La delegazione del Parlamento si butta a capofitto nelle chiacchiere della COP30 sul clima

La delegazione del Parlamento si butta a capofitto nelle chiacchiere della COP30 sul clima

Una delegazione ufficiale guidata dalla presidente Lídia Pereira (partito Popolare Europeo, Portogallo) e dal vicepresidente Mohammed Chahim (Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici, Paesi Bassi) sarà a Belém, Brasile, dal 17 al 21 novembre per partecipare alla conferenza ONU COP30 sul cambiamento climatico. Perché nulla dice “salvare il pianeta” come un viaggio intercontinentale in aereo, giusto?

Il Parlamento Europeo ha già compilato la sua lunga lista di richieste da presentare ai soliti appuntamenti globali del clima, anticipando i negoziati del 23 ottobre 2025. Alla conferenza, i deputati incontreranno ministri, parlamentari, attivisti, boss delle organizzazioni climatiche internazionali e altri illustri commensali dell’ipocrisia globale.

Una conferenza stampa congiunta, tenuta dalla presidente della delegazione Lídia Pereira e dal Commissario europeo per l’Azione Climativa Wopke Hoekstra, è prevista per mercoledì 19 novembre alle 10:30 BRT (14:30 CET), nella sala stampa 1 della zona blu. Potrete seguire live in diretta il solito patetico spettacolo diplomatico.

Il Parlamento Europeo farà il grande sforzo di co-organizzare due eventi collaterali presso il Padiglione finlandese alla COP30. Martedì 18 novembre, alle 15:00 BST, i nostri europarlamentari discuteranno con la ministra finlandese per il Clima, l’Ambiente e l’Energia Sari Multala su “La politica climatica UE oltre il 2030”, ovvero il delicato tema di come procrastinare ancora un po’ sotto parvenza di impegno. Il giorno successivo, alle 17:00 BST, il Parlamento e il Comitato Economico e Sociale Europeo tenteranno di farci credere che, a dieci anni dall’Accordo di Parigi, aumentare l’ambizione collettiva sia davvero la chiave per una crescita sostenibile e una transizione giusta… come se non fosse già il mantra di ogni conferenza dimenticata il giorno dopo.

Le dichiarazioni di facciata

Lídia Pereira, presidente della delegazione, ha profetizzato:

“COP30 non è solo un altro summit sul clima; è il momento della verità per tutti noi. L’Europa deve scegliere il futuro che vuole costruire, guidando con ambizione, responsabilità e coraggio. Prendersi cura dell’ambiente significa ridefinire il nostro scopo comune e dimostrare che crescita e decarbonizzazione possono andare d’accordo. Con misure pratiche possiamo rafforzare la leadership globale europea e chiedere un’azione climatica equa ed efficace, dall’adozione dell’obiettivo 2035 all’eliminazione graduale dei combustibili fossili. COP30 metterà alla prova la nostra determinazione, e l’Europa deve rispondere presente.”

Dal canto suo, il vicepresidente Mohammed Chahim si è lanciato in un discorso a base di buone intenzioni (e nessun piano concreto):

“COP30 a Belém, a dieci anni dall’Accordo di Parigi, richiede azioni reali, non solo parole. Prima di tutto, dobbiamo finalizzare un obiettivo collettivo quantificato ambizioso per il finanziamento climatico, integrando il principio che il responsabile dell’inquinamento deve pagare attraverso l’espansione di mercati internazionali del carbonio robusti. Secondo, dobbiamo attuare pienamente il risultato globale sull’adattamento, risolvendo finalmente la sfida critica di rendere la resilienza misurabile e responsabile. Terzo, accordi chiari e vincolanti nel tempo sulla graduale eliminazione di tutti i combustibili fossili sono non negoziabili per l’obiettivo di 1,5°C. Infine, onorare il nostro ospite, il Brasile, significa dare priorità alla natura: dobbiamo accelerare gli sforzi per fermare la deforestazione e integrare pienamente le soluzioni basate sulla natura come strategie climatiche essenziali. Consegnare tutte queste richieste interconnesse è l’unica via per un futuro sicuro ed equo.”

Un contesto di formalità, promesse e poca sostanza

La trentesima conferenza ONU sul clima (COP30) si svolge dal 10 al 21 novembre 2025 a Belém, Brasile. Il gran tema di quest’anno è stabilire i passi necessari per limitare l’aumento della temperatura globale a 1,5°C, presentare nuovi piani nazionali (i cosiddetti “contributi determinati a livello nazionale” o NDC) e dare qualche soluzione tangibile ai miliardi promessi – ma mai effettivamente visti – sui finanziamenti climatici dal vertice precedente COP29.

In fondo, questa bella kermesse serve soprattutto a mostrarsi d’accordo sulle grandi parole, mentre sotto sotto si continuano a piantare trivelle e a finanziare energie da cui nessuno vuole davvero staccarsi. Ma, ehi, almeno possiamo twittare #COP30 con convinzione!

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