Nel frattempo, la città di Milano si interroga su cosa significhi vivere in un’epoca in cui un uomo con una pietra in mano può essere raggiunto da un colpo letale in men che non si dica, mentre la polizia si ritrova a giustificare il tutto con frasi fatte su “situazioni pericolose” e “necessità di difesa”.
In una mano stringeva una pietra, nell’altra l’immancabile telefonino, e sorprendentemente non una pistola. Abderrahim Mansouri, ventottenne protagonista di questa tragicomica scenetta di cronaca a Rogoredo, è stato freddato da un colpo sparato dall’arma d’ordinanza dell’assistente capo della polizia di Stato Carmelo Cinturrino, ora gentilmente fermato per “omicidio volontario”. Che sollievo scoprire che il nostro povero eroe non impugnasse alcuna arma: evidentemente una pietra e un cellulare sono considerati minacce di primo livello nel manuale del perfetto agente.
Non si sa bene quale fosse la strategia: forse segnalare l’emergenza con un tweet mentre si lancia una pedata? Forse un malinteso culturale sull’uso letale delle pietre? In ogni caso, l’esito è quello che è, e ora i riflettori sono puntati sull’uomo in divisa che ha estratto la pistola come fosse una bacchetta magica.
Il Capolavoro della Tempistica
La cronologia della tragedia è da film: Mansouri stava camminando tranquillo, bicchiere di vita in una mano e smartphone nell’altra—non proprio il ritratto del rapinatore armato. Però, sorpresa, è stato preso di mira e freddato dall’agente Cinturrino, che ora si ritrova con un bel “omicidio volontario” penzolante come un macigno sul collo. Qualcuno, evidentemente, ha deciso che bastasse una pietra, quella stessa che probabilmente ha scatenato la tempestosa reazione armata.
La domanda che rimane sospesa nell’aria? Perché puntare la pistola quando la minaccia si limita a una barra di pietra? Forse inventarsi un po’ troppo rapidamente la necessità dell’uso letale del proprio arsenale personale? Un enigma per Sherlock Holmes, o almeno per chi volesse leggere tra le righe senza gridare al complotto.
Un Poliziotto, Un Processo e Una Pietra
L’assistente capo Cinturrino ora non può più fare il duro da solo: la giustizia ha deciso di passare ai fatti, fermandolo e avviando un’indagine serrata per omicidio volontario. Un passo mesto verso la responsabilizzazione, che però arriva quando la polvere della tragedia forse è ormai troppo densa per essere spazzata via con un semplice “errore di valutazione”.
Nel frattempo, la città di Milano si interroga su cosa significhi vivere in un’epoca in cui un uomo con una pietra in mano può essere raggiunto da un colpo letale in men che non si dica, mentre la polizia si ritrova a giustificare il tutto con frasi fatte su “situazioni pericolose” e “necessità di difesa”.
Certo, sarebbe interessante scoprire se quella “pietra” fosse magicamente diventata una clava o se il telefonino è servito a involontariamente segnalare la sua stessa condanna a morte. La realtà, però, sembra essere semplice e spietata come sempre: troppo spesso, la mano armata della legge pesa con una discrezionalità degna di una commedia dell’assurdo.
Il Prezzo di un Equilibrio Precario
La vicenda di Abderrahim Mansouri illumina, con una luce accecante, l’equilibrio spiritosamente instabile tra sicurezza e brutalità nelle nostre città. Una pietra, una telefonata, e l’intervento armato che culmina in un omicidio—ma hey, va tutto bene se c’è la scusa della paura immediata. Dopotutto, qual è il vero pericolo: uno che parla al cellulare o un colpo di pistola sparato con tempestività, magari un po’ troppa?
Forse il prossimo passo sarà vietare i cellulari, o meglio, le pietre. O magari, più semplicemente, imparare a non sparare senza pensarci due volte, ma questo sarebbe decisamente troppo semplice per la complessità burocratica delle nostre forze dell’ordine.



