Davvero, non c’è niente di meglio che firmare una dichiarazione congiunta mentre l’Unione Europea naviga a rotta di collo tra crisi su crisi e sfide che cambiano alla velocità della luce. Roberta Metsola, presidente del Parlamento Europeo, insieme a Mette Frederiksen, primo ministro danese e voce del Consiglio UE, e la sempre impeccabile presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, hanno messo la loro firma sul documento che, a detta loro, garantirà ordine e prosperità in un continente tante volte sull’orlo del collasso. Non capita tutti i giorni di vedere tanta urgenza, ambizione e soprattutto unità messe nero su bianco.
La Dichiarazione Congiunta, che suona quasi come un inno ottimista, promette di puntare tutto su una legislazione che non solo aumenti la competitività e la resilienza della UE ma che protegga cittadini e imprese – si spera più efficacemente di quanto fatto finora. C’è poi il tanto amato tema della semplificazione, sempre in primo piano, insieme all’obiettivo mirabolante di arrivare presto a un accordo sul prossimo Quadro Finanziario Pluriennale.
Tra le priorità spiccano roba seria: una nuova era per la difesa e la sicurezza europea (perché, ovviamente, finora la cosa è filata liscia), sostenere la prosperità e competitività sostenibile (che suona quasi come un ossimoro considerando la burocrazia), rafforzare i nostri modelli sociali – se non sospiro adesso che ce la faranno –, gestire le migrazioni con un approccio “comprensivo” (ovviamente senza definire cosa significhi), preservare la democrazia e i valori europei, e persino espandere l’influenza globale con nuovi “partnerships”. Tutto questo con la solita promessa di monitorare costantemente i progressi per evitare ritardi, anche se sappiamo bene cosa significa nella pratica.
Roberta Metsola ha voluto dare un bello slancio ispiratore dichiarando:
“L’Europa si muove solo quando tutti remano nella stessa direzione. Questa Dichiarazione Congiunta per il 2026 non è solo carta, è un simbolo di unità e della nostra ferma convinzione di soddisfare le aspettative dei cittadini. Per la prima volta, stabiliamo una lista chiara e concentrata di dieci priorità legislative per rendere la nostra Unione più forte, sicura e competitiva. Il Parlamento è pronto a mettersi al lavoro.”
Pronti? Forse, visto che le priorità sembrano belle sulla carta, ma poi serve di più per trasformare parole in fatti, specie in un contesto dove le trattative spesso sembrano solo esercizi di retorica. A questi trasporti di entusiasmo si unisce Ursula von der Leyen, la quale ha ribadito senza troppa modestia l’ovvio:
“Oggi siamo uniti da una visione condivisa per il futuro della nostra Unione. Dobbiamo inaugurare una nuova era di sicurezza europea – e questo inizia con una pace giusta e duratura per l’Ucraina e con il rafforzamento delle nostre difese. Dobbiamo anche costruire un’Europa più competitiva e giusta per cittadini e imprese. E infine, siamo impegnati a raggiungere rapidamente un accordo sul prossimo bilancio UE a lungo termine. Perché per trasformare questa visione comune in realtà, dobbiamo avere i mezzi per farlo.”
Il Futuro Luminoso e Altruista della Legislazione UE
Naturalmente, la Dichiarazione sarà pubblicata sul Gazzettino Ufficiale dell’UE – perché come ben sappiamo, le cose sono ufficiali solo quando lo sono su carta burocratica. Le istituzioni coinvolte si impegnano a rispettarla “in modo tempestivo ed efficace”, il che è un modo elegante come dire “faremo il possibile, o almeno ci proveremo”.
Una menzione d’onore va al sistema meravigliosamente rodato di programmazione interistituzionale introdotto nel 2016, quando Parlamento, Consiglio e Commissione firmarono un accordo per migliorare il “better law-making”. Questo vuol dire letteralmente che ogni anno, dopo che la Commissione presenta il suo programma di lavoro, si riuniscono per pianificare le priorità legislative e darsi il cambio come co-legislatori.
Che sollievo sapere che le priorità sono scelte “insieme” e poi controllate nel corso dell’anno, come se questo da solo potesse risolvere la lentezza endemica e le infinite compromissioni che caratterizzano il processo decisionale europeo. Ma non dimentichiamo, almeno c’è l’aria di fare squadra… o almeno di provarci.
Insomma, mentre l’Europa fa le sue scintillanti promesse sulla carta, i cittadini possono tranquillamente rilassarsi aspettando che qualcuno, da qualche parte, la faccia davvero smuovere. Nel frattempo, brindiamo alla nuova “era” di buoni propositi firmata 2026: perché nulla dice “efficacia politica” come dieci priorità stilate in una giornata di sole a Bruxelles.



