Lazio fa il prestigiatore e si vende come il regno delle scienze della vita, ma a che prezzo?

Lazio fa il prestigiatore e si vende come il regno delle scienze della vita, ma a che prezzo?

Ah, il Lazio: quel fulgido faro del progresso scientifico italiano ed europeo, dove l’Innovation Day Lazio Life Science si afferma come l’ennesimo spettacolo pirotecnico per celebrare il biotech e il farmaceutico come se fossero i nuovi gladiatori dell’economia regionale.

Nel fasto dell’Auditorium Inail di Roma, un teatro di vanità e applausi, la Regione Lazio ha schierato sul palco grandi aziende, startup dall’innovazione “rivoluzionaria”, investitori pronti a versare fiumi di denaro e centri di ricerca che, ovviamente, parleranno solo dei successi e mai dei bocconi amari dell’insuccesso.

Ad aprire il carosello, la vice presidente e assessore allo Sviluppo Economico Roberta Angelilli, che, con la serafica sicurezza di chi annuncia miracoli, ha confermato che il Lazio non è solo un bel posticino storico, ma un “punto di riferimento” solido per startup, PMI, università e grandi imprese: una sinfonia perfetta che sforna valore economico, posti di lavoro qualificati e innovazione… almeno sulla carta.

L’esibizione di ottimismo si completa con un generoso investimento di oltre 110 milioni di euro in fondi europei, messi in campo per sostenere una crescita che promette più clientela globale e meno scetticismo locale. Naturalmente, la promozione internazionale è “una priorità strategica” – sentite cosa vuol dire strategia, cari mortali!

Un’altra stella del firmamento regionale è il presidente della Sezione Farmaceutica e Biomedicale di Unindustria, Massimo Scaccabarozzi, che non perde occasione per ricordarci che il Lazio possiede “tutte le carte in regola” per costruire una filiera dell’innovazione forte e competitiva, aperta al mondo, come se la concorrenza non fosse a un clic di distanza da qualsiasi cittadino del globo.

Il settore, spacciato come strategico per l’economia locale, si vanta di numeri da capogiro: 22.000 addetti, 10.000 ricercatori che si sputano sangue, oltre 450 imprese attive — roba da far impallidire chiunque tranne forse l’inossidabile burocrazia. Tutto questo, naturalmente, arricchito dalla presenza di 70 aziende biotech con quasi 3 miliardi di fatturato, un terzo del totale nazionale, 26 centri di ricerca e 8 università con dipartimenti di biomedicina.

Il settore ha avuto una crescita robusta, diciamo pure che il farmaceutico è aumentato del 25%, mentre il biomedicale si è limitato a un modesto +8%. Un Lazio come hub di innovazione e ricerca scientifica in Italia? Nulla di cui stupirsi, quando puoi vantarti di cifre così rassicuranti… almeno sulla carta.

Le parole di Scaccabarozzi, ovvero il saggio delle biotech

Da autentico keynote speaker, Scaccabarozzi ha declamato le grandi sfide e opportunità della filiera farmaceutica italiana e laziale. Ha persino avuto la magnanimità di introdurre e moderare i due panel in programma, un mestiere che richiede sovrumana pazienza.

Massimo Scaccabarozzi said:

“Nel settore farmaceutico e biomedicale, il Lazio si conferma la prima regione italiana per valore e la terza in Europa per export. Il nostro primato riflette la forza di un ecosistema fondato sulla solidità delle grandi imprese e sulla vitalità di PMI innovative e start-up. La vera ricchezza del territorio, infatti, risiede anche nella capacità di unire esperienza industriale e talento imprenditoriale: qui innovazione, ricerca e impresa si incontrano per generare crescita e valore. L‘Innovation Day Life Sciences è un esempio concreto della nostra strategia di collaborazione per un Lazio sempre più protagonista nel disegnare il futuro della salute e della competitività del Paese.”

In altre parole, tutto fila liscio nel migliore dei mondi possibili. L’ecosistema è “forte”, le grandi imprese non mancano, i giovani talenti son lì pronti a rivoluzionare tutto, e il futuro della salute e della competitività nazionale sarà disegnato proprio tra queste mura di gloria biotech.

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