L’Inter non sbaglia un colpo e limita la fragile Cremonese senza troppi sforzi, volando a +8 in attesa del posticipo del Milan contro il Bologna. Chivu può dormire sonni tranquilli: la sua squadra è prima italiana in classifica Champions e reduce dal trionfo a Dortmund, cioè servono poche parole. La Cremonese, invece, si limita a fare la comparsa e viene liquidata in 30 minuti netti, grazie a un colpo di testa di Lautaro e un secondo gol che sfrutta la complicità del portiere Audero, messo ko da una splendida conclusione da fuori di Zielinski. Ovviamente, il vero antagonista per il risultato è qualche illuminato tifoso, che a due passi da Audero si diverte a lanciare un petardo, che per fortuna non provoca guai seri al portiere.
Lautaro tocca quota 170 gol, scavalcando quasi leggendarie figure nerazzurre, con solo Boninsegna davanti. Se fosse un film sarebbe “Il colpo dei titoli storici”.
Immaginatevi la scena: al 4′ del secondo tempo a Cremona, Audero cade a terra come un sacco dopo lo scoppio di un petardo a pochi centimetri. Non un complotto, solo la scusa perfetta per qualche pausa drammatica nel match dove la capolista non corre nemmeno troppo.
Intanto, nella folle rincorsa al quarto posto, il Como si dimostra maestro nel buttare via occasioni d’oro. Prestazione in inferiorità numerica per 83 minuti, grazie al rosso a Ahanor, autore di una reazione da Oscar alla provocazione di Perrone. Ma la scena da applausi la restituisce Carnesecchi, che ipnotizza il disperato Nico Paz nei minuti di recupero, privando il Como dei punti ottenibili con un rigore fallito. Insomma, para sul più bello, come a dire: «Non se ne parla nemmeno».
La Lazio decide di far sentire la sua voce: vince contro Genoa giusto in tempo per dimostrare che la crisi potrebbe finire, o almeno ci speriamo. Contemporaneamente il Torino mette fine a quattro sconfitte consecutive grazie a un successo su Lecce, salvando l’allenatore Baroni da un licenziamento ormai imminente. La squadra torinese si riappropria così di una posizione di tranquillo anonimato a centroclassifica.
Il Lecce, invece, sarà ancora lì a sognare un miracolo salvezza, impegnato nella battaglia più dura con i fantasmi di Fiorentina, Pisa e Verona, le ultime due già a un passo dall’ufficiosa retrocessione. Non sorprende che Gilardino sia stato silurato dopo il pesante ko con il Sassuolo, mentre il Verona si prende una pausa di riflessione prima di decidere sul futuro di Zanetti. La giostra del calcio estivo sembra già in movimento in piena primavera.
L’Inter svolge il suo compito con diligenza, mettendoci impegno e poca buona volontà di lasciare spazio alla fragilissima Cremonese, ferma da dieci partite senza vittorie. La rosa di Chivu fa miracoli: nonostante l’assenza di metà squadra titolare, nessuno se ne accorge, segno di chi può permettersi di giocare ampiamente senza troppi patemi. Assist classico di Dimarco, gol ormai seriale di Lautaro (tredicesima rete in Serie A) e partita sbloccata. La gara prende la piega più comoda per gli ospiti dopo la prodezza di Zielinski che sorprende un Audero fuori posizione.
Sommer si inventa un’uscita lanciando contro Vardy il quale si era fatto trovare pronto davanti alla rete prima del raddoppio, ma poi tutto si avvia verso un ammutolimento patologico della partita senza mordente, tanto che Chivu concede riposo a diversi titolari senza che la squadra ne perda un briciolo di efficacia.
Cremonese non è più quel fastidioso scherzo delle prime giornate. Ok, il margine sulla zona retrocessione è ancora accettabile, ma nelle ultime nove partite hanno segnato solo in un’occasione, al Cagliari. E anche ieri solo un palo di Zerbin ha spezzato l’autocelebrazione nerazzurra, chiudendo però una partita senza troppi rischi.
Como sottotono, Atalanta tutta difesa e fortuna
Ci si aspettava fuochi d’artificio nel derby lombardo tra due squadre con trenta idee e grandi ambizioni europee, ma non è andata così. Il rosso a Ahanor ha stravolto i piani: l’Atalanta si è trasformata in una squadra da “blocca e rilancia”, diligente più per fortuna che per bravura.
Como ha provato a fare il solito gioco fatto di fluidità, rapide giocate di prima, inserimenti a caccia del gol. Peccato che le conclusioni siano state tante quanto imprecise, smorzate da un muro chiamato Scalvini e soprattutto dalla prodezza del portiere Carnesecchi. I tentativi di Douvikas, Baturina, Ramon, e perfino di chi di solito pensa a tutt’altro come Morata, si sono dissolti davanti alla massima autorità della porta bergamasca.
L’Atalanta ha sofferto, come era logico nelle condizioni viste, ma ha chiuso i varchi e portato a casa un pareggio che – per il loro allenatore Palladino – ha il sapore di una vittoria. La nota finale da applausi è Carnesecchi che para un rigore a Nico Paz, regalando il terzo errore di fila dal dischetto all’attaccante lariano, un autentico capolavoro nel disastro.
Le ambizioni rimangono tutte intatte, certo, ma a Como l’amaro in bocca lo si sente bene, soprattutto sul mancato sfruttamento di occasioni incredibili per avvicinare l’Europa.
Torino e Lecce: due storie di tensione e speranze disperate
L’atmosfera a Torino è cupa, con la curva Maratona che diserta la partita in segno di protesta contro il presidente Cairo. Il Lecce attacca incessantemente, sfruttando un attacco da ultima della classe, ma senza riuscire a pungere davvero.
Il Torino, paralizzato dalla tensione emotiva del momento, riesce a sbloccare la partita grazie a una giocata da antologia di Vlasic, che propizia il gol di Adams. Da lì i granata prendono coraggio e chiudono la partita con un impeccabile quanto rigido “ribollire in difesa”, portando a casa tre punti fondamentali per sciogliere un po’ di tensione accumulata.
Per il Lecce, invece, è l’ennesima batosta, che lascia intravedere mesi di sofferenza e lotta senza esclusione di colpi per evitare una retrocessione ormai quasi certa.



