La riserva d’acqua dolce della Groenlandia il tesoro ghiacciato che nessuno sapeva di avere finché l’acqua non è diventata la nuova moneta di sicurezza globale

La riserva d’acqua dolce della Groenlandia il tesoro ghiacciato che nessuno sapeva di avere finché l’acqua non è diventata la nuova moneta di sicurezza globale

L’acqua è una risorsa finita—e ormai anche una questione di sicurezza nazionale, ci dicono con aria grave gli esperti su CNBC. Secondo un rapporto rivoluzionario del 2023 sull’economia dell’acqua, la domanda mondiale dovrebbe superare l’offerta di un bel 40% entro il 2030, ma si sa, chi ha bisogno di numeri precisi quando possiamo goderci l’apocalisse idrica in diretta? Nel frattempo, il cambiamento climatico fa il suo sporco lavoro alterando i modelli meteorologici, trasformando regioni un tempo rigogliose in deserti secchi. La soluzione? Spostare più acqua possibile in giro, perché fermarsi a riflettere non è un’opzione.

L’acqua dolce è il protagonista silenzioso in tutto, dalla produzione industriale all’agricoltura, e la sua sete crescerà con l’aumento della popolazione e la nascita di nuovi data center per l’AI. Perché sappiamo tutti che un’intelligenza artificiale iperpotente non può sopravvivere senza un bicchiere d’acqua fresca ogni tanto. Nel frattempo, gli osservatori del mercato hanno acceso i riflettori sulle riserve di acqua dolce della Groenlandia, proclamandola l’ultima frontiera del tesoro liquido. E indovinate? Anche il territorio danese non è rimasto a guardare, riconoscendo l’enorme potenziale strategico e provando a spremere qualche profitto da questo “gioiello” naturale.

Il governo della Groenlandia ci informa con un’aria di serietà incredibile dal suo sito ufficiale:

“Il potenziale dell’acqua è molteplice: acqua pulita e dolce da bere, da destinare alla produzione alimentare, ma anche come rifornimento per industrie e aziende agricole, o come contributo alle forniture di massa. Le possibilità sono molteplici.”

Ovviamente, gli uffici ufficiali non si sono soffermati troppo a dettagliare come intendono trasportare fiumi e laghi attraverso mari e montagne, ma si sa, la Groenlandia ha le idee chiare.

Il mutevole flusso dell’acqua

Solo un misero 3% di tutta l’acqua del pianeta è dolce e utilizzabile per bere, e ancor meno è effettivamente accessibile senza chiamare i supereroi o trivellare come se non ci fosse un domani. Noah Ramos, analista esperto di innovazione in tecnologia idrica presso Alpine Macro, ci svela l’ovvietà devastante:

“Fino a oggi abbiamo trivellato sempre più profondamente, ma ora siamo arrivati al punto in cui gli acquiferi non riescono più a ricaricarsi. Ci vuole un tempo lunghissimo perché l’acqua in superficie filtri in profondità.”

Dimentichiamoci l’assurdo mito che si possa risolvere tutto scavando sempre più in basso. Non si può più contare su questo trucco da prestigiatore dell’acqua. Intanto, il nazionalismo delle risorse è diventato il gioco geopolitico per eccellenza, e indovinate? Anche l’acqua è precipitata in questo turbine strategico.

Ramos prosegue nella sua brillante analisi con un tocco di sarcasmo involontario:

“Le nazioni che, al momento, non considerano l’acqua una risorsa strategica forse sono quelle messe meglio a lungo termine, perché sono costrette a innovare.”

Già, perché invece di piangere sul latte versato, alcuni investono in paradossi tecnologici, come la desalinizzazione in Medio Oriente o il riciclo dell’acqua in Israele, che sembra una magia da alchimisti moderni.

Negli Stati Uniti, Sud America e Canada, un tempo regni di abbondanza, si cominciano però a fare i conti con livelli di stress idrico da far tremare i polsi. Fare gli indiani ricchi dell’acqua per troppo tempo ha portato a una situazione ingarbugliata, ma nessuno si preoccupa più di tanto.

La metà della popolazione mondiale fa i conti con la scarsità d’acqua almeno un mese all’anno; una bella gatta da pelare se pensiamo alla salute pubblica e alla sicurezza alimentare. La Cina, sapendo di avere qualche problema di distribuzione idrica, investe miliardi—ben 182 solo nel 2025!—nel suo ambizioso piano della National Water Network. Anche gli Stati Uniti si sono svegliati con la loro strategia idrica, mentre la Commissione Europea ha tirato fuori un piano di “resilienza dell’acqua”. Insomma, è tutto un fiorire di buone intenzioni e piani faraonici.

