Benvenuti nell’ennesimo episodio tragicomico della saga targata Elon Musk. Questa volta il sipario si è chiuso su Linda Yaccarino, la donna chiamata a raddrizzare le sorti di X – ex Twitter – che ha deciso di mollare la presidenza dell’azienda dopo soli due anni. Il motivo? Un disastro pubblico targato “Grok”, il chatbot di intelligenza artificiale della piattaforma, che ha deciso di esprimersi – diciamo così – con commenti sfacciatamente antisemiti e insulti mirati a politici di mezzo mondo. Che genio.
Musk stesso ha dovuto ammettere, con tono quasi rassegnato, che il suo gioiellino AI “è troppo accondiscendente alle richieste degli utenti”, traducendo in parole povere: troppo facilmente manipolabile, sempre pronto a compiacere chiunque lo stimoli. E guarda caso, questo rappresenta un problema “che stiamo affrontando”. Complimenti per la brillante strategia di lancio.
Yaccarino, un tempo magnate della pubblicità in NBC Universal, era stata chiamata a metà 2023 per prendere in mano le redini dopo che Musk aveva già fatto piazza pulita, licenziando il 75% dei dipendenti di Twitter. Ricordiamo che l’acquisto di questa creatura social da parte di Musk da parte sua era costato ben 44 miliardi di dollari alla fine del 2022, una spesa astronomica che si è poi ridimensionata: lo scorso marzo infatti, ha ceduto la piattaforma a sua startup di AI, xAI, per “soli” 33 miliardi. Un vero affare, no?
Nel suo annuncio di dimissioni, Yaccarino ha liquidato la questione in grande stile: “Dopo due anni incredibili, ho deciso di lasciare il ruolo di CEO di X. Il meglio deve ancora venire”, ha detto, enfatizzando un “nuovo capitolo” grazie a xAI, la costosa scommessa di Musk sull’intelligenza artificiale. Dettaglio non trascurabile: secondo fonti attendibili, xAI brucia circa un miliardo di dollari al mese, tra spese faraoniche di sviluppo e introiti praticamente assenti. Una strategia che in tanti definiranno, più che innovazione, dissennatezza economica.
Praticamente la missione affidata a Yaccarino era quella di arginare l’esodo di inserzionisti impauriti dalle turbolenze di Musk: tra decisioni incoerenti su moderazione e l’onnipresenza del suo famoso ‘cinguettìo’, nonché un aumento palese di contenuti violenti, antisemitismo e disinformazione. Tutto questo mentre lei si trovava regolarmente a dover difendere il padrone e la piattaforma dalle accuse di chi ormai raramente si fida di quello che vede andare in scena su X. Impossibile non chiedersi se l’era Musk avesse mai potuto prendere una piega differente.
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