Berlino pianta un bosco? No, è solo Milano che, in un colpo di genio ambientale degno di un premio Nobel per l’ipocrisia verde, decide di allungare la famosa linea rossa della metropolitana M1 per i quartieri Baggio e Olmi. Naturalmente, per addolcire la pillola dei lavori che scaleranno la pazienza dei cittadini, si è pensato di gettare sul tavolo una “novità mai vista prima”: un’area verde con ben 550 esemplari tra alberi e arbusti tra via Parri e via Gozzoli. Un vero bosco urbano, insomma, come se 500 piante potessero davvero mascherare il caos e lo smog dei cantieri.
La presentazione dell’intervento agli immancabili intellettuali di Palazzo Marino è stata curata dall’assessore all’ambiente Elena Grandi, che con orgoglio ha illustrato come questa iniziativa accompagnerà gli abbattimenti necessari per far spazio all’infrastruttura. Insomma, serve eliminare alberi maturi per poi sentirsi meglio piantandone di nuovi e bassi. Il risultato? Un trapianto di 53 alberi già cresciuti su via Gozzoli, più un’aggiunta di 225 piante forestali e 250 arbusti che dovrebbero completare il “bosco” entro il 2026. Sì, come no: una foresta in miniatura promessa tra un paio d’anni con l’ironia di chi sa che il vero spettacolo sarà quello del cemento.
Per quanto riguarda i lavori, a partire da maggio cominceranno i fastidiosissimi scavi con diaframmi e paratie oltre la tangenziale, una festa per i residenti. Si aspetta però l’autunno 2027 per la mitica “talpa” (o TBM, per i tecnici) che scaverà il tunnel di questa nuova estensione da 3,3 chilometri interrati con tre nuove stazioni: Parri-Valsesia, Baggio e Olmi. Il tutto grazie a un investimento faraonico di 542 milioni di euro dal ministero dei trasporti, giustificato dalla necessità di servire un’ampia area con più di 60.000 residenti tra Milano e l’hinterland. Giusto, perché niente risolve il traffico come un buco nel terreno di qualche chilometro, vero?
Marco Granelli, assessore alle Opere pubbliche, si è dedicato alla parte più concreta, quella delle cifre e delle speranze da campagna elettorale: sul raggio di un chilometro e mezzo attorno alle stazioni la popolazione interessata sarà di circa 60.000 persone, che finalmente saranno “più vicine” al centro. Come dire: puoi fare il pendolare infelice ma almeno arrivi in centro in 21 minuti da Olmi. Che conforto.
L’assessora alla Mobilità, Arianna Censi, ha numeri ancora più stupefacenti e confortanti, che farebbero venire l’acquolina in bocca a qualunque politico: 7,5 milioni di passeggeri all’anno solo per le nuove fermate M1, con una riduzione – udite udite – di 14,8 milioni di chilometri traffico su gomma, di cui addirittura l’85% riguarderebbe le solo auto, come per magia trasformate in polvere nella metropolitana. Aggiunge che gli spostamenti annuali in metro aumenteranno di 3,5 milioni. Peccato che di solito non si dica quanta energia è usata per scavare, costruire e mantenere tutto questo, ma cinismo a parte, però, il progetto suona come un’operazione di marketing più che un atto concreto verso la mobilità sostenibile.
La solita sfilza di promesse ambientaliste
Da un lato, abbiamo gli abbattimenti di alberi esistenti, cosa che normalmente causerebbe proteste e titoli indignati, ma qui viene venduto come un “rinnovamento verde”. Dall’altro, la promessa di un bosco nuovo di zecca come soluzione defilata a qualunque critica sull’impatto ambientale e sociale dei cantieri. Geniale, no? Piantare qualche albero a compensazione di ciò che si distrugge fa sempre molto “sustainable”, mentre milioni di metropolitani ignorano, magari con gli auricolari, il rumore dei lavori intorno.
Nonostante l’aura di virtuosismo, dietro questa operazione si cela la consueta danza delle cifre, dei tempi impeccabilmente lunghi che garantiranno un’infinita serie di disagi, e – ciliegina sulla torta – un investimento che dimostra appieno quanto costa la nostra ossessione urbana per il trasporto sotterraneo anziché una pianificazione più intelligente e meno impattante. Tutto questo mentre le automobili continuano a invadere la città, pazienti vittime di un piano che vorrebbe far credere che basta scavare un buco in più per risolvere i veri problemi di mobilità e vivibilità.
Insomma, benvenuti nella Milano del futuro: più cemento, più polvere, ma con un bel boschetto di facciata tra via Parri e via Gozzoli per allietare le foto istituzionali e le dirette dai cantieri. Tutto per farci scordare, almeno un po’, che sotto la superficie di questo miracoloso prolungamento M1 si cela un altro capitolo dell’eterna commedia urbanistica.



