali, in particolare per il lavoro fatto nell’Istruzione, è la ciliegina sulla torta di questo spot istituzionale.

Prima di tutto ciò, era stata consulente dell’allora assessore Corrado Gabriele, quindi conosceva già “la macchina” amministrativa della Regione. Certo, la regina delle retrovie, non la novellina impreparata. Ma tranquilli, non ha mai avuto nulla a che fare con la politica. Giusto una persona, non vicina alla politica (ma sì, chi ci crede?), le chiese il curriculum, probabilmente per un progetto finanziato dall’Unione Europea.

Ovviamente, donne e uomini onesti e disinteressati, che non cercano mai di incidere sulle decisioni con strategie sottobanco. Per quanto riguarda il segreto sul nome della persona in questione, beh, imperativo mantenere un alibi, no?

Dopo dieci anni di questa dolce amministrazione, cosa rimane? “Ho imparato tanto”, dice la nostra paladina. Governare un assessorato, a quanto pare, non è un gioco da ragazzi, né tantomeno capire i bisogni reali della gente è una cosa semplice… ma si sforza. Sul campo, naturalmente.

Ah, che bel quadretto: dieci anni di progetti sociali che sembrano usciti da un manuale di buone intenzioni mai messe veramente in pratica. I soliti scontri tra amministratori locali e quella magica parola chiamata “rapporto fiduciario” senza la quale, sorpresa, tutto crolla come un castello di sabbia. Ma ecco la vera perla: Scuola Viva. Non solo un investimento di soldi – che evidentemente vanno spesi anche col cuore, mica solo con il portafoglio! – ma un’autentica cura per le vocazioni dei giovani. Il trasporto gratuito per gli studenti? Un altro segno di grande generosità. Peccato che, nel mondo reale, c’è qualcuno che si strugge perché un giovane non può permettersi di coltivare i propri sogni. Che tragedia, davvero.

Perché, oh perché, è così difficile tenere le scuole aperte tutto il giorno? La risposta è una rivelazione da far tremare i polsi: all’opinione pubblica interessano poco le scuole. E indovinate un po’? La politica, fedele pollastrella, segue il gregge. Non siamo in Francia, terra di rivoluzionari in erba pronti a protestare e scioperare ogni cinque minuti. Qui, quando si tagliano 845 contratti scolastici, nessuno si degna di occupare una piazza. Risultato? La nostra eroina è rimasta sola a combattere contro i mulini a vento.

Ah, la solitudine del potere! Lei, una delle rare amministratrici regionali che ha saputo ritagliarsi uno spazio sotto i riflettori. Ci si aspetterebbe qualche maldicenza da parte del mitico De Luca, il sovrano del palcoscenico, abituato a dettare legge sotto i riflettori. E invece no, nessun rimprovero per avergli rubato la scena. Niente gelosie di sorta. Pare che il presidente sia solo un severo ma leale protettore, sempre pronto a finanziare ogni iniziativa proposta e a sostenere la lealtà quasi paterna di questa musa politica. Chiaramente, nel suo ruolo di capo, vuole essere tenuto sempre informato: la classica forma di controllo chiamata “gerarchia” – ma niente paura, le confessioni di verità sono ben accette, nel clima famigliare.

Ah, la carriera! Eletta con un’ondata di circa 10.500 preferenze, poi abbandona il consiglio regionale per un ritorno trionfale in giunta – il gioco delle poltrone più intrigante di sempre. E la ciliegina sulla torta? Voci insistenti la indicano come potenziale candidata alla presidenza della Regione. Un frutto maturo che dovrebbe unire in un abbraccio quell’infinito tira e molla tra De Luca e il PD. Ma lei, con la modestia di una santa, smentisce qualsiasi dialogo su un’eventuale candidatura, sperando piuttosto in un “nome condiviso”. Ecco la chicca: il passato lavoro va riconosciuto, mica si può metterlo da parte solo perché qualcuno vuole la novità a tutti i costi. Parole sante che dovrebbero far tremare i mercati dell’incoerenza politica.

“Oggi, sono tutta la vita con De Luca,” dichiara senza mezzi termini. Del resto, come tradire chi le ha aperto tante porte? Sarà pure vero, ma attenzione: lo spazio per agire le è stato concesso proprio da quel presidente che, guarda caso, è anche il partito stesso in quel momento. Ogni volta che sente dire che tra il PD e De Luca ci sarebbe una spaccatura, si chiede il perché di tanto rumore – ha senso, vero? E pizzica la pluralità del partito, difendendo le tante voci critiche (applausi alla mitica Schlein per aver il coraggio di sostenerle).

Ma se quel nome incandescente venisse proprio da chi detiene il potere? Se le venisse chiesto di candidarsi a capo della Regione? Dimenticate gli applausi: lei è quella che segue il presidente senza esitazioni, ma non si vede come il collante perfetto per il famigerato centrosinistra. Insomma, la sintesi tanto ricercata potrebbe non essere lei, ma grazie per averci provato.

E se il centrosinistra saltasse, allora via al “terzo polo deluchiano”. Soluzione elegante, su carta almeno, se i dialoghi restano un sogno nel cassetto. Ecco il colpo di scena: “La Campania spetta ai Cinque Stelle,” dicono alcuni. E lei dice “no, cari miei, spetta ai cittadini”. E qual è il superpotere di questi cittadini? Le primarie, perbacco! Una ferramenta democratica senza tempo che, però, sembra sempre più un giocattolo rotto. Nel frattempo, il M5S resta all’opposizione e il centrosinistra si avvita in continue contraddizioni che manco un manuale di politica farsesca saprebbe descrivere meglio.

Ah, la democrazia interna del Movimento 5 Stelle — quel modello di trasparenza e confronto collettivo! No? Sembra proprio che indicare un candidato alla presidenza senza consultare neanche un consigliere di maggioranza o, peggio ancora, il presidente della giunta che ha trionfato con un roboante 70% di consensi, sia ormai la nuova moda. Come dire: “Fidatevi di me, ho già deciso tutto, e chi osa dissentire è fuori gioco”.

Quando viene chiesto se questo rappresenta un netto “no” al candidato 5 Stelle, la risposta arriva serafica ma non troppo: “Niente di personale”. Ah, che sollievo sapere che la rifiutata candidatura non è una questione di antipatia! Ma subito dopo arriva il colpo di scena, un consiglio che suona più come un diktat: il centrosinistra dovrebbe partire dalla sua maggioranza di governo, e solo poi, con calma e gentilezza, allargare la coalizione. Insomma, una richiesta elegante per tenere fuori chi non piace, mascherata da appello al buon senso politico.

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