Benvenuti nella gara mondiale per le risorse artiche, dove il ghiaccio che si scioglie non è solo un problema ambientale, ma una scusa d’oro per scatenare una corsa sfrenata al bottino. Nel tentativo di scippare a Cina il monopolio su minerali preziosi, le nazioni di mezza terra si riversano verso il polo nord quasi disabitato, con gli occhi ghiacciati puntati su materie prime e rotte commerciali in fase di scongelamento. Niente di troppo originale, se non fosse che Donald Trump ha dichiarato senza vergogna che possedere la grande isola di Groenlandia è una “necessità assoluta” per la sicurezza economica e nazionale degli USA. Come dire: “Te la compro e tu pensi a pagare l’iceberg”.
Nel frattempo, il solito Canada, con la sua proverbiale calma paciosa, accelera investimenti artici, pronta a cogliere ogni risorsa disponibile mentre i rapporti diplomatici con gli Stati Uniti diventano la versione nordamericana di un matrimonio in crisi. Ma la palma del maggiore concentrazione sul Grande Nord spetta a Russia, che vanta chilometri di costa artica e una strategia militare-industriale degna dei migliori film di spionaggio. Lo stesso Vladimir Putin ha presenziato con orgoglio al varo di un nuovo rompighiaccio nucleare, perché non c’è nulla che dica “dominare il pianeta” come un contributo monumentale alla distruzione del ghiaccio polare.
Marc Lanteigne, docente all’Università Artica della Norvegia, ha spiegato candidamente a CNBC che l’artico non è solo petrolio e gas, ma “un calderone di materie prime strategiche, terre rare, oro, uranio e perfino gemme.” Peccato che fino a poco fa scavare qui fosse ritenuto un’impresa folle. Ora, grazie al riscaldamento globale e a qualche rotta marina più aperta nei mesi estivi, la Groenlandia si trova sotto i riflettori come alternativa spaziale per tagliare le gambe a Cina.
Tra i tanti cambiamenti che il riscaldamento globale ha portato, l’autorevole studio dell’Università di Leeds ha mostrato come i ghiacciai della Groenlandia lascino il posto a paludi, cespugli e rocce nude. Insomma, il coperchio di ghiaccio che per millenni ha nascosto le risorse artiche sta lentamente andando al mare, e le compagnie minerarie non potrebbero essere più felici di questa « tragedia » ambientale.
Tony Sage, CEO di Critical Metals (che sta sviluppando uno dei maggiori giacimenti di terre rare nel sud della Groenlandia), ha notato con evidente soddisfazione un picco di interesse da parte degli investitori, specialmente da quando lo stesso Trump ha rilanciato l’ipotesi di mettere le mani sull’isola.
Sage ricorda che già tra il 2018 e il 2019 l’allora presidente USA intonava inni entusiastici sul valore strategico delle terre rare groenlandesi, quasi che si stesse preparando alla sua personale caccia al tesoro a cielo aperto.
Percezione e realtà, ovvero la commedia del progresso minerario
Non finisce qui la nostra saga artica. Oltre a Critical Metals, anche la compagnia Amaroq si sta dando da fare per sfruttare risorse preziose della Groenlandia. Eldur Olafsson, CEO di Amaroq, ha sventolato con orgoglio la recente scoperta di terre rare di alta qualità nel sud dell’isola, segno di un’ardita espansione oltre oro e minerali “strategici”.
Appena una settimana dopo questo “grande annuncio”, la stessa Amaroq ha confermato la presenza su scala commerciale di germanio e gallio nel suo centro operativo a ovest della Groenlandia. Secondo Olafsson, questa scoperta è addirittura più significativa per la strategia globale di quanto la gente si immagini.
Che dire? Nell’euforia della nuova “corsa all’oro” polare, tra potenze che si contendono un mondo che si scioglie letteralmente sotto i piedi, i ghiacci cominciano a trasformarsi da minaccia climatica a semplici ostacoli da navigare con i super rompighiaccio, mentre sullo sfondo si consuma la pietosa farsa delle nazioni che vogliono fare gli spiritosi conquistando il “nuovo Eldorado” artico.
