Il settore bancario europeo nel 2025 ha raggiunto vette che non si vedevano dai tempi in cui i cellulari erano grandi come mattoni, con un balzo del Stoxx 600 Banks Index che ha sfiorato il 60%. Un vero bagno di sangue, se intendiamo sangue di profitti: HSBC e UBS hanno battuto le aspettative sugli utili nel terzo trimestre, mentre per somebnza a sorpresa, nomi come Commerzbank e Société Générale hanno visto quotazioni più che raddoppiare in dodici mesi. Una favola moderna, insomma.
Benjamin Goy, capo della ricerca finanziaria europea al Deutsche Bank, non ha esitato a definire il 2025 un “anno stellare” per le banche europee, sottolineando che sono “ben capitalizzate” e addirittura in una terra promessa di “capitale in eccesso significativo”. Evidentemente, riempirsi di denaro non basta: il dilemma ora è, come usare tutto questo extrapatrimonio? Se la crescita organica migliora, la “profittabilità da capogiro” permette di fare molto di più.
Il ricorso ai riacquisti di azioni proprie e ai dividendi di capitale resta la scorciatoia più gettonata, sicura e senza intoppi. Ma il vero spettacolo comico sarà vedere se, nel 2026, le banche europee sceglieranno di tuffarsi nel mare tempestoso delle fusioni e acquisizioni. Un campo minato che promette diversificazione dei ricavi e crescita robusta, che “per quasi un decennio è mancata al settore,” secondo Goy. Insomma, la voglia di fare qualche mossa azzardata è tornata, grazie anche a una platea di investitori sempre più complice e una serie di acquisizioni che, incredibilmente, aumentano gli utili e sembrano far lievitare anche il valore azionario degli acquirenti.
Benjamin Goy ha dichiarato:
“C’è fiducia che ritorna tra i team dirigenziali. Gli investitori sono sempre più favorevoli e le operazioni annunciate sono tipicamente accretive agli utili, motivo per cui spesso il prezzo delle azioni degli acquirenti tende a salire. Ci aspettiamo che questa attività aumenti.”
Nell’intervista concessa a “Europe Early Edition” il 9 dicembre, ha indicato Italia e Regno Unito come i veri focolai della febbre da consolidamento. Qui infatti si preferiscono piccole operazioni domestiche “bolt-on”, quelle con minor rischio di esecuzione e maggiori sinergie immediate, insomma i fuochi d’artificio targati sicurezza e profitti garantiti. Tra i favoriti delle scelte strategiche di Deutsche Bank, spiccano Monte dei Paschi, Erste Group, Bank of Ireland e Barclays, tutti pronti a fiutare occasioni di questa natura.
Il mercato M&A brulica di contese per quelle cosiddette “fabbriche di prodotto”, come la gestione patrimoniale, la gestione degli asset e le assicurazioni. Ovviamente il tanto agognato mercato cross-border è ancora un campo minato, per via dei maggiori rischi nell’esecuzione, delle sinergie generalmente più scarse e una lente politica ingranditrice pronta a mettere il dito nella piaga, il che rende tutto molto complicato.
Commerzbank AG è l’ennesimo esempio di come l’anno sia stato un tappeto di successi, eppure il settore non ha intenzione di sedersi sugli allori.
Nel mentre, gli strateghi degli investimenti battono le mani a scena aperta in considerazione della robusta crescita di prestiti e depositi, elementi che a detta loro sosterranno ulteriormente la resilienza del settore nel 2026. Pare che i capitali globali si siano stufati di rincorrere l’olimpo tecnologico statunitense e abbiano riversato i loro risparmi in settori ciclici più redditizi, tra cui proprio le finanze europee, grazie a continui upgrade sugli utili e conseguenti rivalutazioni.
La Bancarotta del Consenso e la Nuova Favola delle Banche Europee
Sharon Bell, stratega azionaria senior di Goldman Sachs, ha descritto le banche europee come “un affare già sdoganato dal consenso”, il che tradotto significa che ormai è un gioco pubblico che tutti giocano. Tuttavia, con una curva dei rendimenti ripidamente pendente e un’ipotetica nuova crescita economica globale all’orizzonte, nel 2026 il settore bancario potrebbe ancora godere di un ambiente ‘favorevole.’
Bell ha aggiunto, con una punta di sarcasmo misto a pragmatismo:
“È pur sempre un settore scambiato a multipli di prezzo/utili a una sola cifra. Quando si parla di diversificazione per sfuggire a mercati costosi e iperconcentrati come quello statunitense, le banche europee rappresentano il diversificatore ideale.”
Benjamin Goy del Deutsche Bank sospira di sollievo nel constatare che l’aumento dei ricavi da interessi netti e commissioni sarà il propellente del settore nel 2026. Avverte inoltre che gli europei si stanno finalmente abituando a investire nei mercati dei capitali, un fattore “molto salutare” per la crescita delle commissioni, contrappeso indispensabile ai venti contrari di un contesto di tassi più bassi.
Illuminante la sua analisi:
“Il reddito da interessi netti rimane la principale fonte di ricavo per il settore. Le riduzioni dei tassi da parte di BCE e altre banche centrali nel 2025 hanno creato una lieve tempesta di vento contrario con un modesto calo dei ricavi da interessi netti. Ora, con la maggior parte delle banche centrali in pausa e i margini che si stabilizzano, la crescita dei volumi sta ritornando… Questo è il grande cambio di passo.”
In sintesi, il 2025 ha regalato alle banche europee una passeggiata trionfale degna degli anni ’90. Ma, come ogni grande epopea, la vera domanda è se il 2026 riuscirà a confermare la festa o, come spesso accade nel nostro amato continente, trasformerà questa “stella” in una meteora costellata di passi falsi, fusioni megalomani e scenari politici al solito ridicolo.



