Che sorpresa, AstraZeneca (“l’azienda più preziosa della Gran Bretagna”) ha deciso di far schizzare in alto le sue azioni, quasi del 5%, grazie al suo nuovo farmaco sperimentale per una malattia polmonare che, incredibilmente, ha centrato l’obiettivo in due studi clinici di fase avanzata. Il protagonista della serata? Tozorakimab, un trattamento respiratorio che, udite udite, riduce le riacutizzazioni della broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO). E non solo nei fumatori incalliti del passato, ma in tutta la popolazione coinvolta nello studio, rispetto a un placebo, si legge nel comunicato trionfante di AstraZeneca.
Quando si dice “un cambio di umore notevole”: gli analisti di Jefferies si sono scomodati a sottolineare il colpo di scena dato il pessimismo precedente verso il meccanismo IL-33, noto per aver fatto fallire farmaci simili di giganti come Sanofi e Roche. Come per dire: “Non credevamo servisse a nulla, invece guarda un po’.” Che sorpresa!
Questi farmaci, tozorakimab inclusa, appartengono alla categoria dei famigerati anticorpi monoclonali, quei trattamenti che mirano a spegnere l’azione del famigerato interleuchina-33 (IL-33) e, voilà, riescono a calmare l’infiammazione. Fondamentalmente, ci raccontano, con una pomposa nota, che stiamo assistendo a un salto scientifico straordinario in una malattia che, notoriamente, è la terza causa di morte al mondo: la BPCO. Niente di meno.
Sharon Barr, vicepresidentessa esecutiva di biopharmaceuticals e R&D in AstraZeneca, ha dichiarato:
“I risultati odierni con tozorakimab rappresentano i primi due studi di conferma di Fase III per un biologico mirato su IL-33, un enorme passo avanti scientifico nella BPCO, la terza causa di morte nel mondo. Tozorakimab agisce in modo fondamentalmente diverso rispetto agli altri biologici, inibendo il segnale sia delle forme ridotte che ossidate di IL-33, diminuendo l’infiammazione e interrompendo il ciclo di disfunzione del muco, vero motore della malattia.”
Il bello è che i dati completi verranno pubblicati in un prossimo congresso medico, perché nulla come un pizzico di suspense per tenere alta l’attenzione, non è vero? Nel frattempo, ci teniamo il succo di questa operazione di marketing scientifico.
Un piccolo dettaglio gustoso: a luglio Roche aveva annunciato risultati “misti” per il suo farmaco astegolimab, che, sorpresa, alla fine non è riuscito a ridurre le riacutizzazioni in uno studio di fase 3. Proprio come tozorakimab, astegolimab mirava a bloccare quel fastidioso IL-33 ma, indovinate un po’? Non ce l’ha fatta. E due mesi prima Sanofi, in collaborazione con Regeneron, aveva riportato risultati altrettanto deludenti per un altro farmaco, itepekimab. Ma AstraZeneca ci fa credere nel miracolo tozorakimab e la borsa sembra d’accordo: in mezza giornata le azioni della società londinese sono schizzate del 4,7%, mentre il resto del mercato britannico tirava il freno con un bel calo dello 0,4%. Curioso come sempre, no?
Ancora più bello è che queste “buone notizie” hanno beneficiato persino le azioni di Roche e Sanofi, salite di circa l’1% ciascuna. Dev’essere contagiosa, questa euforia.
Potenziale da miliardi che fa girare la testa
Per chi non lo sapesse, quasi 400 milioni di persone convivono con la BPCO, secondo la solita voce autorevole dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. È quella fastidiosa malattia polmonare cronica che ti soffoca lentamente con respiro corto, tosse cronica e produzione esagerata di muco. Insomma, un cocktail natalizio di salute che peggiora col tempo, portando a infiammazioni continue e restringimenti bronchiali da paura.
AstraZeneca giura che tozorakimab potrebbe incassare tra i 3 e i 5 miliardi di dollari all’anno, un’impennata rispetto allo standard di circa 1 miliardo stimato fino a prima di questo capolavoro trialistico. E, udite udite, il farmaco sembra funzionare davvero bene sia sui fumatori passati che su tutti gli altri, indipendentemente dalla gravità della funzione polmonare. Anzi, potrebbe scovare un beneficio anche in quei poveracci con pochi eosinofili nel sangue, il gruppo difficile da trattare che costituisce un bel 35% dei pazienti, stando agli analisti di Citi.
Se questo non fosse abbastanza, tozorakimab è pure sotto investigazione in uno studio di fase 3 per una forma grave di infezione respiratoria virale e in un trial di fase 2 per l’asma. Insomma, non si ferma mai la fantasia farmaceutica.
Inutile sottolineare quanto AstraZeneca stia puntando in grande: più di 20 nuovi farmaci in arrivo nei prossimi cinque anni e un obiettivo da capogiro di 80 miliardi di dollari in vendite annuali entro il 2030. Nel frattempo, noi continuiamo a guardare con occhio scettico questo gioco delle meraviglie, dove ogni annuncio è una promessa di rivoluzione e ogni aspettativa raggiunta sembra una piccola magia della finanza e del marketing farmaceutico.



