L’Europa si prepara a tremare per il gas: la guerra in Iran travolge industria e bollette

L’Europa si prepara a tremare per il gas: la guerra in Iran travolge industria e bollette

Non fosse già abbastanza complicato, ecco che arriva un’altra perla dal mondo dell’energia: mentre i prezzi delle materie prime si impennavano venerdì mattina, un esperto di strategia di tutto rispetto ci regala una perla di saggezza. Joachim Klement, capo stratega presso Panmure Liberum, ha deciso di ricordarci che l’Europa è in una situazione ancora più traballante nel campo energetico rispetto agli Stati Uniti. Geniale, no?

Durante un’intervista al programma “Europe Early Edition” di CNBC, Klement ha puntualizzato che ormai quasi tutto il gas naturale europeo arriva dal Qatar, uno dei colossi mondiali del gas naturale liquefatto (LNG). Dato che la guerra in Medio Oriente è ufficialmente entrata nel suo settimo giorno, lo Stretto di Hormuz — fondamentale arteria commerciale per circa un quinto del petrolio e gas mondiale — è sostanzialmente chiuso a qualsiasi navigazione a causa delle continue minacce iraniane. Davvero una bella notizia per le industrie europee più affamate di energia, come l’automotive, la chimica e il settore industriale.

Klement non ha perso occasione per dipingere uno scenario da incubo: “Ora ci troviamo nella situazione estremamente pericolosa di avere le riserve di gas naturale quasi vuote dopo un inverno particolarmente freddo, con le forniture dal Qatar in calo proprio mentre stiamo uscendo dalla stagione invernale.” E gli ha dato il nome perfetto: “picco del gas naturale in Europa”. Un disastro annunciato che, guarda caso, farà impazzire in modo particolare i settori più energivori. Ah, la gioia delle contraddizioni!

Non sorprende allora che venerdì l’indice Stoxx Europe 600 Automobiles & Parts abbia perso lo 0,7%, portando le perdite settimanali oltre l’8% da quando è scoppiato questo nuovo capitolo di caos mediorientale. Il comparto chimico, altrettanto felice, ha ceduto il 6,3% nell’arco della settimana, con un -0,9% solo venerdì. Gli industriali? Beh, hanno perso un più che rispettabile 4,7% nel medesimo periodo. Sembra una festa esclusiva per gli investitori più ottimisti, o forse più semplicemente per chi ama il brivido del rischio.

La causa? Un’impennata vertiginosa dei prezzi dell’energia, scatenata dallo scontro incalzante tra Usa, Israele, i loro alleati e l’inesauribile quartier generale iraniano. Le catene di approvvigionamento globali, invece di rilassarsi, si strangolano tra minacce e blocchi continui. Ma quanto costano queste emozioni di mercato? Il gas naturale olandese, il famoso TTF (Title Transfer Facility), è stato scambiato a 52,33 euro per megawatt-ora nel corso della giornata di venerdì: meno rispetto ai 63,75 caduti durante la settimana, ma comunque in grande forma rispetto ai terribili 31,96 euro del 27 febbraio, proprio il giorno prima che questa tragedia si accendesse ufficialmente.

Il petrolio crude Brent, quel magnifico spot globale per l’oro nero, non poteva mancare all’appuntamento con l’adrenalina: venerdì mattina ha ripreso la sua corsa, culminando in un rialzo del 4,5% a 89,25 dollari al barile — un massimo da paura lungo 52 settimane. L’americano West Texas Intermediate si è fregiato di un upgrade ancora più robusto, salendo del 6,2% fino a 84,53 dollari, sempre nella prima parte della giornata di contrattazioni.

Non potevano mancare i colpi di scena. Nel frattempo, QatarEnergy ha deciso di prendersi un break dalla produzione di LNG. Un gesto gentile, ovviamente non casuale, dovuto agli attacchi di droni iraniani che hanno colpito i suoi impianti di Ras Laffan e Mesaieed Industrial City. Risultato? Fuori gioco circa il 19% dell’offerta globale di gas liquefatto a breve termine. Niente male per scombussolare l’equilibrio energetico mondiale.

Klement ha così sentenziato, con quella calma olimpica che solo chi predica disastri può permettersi: “Purtroppo, l’Europa è persino più vulnerabile a questo shock energetico rispetto agli Stati Uniti. Non tanto per il petrolio, ma soprattutto perché oggi il nostro gas naturale arriva quasi tutto dal Qatar.”

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