Lavoratori in trappola: le soluzioni miracolose che nessuno ti dice

Lavoratori in trappola: le soluzioni miracolose che nessuno ti dice
Milano che ospita la storica libreria omonima. Il costo? Circa 20 milioni di euro, anche se nessuno si è preso la briga di confermare la cifra perché, si sa, i dati ufficiali sono sopravvalutati.

La cosa più divertente è la conseguenza inevitabile di questo capolavoro immobiliare: il contratto di affitto scadrà il 30 aprile e non sarà rinnovato, lasciando la libreria a fare le valigie entro giugno. Niente panico, al massimo chiuderà la più antica libreria, che in fondo è poco più di un dettaglio trascurabile.

La liquidatrice, Laura Limido, ha avuto la brillante idea di specificare ai dirigenti che le uniche offerte concrete riguardano la casa editrice, mica la libreria. Qualche investitore distratto forse ci pensa a comprare tutto il blocco societario, ma prima vogliono dare un’occhiata ai bilanci – vuoi mettere? Nel frattempo, il destino dei 49 poveri dipendenti resta sospeso nel vuoto, e c’è chi si emoziona per una petizione online che ha raccolto ben più di 60mila firme. Una vera rivoluzione, nemmeno paragonabile alle spese di manutenzione di questo “gioiello” milanese.

Interventi da parte degli addetti ai lavori

Antonio Porro, CEO di Mondadori, con la pancetta ben saldo sulla poltrona, ci tiene a fare sapere che in passato hanno guardato alla casa editrice. Peccato però che, al momento, non ci sia nulla di concreto. Fantastico: un interesse tanto vago quanto inutile.

Di fronte a questo pantano, arriva la proposta geniale di Legacoop Lombardia: il cosiddetto workers buyout. Traduzione? Quei fortunatissimi 90 dipendenti fra casa editrice e libreria dovrebbero mettersi insieme, trasformarsi in cooperativa e riprendere l’attività con i fondi pubblici della “legge Marcora”. Una trovata così innovativa che fa quasi tenerezza, soprattutto quando il presidente di Legacoop, Attilio Dadda, ci tiene a dichiarare che la libreria è un patrimonio della città e che “serve qualcosa di non tradizionale” per salvarla. Se solo si fossero accorti prima, magari queste lezioni “non tradizionali” le avrebbero usate per evitare la situazione attuale.

Il Comune guarda, ma non troppo

Intanto, il Comune di Milano segue la vicenda con il consueto zelo istituzionale, valutando strumenti come il bando “Negozi e Botteghe di Quartiere” per appoggiare un ipotetico trasferimento o un ammodernamento. Il sogno di trovare un locale alternativo a canone calmierato, però, rimane una chimera: per ora la città sembra più interessata a osservare che a muovere un dito. In perfetta sintonia con tutta questa tragicommedia.

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