Ah, la demenza: un bel rompicapo che ormai ci hanno raccontato come l’inevitabile bagaglio dell’invecchiamento cerebrale, quel lento ed inevitabile spegnersi dei neuroni come lucine di un albero di Natale dopo le feste. E invece no, sorpresa! La scienza moderna – quella che non bada solo ai neuroni ma anche alle sventure del resto dell’organismo – ci fa capire che il nostro destino mentale dipende dalla salute complessiva del corpo. Che novità, vero?
Un’ampia indagine internazionale, pubblicata sulla rinomata rivista Nature Human Behaviour, ci presenta il magico scenario in cui un tempestivo intervento su una serie di malattie croniche – quelle che ormai decantiamo come amici di lunga data – potrebbe addirittura limitare il numero di dementi nel mondo. Pare infatti che il cervello non viva in una torre d’avorio, ma dialoghi assiduamente con l’organismo tramite complicatissimi meccanismi infiammatori, metabolici, immunitari e vascolari. Quando questi equilibri fanno cilecca, la povera mente ci rimette.
Lo studio: 16 malattie che fanno il pieno di rischio demenza
Un team di ricercatori cinesi ha spulciato più di 200 studi scientifici, facendo una lista infinita di malattie (ben 26) per capire quali avessero maggior fama nel far scattare l’allarme demenza. Indovinate un po’? 16 di queste fanno effettivamente salire il prezzo del biglietto per il club della demenza. Perché? Secondo gli autori, queste 16 condizioni sono implicate in quasi 18,8 milioni di casi di demenza nel mondo, mica bruscolini.
Eccovi la lista completa di questo paradiso di rischi: malattie gengivali (ma certo, perché non partire dalla bocca?), malattie epatiche croniche, il famigerato diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari (quelle di cui tanto ci parlano ma che non cambiano mai), osteoartrite, artrite reumatoide più altre belle forme di artrite, malattie infiammatorie intestinali, broncopneumopatia cronica ostruttiva (cioè la BPCO per chi vuole sembrare intellettuale), altre malattie polmonari croniche assortite, perdita dell’udito, perdita della vista, insufficienza renale cronica, ipertensione arteriosa, scompensi nel metabolismo dei lipidi, malattie metaboliche croniche e disturbi infiammatori sistemici. Una festa degli orrori, insomma.
I ricercatori, in un raro acceso di sincerità scientifica, puntualizzano che non è stato dimostrato un nesso di causa-effetto diretto, quindi forse le malattie non vanno a nozze con la demenza, ma quasi. Insomma, è il cumulo di disgrazie croniche nel corso della vita che fa traballare il nostro cervello, quell’“effetto valanga” che rende tutto più complicato e meno sottovalutabile.
La sorprendente importanza della salute orale
Tra tutte queste meraviglie, la parodontite – noto male delle gengive – recita un ruolo da protagonista. Colpisce più della metà degli adulti nei paesi occidentali e, guarda un po’, fino al 90% degli over 50 mostra segni di questo flagello o almeno qualche fattore di rischio. Sì, è proprio quella fastidiosa infiammazione che apre le porte in modo gradevole a batteri e mediatori infiammatori nel circolo sanguigno, con possibili effetti devastanti anche per il cervello. Chi l’avrebbe mai detto che prendersi cura dei denti potesse rivelarsi una sorta di strategia anti-demenza? Un intreccio perverso dove la bocca non è solo accessorio estetico ma una porta d’ingresso per diabete e malattie cardiovascolari, alleate ufficiali del declino cognitivo.
Ovviamente gli esperti ci consigliano di promuovere al massimo programmi di educazione alla salute orale, controlli dentistici frequenti e interventi mirati per categorie privilegiate come anziani, diabetici e fumatori, perché se non ti curi i denti, la tua memoria può prenderla male.
Fegato, alcol e diabete: quando la prevenzione non è più un’opzione
Passiamo a un altro attore fondamentale: il fegato. Le malattie epatiche croniche, specialmente quelle causate dall’epatite B o dall’abuso di alcol, sono state associate a un inquietante aumento del rischio di demenza. Il fegato, quel povero organo sempre sovraccaricato di lavoro nel filtrare tossine e regolare il metabolismo, se si ingolfa, il corpo tutto ne risente anch’esso. Ovviamente, tra i tormentoni globali spicca il diabete di tipo 2, la vera star della crescita patologica mondiale. L’iperglicemia cronica e l’insulino-resistenza vanno a braccetto con danni vascolari e un infiammatorio cronico che fa scivolare il cervello verso l’abisso.
Non dimentichiamo che politiche sanitarie più mirate ed efficaci per prevenire e gestire il diabete potrebbero, nel lungo termine, alleggerire la montagna dei casi di demenza. Fantascienza? Forse. Ma anche questa sarebbe una bella novità rispetto al solito scaricabarile sull’invecchiamento inevitabile.