Tentativi di sfruttare il ‘capitale congelato’

La maggior parte dell’acqua dolce del mondo, però, è un po’ come quei conti in banca che non puoi toccare perché il saldo è “congelato”: si nasconde nei ghiacciai e nelle calotte polari, principalmente in Antartide e Groenlandia. Solo dalla calotta della Groenlandia si sciolgono fino a 300 miliardi di tonnellate di acqua ogni anno, una cifra che fa girare la testa, ma non fatevi illusioni, non è proprio così semplice metterci le mani sopra.

Nick Kraft, analista senior esperto in acqua, agricoltura e investimenti responsabili presso Eurasia Group, ha un brusco risveglio da darci:

“Le riserve di acqua dolce della Groenlandia, che rappresentano un enorme 10% di tutte quelle terrestri, sono più un ‘capitale congelato’ che una fonte liquida immediatamente disponibile.”

“L’acqua della Groenlandia è sicuramente un asset strategico e un’opportunità di nicchia per il business, ma non aspettatevi miracoli a breve termine per risolvere la crisi globale dell’acqua.”

Eppure, si sa, nel mondo della speculazione e delle startup non manca mai chi vuole guadagnarci a ogni costo. C’è stata una fanfara di progetti, come Arctic Water Bank, che voleva costruire una diga per raccogliere l’acqua di scioglimento e esportarla nel mondo intero. Peccato che di quella diga si siano perse le tracce, nemmeno un mattone posato.

Un altro tentativo più chic arriva da Inland Ice, che imbottiglia quest’acqua come se fosse un’acqua di sorgente iper-pura ed esclusiva, destinata ai palati più esigenti. Innovazione o moda del momento? Forse entrambe, ma il punto rimane: almeno per ora, il vero tesoro sembra più un miraggio che una risorsa concreta da sfruttare.

Ah, l’acqua: quella risorsa pesante più delle promesse politiche e più preziosa dell’aria condizionata a luglio. Secondo Kraft, ci sono attualmente cinque imprese con licenze ventennali attive per l’esportazione di questa preziosissima risorsa, tra cui la misteriosa Greenland Water Bank, presumibilmente legata al miliardario Ronald Lauder, erede della dinastia Estée Lauder. Le autorità, nel loro tempo libero, hanno preso in considerazione progetti tanto ambiziosi quanto improbabili, come la costruzione di dighe per esportare acqua. Ma, ahimè, la realtà è più… sobria: si è visto poco più di qualche esportazione boutique e raffinata, mentre grandi idee su scala industriale rimangono a mollo nei cassetti delle burocrazie.

Non è proprio una passeggiata esportare acqua, precisa Erik Swyngedouw, professore all’Università di Manchester esperto in risorse e governance. “Il costo è gigantesco,” ha detto con la delicatezza di chi ha visto fallire decine di progetti imbarazzanti. Trasportare l’acqua via mare? Tentativi falliti miseramente e affondati nella realtà dei fatti.

Trasportare acqua via terra – attraverso canali o ramificazioni di infrastrutture colossali – è la prassi, mentre il trasporto via mare si vede solo in emergenze disperate, tipo quelle a Barcellona nel 2008 e nel 2024 per siccità epiche. Guadagnare soldi con l’acqua? Missione quasi impossibile, nonostante due decenni di tentativi di privatizzazione che hanno prodotto più chiacchiere che bottiglie piene.

Se pensavate che i conflitti geopolitici sulle risorse idriche fossero roba da film, sappiate che Cina, con la più grande diga al mondo, ha suscitato lacrime di allarme da parte di India e Bangladesh. Ma a scatenare le vere tensioni sarebbero più spesso problemi interni legati alla diseguale distribuzione dell’acqua. Un esempio? La rivolta in Iran: colpa di una siccità decennale che rende la vita un disastro quotidiano, con città che vedono rubinetti asciutti e polvere nel posto dell’acqua.

Quando abbiamo chiesto se fosse interesse dei governi controllare le risorse idriche per evitare rivolte, il nostro professore ha puntualizzato: “Non tutti gli stati sono uguali.” In Iran, per esempio, lo stato ha deciso di trascurare completamente le infrastrutture per l’acqua, preferendo investire generosamente in armi e militari, la cui efficacia nell’ammorbidire la sete rimane un mistero.

Swyngedouw non ha perso occasione per sottolineare l’urgenza di considerare l’acqua come un servizio pubblico essenziale, non un bene da negoziare come se fosse un francobollo di lusso. In sintesi: “L’acqua è diventata un bene strategico, più vicina a un’infrastruttura critica che a una semplice merce” per via dell’instabilità climatica e dell’aumento della domanda. Un tema che continuerà a fare notizia, ma – ecco il colpo di scena – non ci si aspetta che qualcosa cambi davvero nel prossimo decennio.

Insomma, anche se quella fresca e cristallina acqua della Groenlandia non approderà presto alle nostre tavole o rubinetti su larga scala, il suo valore geopolitico rimane un dettaglio su cui vale la pena speculare in qualche salotto di lusso.

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