C’è chi arriva con le manine innocenti dei figlioli in spalla, e chi sfodera il volto rigato da lacrime a fiumi, come se avesse fatto maratone di pianto. Fuori dall’ospedale Monaldi di Napoli, l’andirivieni è degno di una stazione ferroviaria: gente che vuole piangere in coro con mamma Patrizia e papà Antonio, i poveri genitori del piccolo Domenico.
Sul selciato, un tappeto di fiori, biglietti e peluche per nulla kitsch, se non fosse che fra i palloncini spicca un oneroso “Domenico, perdonaci” che fa capire tutto il pentimento, o forse l’ironia amara di chi dovrebbe prendersi la colpa ma se la nasconde. Un altarino nato spontaneamente, una specie di vergogna in pubblico, dopo che il piccolo Domenico ha prematuramente chiuso gli occhi a soli due anni e quattro mesi, vittima di una catena di errori nel trapianto di cuore, o dovremmo chiamarlo circo degli orrori medici? E la Procura della Repubblica di Napoli ovviamente si diverte a spalare la melma degli strumenti burocratici cercando di mettere ordine in questo pasticcio tragicomico.
L’INCHIESTA SUL TRAPIANTO FALLITO
Mentre fuori si pregava più per miracolo che per conforto, all’interno del Monaldi i carabinieri del Nas, guidati dal tenente colonnello Alessandro Cisternino, armeggiano con fascicoli e documenti rimasti scandalosamente incompleti. Sei indagati, tra medici e paramedici, per omicidio colposo. Insomma, nell’ospedale che doveva essere tempio della cura, è scoppiato un remake macabro di “Chi l’ha visto?”.
LA MADRE DI DOMENICO: “SCHIFO PER CHI MI GUARDAVA NEGLI OCCHI”
L’avvocato di Patrizia, mamma di Domenico, non ha alcun interesse a fare finta di nulla. Nel frattempo, denuncia una nuova insufficienza: dalla cartella clinica fornita dal Monaldi sarebbe addirittura sparito il diario di perfusione, quel documento che dovrebbe raccontare minuto per minuto come è andata la circolazione extracorporea, ovvero il preciso momento in cui al bambino è stato rimosso il suo cuore — prima di impiantargli uno danneggiato, ma va? Che sorpresa.
L’avvocato Francesco Petruzzi ha già in programma un salto in procura per “segnalare l’anomalia” e sollecitare l’acquisizione di questo benedetto documento, che sembra sparire come per magia ogni volta che serve. Qui la cronologia degli eventi si legge senza però poterla fissare nel tempo: un racconto senza orologio, come una soap opera senza sceneggiatura, e questo rende impossibile capire con precisione cosa sia accaduto in quei drammatici attimi.
IL CASO DEL CUORE CONGELATO E LA TRAGEDIA DI UN BIMBO DI NAPOLI
Il cuore che non avrebbe dovuto essere trapiantato, il gelo di un errore che diventa fatale, l’indagine che striscia tra omissioni, e infine la morte di Domenico, vittima di un sistema sanitario che promette miracoli ma fa naufragare vite innocenti. Sembra questa la sinossi amara di una vicenda che avrebbe bisogno di meno telenovela e più verità.
IL MONALDI E I SUOI PRECEDENTI DA TRIBUNALE D’ONORE
Ci sarebbe anche un precedente, giusto per non sentirsi troppo soli nel grottesco: una certa Pamela, morta dopo aver accumulato venti infezioni diverse dentro le corsie del Monaldi. Questo fa capire molto sull’ambiente sanitario e su come si intrecciano fatalmente incuria, errori e tragedie. Un posto dove la sanità si trasforma in una roulette russa, e i professionisti, a volte, in imbonitori che vendono illusioni di guarigione.
La storia di Domenico, tra cuori congelati e dossier mancanti, è il sintomo evidente di come il dramma umano si mescoli a un gigantesco pasticcio gestionale e investigativo. Più che stare a pregare sotto i palloncini blu con scritte di pentimento, sarebbe forse il caso di scoperchiare definitivamente il vaso di Pandora e vedere chi ha davvero la responsabilità di questa lunga catena di sterilità medica e morale.



