Che sorpresa, un’altra meravigliosa serata di calcio penalizzata da qualche genio della folla. Un ultrà del Inter, infatti, è finito dritto nelle grinfie della giustizia con l’accusa di aver lanciato il petardo che domenica sera è piombato proprio in mezzo al campo della Cremonese. Nel frattempo, il povero portiere Emil Audero è rimasto stordito a terra, mentre l’arbitro, con una compostezza degna di un monaco tibetano, decideva saggiamente di sospendere la partita.
Il fantastico protagonista di questa storia è un giovane di 19 anni, proveniente dal gruppo ultras noto come Viking. Per chi già sperava in un colpo di scena, questo non è il tifoso che si è ferito qualche ora dopo giocando col fuoco – letteralmente – con un altro petardo, finendo in ospedale con due dita lesionate. Ovviamente, non potremmo avere una sola storia di ultra-violenza senza lo zampino di un po’ di confusione e mala gestione.
La brillante operazione della Digos ha portato all’arresto di questo giovincello grazie all’intervento del pubblico ministero milanese Francesco Cajani, che ha imposto un provvedimento di arresto in flagranza differita. Sarà sicuramente un momento esaltante per il giovane, che si trova adesso a mia alterne fortune con la legge, e dicevamo… curarsi le dita o passare qualche notte in cella: scegliere è difficile.
Il tocco magico del Ministero dell’Interno
In perfetta sintonia con l’accaduto, il Ministero dell’Interno ha deciso di giocare al “Poliziotto Buono” e ha stabilito il divieto di trasferta per i tifosi dell’Inter fino al 23 marzo. Non si è limitato a tanto: il divieto si estende anche alla vendita di biglietti ai residenti in Lombardia, proprio per quegli incontri scomodi che preoccupano tanto i reggitori dell’ordine pubblico. Insomma, una strategia davvero “illuminata” per prevenire qualsiasi brillante episodio che possa far saltare gli equilibri – o, peggio, la partita.
Naturalmente, la partita più attesa, il derby Milan–Inter dell’8 marzo, sfugge miracolosamente al verdetto ministeriale. Nessun divieto, nessuna limitazione. Perché? Perché, spiegano i nostri amabili custodi della sicurezza, non ci saranno movimenti di tifoserie. Magico, vero? Una previsione da veggenti, che solo chi amministra può permettersi. Altro che analisi del rischio: qui si tratta di semplice intuito.
Dunque, mentre i petardi volano, il portiere resta a terra e i tifosi si contendono la tessera del “migliore problema pubblico”, i vertici dell’ordine scelgono di blindare la Lombardia e, a pochi giorni dal derby, fingono di dormire sonni tranquilli. Un meccanismo perfetto per garantire l’”ordine pubblico” e soprattutto per far capire a tutti che quando c’è da prendersela con qualcuno, la scelta è precisa: meglio puntare su un divieto generale che provare a capire le vere radici di queste sciagure da stadio.

