Il Comitato di Redazione de La Stampa non perde occasione per dimostrare tutta la sua solidarietà – tanto per cambiare – ai colleghi di Repubblica, travolti da una crisi tanto profonda quanto interminabile. Certo, non si può proprio tollerare un po’ di ossigeno per chi lavora nel gruppo Gedi, soprattutto quando la proprietà, cioè la ben nota Exor, continua a giocare a fare i fantasmi rispondendo con un silenzio degno di una mummia per le richieste sindacali.
Ma per fortuna, questo comportamento “grave” ed “inaccettabile” ha il merito di alimentare una meravigliosa miscela di rabbia e determinazione tra i lavoratori, che non si fanno certo spaventare da questo teatrino. Non c’è infatti alcuna garanzia per il mantenimento dei posti di lavoro, né per l’autonomia o l’indipendenza editoriale, quei valori sacri che – si suppone – dovrebbero stare più al sicuro di un account blindato su Instagram, e invece vengono triturati da mesi di incertezze sulle teste di oltre 1.300 persone e delle loro famiglie.
Naturalmente, tutto questo dramma non si limita a colpire le redazioni, no! No, no, no. L’intero sistema dell’informazione italiana ne esce ridotto come un puzzle sparso per terra, con ferite profonde nel pluralismo e nella libertà di stampa, quei pilastri democratici di cui tutti parlano al bar ma che evidentemente fanno comodo solo quando ci si deve vantare.
Il Comitato di Redazione de La Stampa dunque chiede – con un coraggio da applausi – un’assunzione di responsabilità che sembra essere rimasta persa nel dimenticatoio della proprietà, e soprattutto un po’ di rispetto verso chi garantisce, giorno dopo giorno, con il proprio lavoro, la credibilità, la qualità e la dignità di testate storiche del panorama editoriale italiano.
Un elogio ipocrita? Forse. Ma intanto, i redattori di La Stampa ribadiscono di essere al fianco dei colleghi di Repubblica nelle redazioni e nelle battaglie, perché – ovviamente – la loro lotta è anche la loro. O meglio, è quella che si deve fare, se vogliono sopravvivere in una giungla editoriale dove l’unico obiettivo sembra essere il silenzio tombale sulle questioni più scottanti.



