La Stampa decidesse di riposarsi per un po’: sito in ferie fino a domani mattina, update vietati

La Stampa decidesse di riposarsi per un po’: sito in ferie fino a domani mattina, update vietati

Che sorpresa! Oggi la redazione de La Stampa ha deciso di scioperare. E indovinate un po’? Non si tratta di un capriccio qualsiasi, ma di una richiesta – udite udite – di trasparenza. Eh già, pare proprio che dopo mesi di indizi vaghi e chiacchiere da bar sull’oscuro futuro del giornale, i coraggiosi giornalisti vogliano risposte ufficiali. Chiedono insomma che qualcuno smetta di alimentare questa bolgia di confusione e smetta di ballare attorno a un processo di vendita che ormai sembra più misterioso di un episodio di X-Files.

Da quelle parti, non si parla solo della “qualità” del lavoro o di dettagli insignificanti come la pluralità dell’informazione in Italia, ma si tocca il tema scottante che tutti amano ignorare: il benessere economico e professionale delle persone che ogni giorno mettono la faccia su queste pagine. Insomma, oltre al “chi sarà il nuovo padrone?”, sul piatto c’è pure “ma io che fine farò?”.

All’inizio, come in ogni grande tragedia commerciale, c’è stata la fase della “svendita al buio”: nessun’offerta in vista, silenzio tombale. Ma poi, oh miracolo, sono arrivati – indovinate? – degli interessati. Proprio così, perché a quanto pare il valore di La Stampa non è sparito, è solo che i detentori attuali – cioè Exor e il nostro caro amico John Elkann – hanno una voglia matta di liberarsene a tutti i costi, con la classe e la discrezione che contraddistinguono i grandi manovratori.

Nel frattempo, nel mezzo di una trattativa esclusiva – mica una fiera del paese, per carità – assistiamo a un valzer imbarazzante di indiscrezioni improbabili e, spesso, francamente svilenti. Sarà forse una nuova tecnica di marketing? Forse serviva solo un ottimo spettacolo per tenere vivo l’interesse? Sta di fatto che, cari signori della proprietà, un minimo di chiarezza non guasterebbe: cioè, confermate o smentite che alcuni imprenditori importanti stanno davvero puntando a mettere le mani sulla nostra testata?

E così, con una fervida ironia di fondo, la redazione ha deciso oggi di fermarsi – e non per una semplice pausa caffè – ma per esigere risposte certe e garanzie solide. Non quelle a cui siamo abituati, tipo “vedremo”, “si sta lavorando”, o il classico “non commentiamo”.

Le richieste? Nientepopodimeno che garanzie sul lavoro: livelli occupazionali da mantenere, stipendi da rispettare, contratti da non tradire, e un quadro fin troppo chiaro di quello che sarà ceduto. Perfino la semplice indicazione di una data per la fine della due diligence con il fantasioso gruppo Sae è diventata una priorità. Prima di tutto, però, vorrebbero sapere chi è questa famosa “cordata acquirente”, che fa sempre tanto impressione ma di cui nessuno ha ancora raccontato nulla di concreto.

Promesse mai mantenute e la speranza che muore ultima

Certo, si poteva pensare che la politica avrebbe fatto la sua parte. Invece? Silenzio. Nessun segnale di “attenzione” o “sostegno” verso la nostra testata. Ricordate quelle promesse – forse fatte per divertirsi a tenere banco – di supporto a livello territoriale e nazionale? Scomparsi, evapora come neve al sole. Basti pensare che ancora si attende la convocazione alle famigerate audizioni dei vertici del gruppo Gedi in Commissione Cultura alla Camera. Una piccola ironia, se vogliamo, sulla priorità che si dà a temi fondamentali come l’informazione.

E poi c’è la ciliegina sulla torta: qualche giorno fa il nostro amato Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha fatto visita alla redazione torinese per ricordare che “i giornali sono un pilastro della democrazia”. Quasi come se ce lo stesse chiedendo lui direttamente, con un sorriso malizioso che sa di scherno.

Ma, eh già, La Stampa non è solo un prodotto da scaffale qualsiasi. È un patrimonio pubblico, un presidio fondamentale del pluralismo e della libertà d’informazione, costruito mattoncino dopo mattoncino da oltre un secolo e mezzo. O almeno, così dovrebbe essere considerato da chi di dovere. Purtroppo, a forza di giocare a Monopoly con le testate, pare che anche questo concetto si stia perdendo, come una vecchia fotografia in bianco e nero dimenticata in un cassetto polveroso.

In conclusione, il Comitato di Redazione ci ricorda che non si tratta di una protesta banale, ma di un grido di allarme: non lasciate che La Stampa diventi l’ennesima vittima sacrificale del torbido mercato editoriale. Perché, al netto di tutta questa triste ironia, quello che sta davvero in gioco è il diritto a un’informazione libera e di qualità. Non male come concetto da difendere, vero?

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