La guerra in Ucraina secondo la Russia: una perfetta scusa per dire addio ai figli

La guerra in Ucraina secondo la Russia: una perfetta scusa per dire addio ai figli
Russia e Ucraina stanno già lasciando il segno sulle demografie dei due paesi, con un effetto magicamente prevedibile: le donne non hanno voglia — o semplicemente non possono — mettere al mondo nuovi eredi. E chi avrebbe mai potuto immaginarlo? Le conseguenze di questo diffuso rifiuto a procreare (o di questo impedimento forzato) non si vedranno subito, ma provocano un effetto domino micidiale per le economie e le società nel lungo periodo.

Da quando Russia ha deciso di invadere a tutto spiano l’Ucraina il 24 febbraio 2022, il tasso di fertilità ucraino — ovvero il numero medio di figli per donna — è sprofondata in un abisso, peggiorata dalla guerra, dalla perdita di partner, dalla frammentazione familiare e da una fuga di massa che manco ai saldi più sfrenati.

Se nel 2021 la fertilità ucraina era già modesta, con un 1,22 figli per donna, si prevede che nel 2025 scenderà a un misero 1,00, secondo le statistiche delle Nazioni Unite. Se volete qualcosa di più straziante, la primissima dama ucraina, Olena Zelenska, ha annunciato a dicembre che il tasso sarebbe addirittura calato a 0,8-0,9, una soglia che definisce «critica», merito soprattutto della guerra e del clima d’insicurezza che imperversa nel paese.

Per chi non lo sapesse, affinché una società si rigeneri da una generazione all’altra senza buttarsi a capofitto nell’immigrazione, serve un tasso di fertilità di almeno 2,1 figli per donna. Un miraggio in queste lande deturpate dal conflitto.

Il Russia le cose non vanno certo meglio, vista la tendenza al ribasso che dura ormai da tempo e che la guerra non ha fatto che aggravare. Nel 2021, la fertilità russa era attestata a 1,51 figli per donna, per poi scendere a 1,37 nel 2025, pur mostrando qualche minima fluttuazione. Per la cronaca, era a 1,4 solo l’anno prima.

Un trend mondiale, ma bellicamente esacerbato

Ah, non piangete solo per Ucraina e Russia, perché il declino della fertilità è un tormentone in diversi paesi europei e asiatici, dovuto a qualsiasi pretesto possibile: carriere ambiziose, stili di vita autoinflitti, restrizioni economiche, il solito copione. Ma è evidente che quattro anni di bombe, esodi e incertezza hanno fatto pendere la bilancia verso il “no, grazie” soprattutto in Ucraina, mentre le donne russe sembrano abbastanza brave a ignorare gli accorati appelli del Cremlino e di Vladimir Putin a moltiplicare la prole.

Una riduzione drastica delle nascite si traduce in un bel problema: meno gente che entra nel mondo del lavoro, meno produttività, meno crescita economica, e ovviamente meno tasse per pagare pensioni e sanità, che si ritrovano a dover reggere il peso di una popolazione sempre più vecchia e dipendente. La classica tempesta perfetta, insomma.

La tendenza negativa era già in atto prima della guerra, complice l’invasione russa della Crimea nel 2014 e il sostegno ai separatisti filo-russi nell’est ucraino, che avevano già fatto venir voglia a molti di mettere al mondo figli «magari in un altro posto». Lo conferma Iryna Ippolitova, ricercatrice senior del Centre for Economic Strategy di Kiev, che spiega come il conflitto aperto nel 2022 abbia solo fatto peggiorare la situazione.

Iryna Ippolitova ha detto:

«Ovviamente, nel 2022 la situazione è peggiorata a causa di questa enorme migrazione, perché la maggior parte di chi ha lasciato l’Ucraina sono persone in età lavorativa, economicamente attive. Molte donne che teoricamente avrebbero potuto avere figli se ne sono andate e per quelle rimaste, guerra e incertezza hanno significato essere impreparate a partorire in Ucraina; il numero dei nati continua a calare.»

E anche se, ipoteticamente, qualcheduno riuscisse a imbastire negoziati di pace di successo, il fenomeno migratorio potrebbe comunque continuare, oltre al fatto che chi resta rimarrà terrorizzato all’idea di una nuova invasione. Per questo, Ippolitova insiste sulla necessità di garanzie di sicurezza concrete nelle trattative di pace, dimostrando che la fertilità è davvero una questione geopolitica.

Maternità: un lusso che la guerra si porta via

Insomma, mentre ci si lamenta delle «minacce demografiche» nel resto del mondo sviluppato, qui abbiamo fatto la prodezza di un combinato disposto dove la guerra, il terrore e la fuga di massa a tappeto affossano il futuro di due popoli che già si trascinavano nel baratro. Complimenti vivissimi ai protagonisti.