La Norvegia si arricchisce sulla pelle dell’Europa: il gas che salva Oslo e dissangua i cittadini

La Norvegia si arricchisce sulla pelle dell’Europa: il gas che salva Oslo e dissangua i cittadini

Quando c’è una crisi, c’è sempre qualcuno che ride. E se la guerra in Ucraina ha messo in ginocchio l’Europa con prezzi dell’energia fuori controllo, la Norvegia ha riso fino alla banca. Il Paese scandinavo, con la sua impeccabile faccia di bronzo, ha sostituito la Russia come principale fornitore di gas dell’Unione Europea, moltiplicando le sue esportazioni e, soprattutto, i suoi profitti da capogiro.

Il grande colpo norvegese: gas a peso d’oro

Mentre le famiglie europee si dibattevano tra bollette impazzite e governi incapaci di trovare soluzioni, Oslo ha incassato cifre folli. Nel 2022, il valore delle esportazioni di gas norvegese ha toccato 60,1 miliardi di euro nei primi sette mesi, con un aumento del 303% rispetto al 2021. E il bello? Il volume esportato è salito di un misero 5,7%. Insomma, la Norvegia non ha davvero aumentato la produzione, ma si è limitata a vendere lo stesso gas a prezzi da rapina.

Anche nel 2023, quando le forniture sono leggermente calate, i profitti sono rimasti altissimi. Il motivo? I prezzi del gas, pur scesi rispetto al picco del 2022, sono rimasti molto più alti di quelli pre-crisi. Risultato: tra il 2021 e il 2024, i ricavi delle esportazioni di metano norvegese sono quintuplicati, passando da 15,9 miliardi di euro annui a 74,3 miliardi di euro.

Price cap: la farsa europea e la speculazione che continua

Di fronte a questa situazione, l’Unione Europea ha provato a metterci una pezza con un price cap per frenare la speculazione. Il piano era semplice: se il prezzo del gas avesse superato i 180 euro/MWh per tre giorni consecutivi, il tetto sarebbe scattato. Peccato che il meccanismo non sia mai entrato in funzione, diventando il solito giocattolo burocratico inutile. Scaduto a gennaio 2025, l’assenza di un tetto sui prezzi ha subito riacceso i timori: in Italia, ad esempio, le bollette del gas sono già aumentate del 2,5% a inizio anno.

Intanto, a Bruxelles si continua a discutere alternative inefficaci: si parla di disaccoppiare il prezzo del gas da quello dell’elettricità, ma con la velocità tipica delle istituzioni europee, probabilmente vedremo un provvedimento concreto quando le bollette avranno già dissanguato le famiglie.

Il paradosso norvegese: miliardi in tasca e aiuti all’Ucraina per salvarsi la faccia

Dopo aver incassato una montagna di soldi grazie alla guerra, Oslo si è trovata sotto accusa. Gli altri Paesi l’hanno guardata storto: come si fa a guadagnare cifre assurde grazie a un conflitto e poi presentarsi come una nazione “neutrale” e pacifica? La risposta norvegese? Tirare fuori un assegno.

Sotto pressione internazionale, il governo di Jonas Gahr Støre ha annunciato nel 2024 un pacchetto di aiuti da 500 milioni di euro all’Ucraina, con la metà destinata all’assistenza militare. Un’elemosina ben studiata, considerando che solo negli ultimi due anni la Norvegia ha guadagnato quasi 150 miliardi di euro dal gas venduto agli europei. Un bell’affare: mentre gli altri spendono miliardi in aiuti, Oslo incassa e poi gira una briciola per salvare l’immagine.

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