Il Gruppo Gedi, che chissà come mai ha deciso di disfarsi di uno dei suoi gioielli di famiglia, ha appena firmato un contratto preliminare con il non meno misterioso Gruppo Sae per la cessione del quotidiano La Stampa. Perché accontentarsi di una semplice vendita quando si può consegnare l’intero pacchetto completo, no? Nel bell’affare infatti rientrano anche le testate collegate, le attività digitali – per non lasciare nulla al caso –, il centro stampa, la rete commerciale per la raccolta pubblicitaria locale e persino tutto il personale di staff che fa da supremo supporto alla redazione. Che generosità.
Ovviamente, i soliti dettagli burocratici e sindacali dovranno inchinarsi ai rituali del mercato: il perfezionamento dell’operazione è sparato in avanti entro il primo semestre del 2026, perché tanto il tempo è un optional nel mondo dell’informazione. L’acquisizione avverrà, udite udite, tramite un veicolo di nuova costituzione, controllato dal Gruppo Sae, ma con qualche investitore locale a scaldare i cuori del Nord Ovest. Classico escamotage per far sembrare tutto più “territoriale” e meno alieno, mentre sotto il tappeto si nascondono gli affari ben più concreti.
E cosa ci promettono, questi superuomini dell’editoria? La solita zuppa riscaldata: continuità storica della testata, indipendenza editoriale (leggasi: libertà di fare quello che conviene a chi comanda), e un profondo legame col territorio. Insomma, un progetto “sostenibile e di lungo termine” che farà felici tutti, tranne probabilmente chi credesse davvero a queste fanfaluche.
Vestito da salvatore, ma con la valigetta in mano
Il Gruppo Sae si presenta sul palco dell’editoria nazionale con l’esperienza di chi ha già i piedi ben piantati nei settori dell’informazione e dei servizi di comunicazione. Onore al merito, ma chissà se questa “solida base” servirà davvero a far crescere qualcosa di editoriale o se sarà solo un maniero di carta destinato a cambiare proprietario senza cambiare niente, se non gli interessi in gioco.
Nessuno può certo dimenticare che ogni volta che una testata passa di mano promette gloria, innovazione e un futuro radioso, salvo poi ripiegare su tagli, omissioni e tante belle parole alla moda. Perché si sa, niente è come sembra quando si parla di salvataggi dell’informazione: sotto la patina di continuità spesso si nasconde solo un gigantesco gioco di scacchi dove il pezzo più debole è sempre chi legge.
Ma non temete, amici del Nord Ovest, perché qualcuno ci tiene proprio a far credere che i legami locali manterranno intatto il DNA de La Stampa. Peccato che da anni quell’“indipendenza editoriale” sembri soltanto l’illusione perfetta di chi vuole rimanere al potere senza dare troppi fastidi.
Insomma, ecco un altro capitolo nella saga infinita di cessioni, “progetti sostenibili” e “nuovi veicoli societari” che sanno più di stratagemmi contabili che di vero amore per il giornalismo. Ma almeno qualcuno ha il coraggio di firmare dichiarazioni in cui promette che tutto sarà come prima? Bravi, continuiamo così.