In questa danza grottesca, dove la tutela del pianeta passa in secondo piano rispetto ai giochi di potere e denaro, la Groenlandia sta lentamente diventando la pedina di un gioco geopolitico che mescola ambizioni, interessi e incredibile ipocrisia. Chi ha detto che il riscaldamento globale non può essere redditizio?
Germanio e gallio, quei piccoli tesori nascosti all’interno di ogni veicolo elettrico, chip e perfino equipaggiamento militare, rivelano quanto il mondo sia diventato dipendente da questi metalli poco conosciuti ma declamati. E chi è il protagonista di questo gioco sottile? Naturalmente la Cina, la grande regina dei produttori globali, che nel 2023 ha deciso di lanciare le sue giuste “carezze” esportando controlli iniziali, per poi passare a un elegante divieto totale verso gli Stati Uniti alla fine dello scorso anno, una risposta perfettamente bilanciata alle restrizioni di Washington sul suo settore dei chip.
Come un prestigiatore che ama cambiare le magie nel bel mezzo del numero, Pechino ha poi sospeso il divieto su gallio e germanio verso gli USA, ma lasciando quei metalli lì, intoccabili e trattati con la stessa delicatezza riservata a un elefante in una cristalleria. Che dire, una strategia di esportazione “flessibile” e tutt’altro che lineare.
Olaf Olafsson ha sfoderato il suo miglior sorriso di circostanza affermando:
“Questo è un minerale di cui gli USA e l’Unione Europea hanno bisogno proprio ora. Le terre rare vengono lavorate da Lynas e MP Materials. È qualcosa a cui puoi accedere, non direi con facilità, ma ci si può arrivare… Germanio e gallio, se non li hai, allora il problema è gigantesco.”
Nel frattempo, hanno trovato una soluzione a breve termine: scavare nel vecchio e caro zinco, piombo, argento, senza dimenticare germanio e gallio, mentre si coltiva il sogno di esportare anche quei brillanti minerali rari. Nel frattempo, l’obiettivo è tirare su liquidità con oro e altri metalli strategici, perché, si sa, il mercato delle terre rare è ancora quel piccolo mondo di nicchia dove tutti sognano ma pochi fanno i conti.
Poi c’è chi ama paragonare la corsa all’Artico a una febbre dell’oro moderna. Lanteigne ci mette un bel po’ di realismo da manuale: “Perché la percezione e la realtà… tendono a scontrarsi.” Tradotto: i sogni di miniere pronte all’azione in Groenlandia devono fare i conti con la dura realtà che, per partire, ti serve portarti dietro tutto e di più. E non dimentichiamo il clima che più gelido e difficoltoso non si potrebbe e la remota geografia che non fa sconti a nessuno. Insomma, sarà un bel po’ di anni – diciamo tra 15 e 20, non meno – prima che qualcuno possa cominciare a fare sul serio senza mangiarsi le unghie nei momenti di crisi.
Il Nord della Svezia non è da meno
Non è solo la Groenlandia ad attirare gli avidi scavatori di materia prima artica. Anche le distese ghiacciate del nord della Svezia non vogliono mancare alla festa. Il colosso minerario statale LKAB si sta dando un gran da fare per tirare fuori una delle più grandi concentrazioni di terre rare conosciute d’Europa. La scoperta del giacimento Per Geijer, annunciata nel 2023, è praticamente a due passi dalla gigantesca miniera di ferro nel cuore artico di Kiruna.
L’immagine della pioggia che bagna la miniera di ferro di LKAB è quasi un metaforico lamento dell’intraprendenza umana contro il clima spietato del nord. Niklas Johansson, vicepresidente senior per gli affari pubblici e relazioni esterne di LKAB, ci tiene a ricordare che il gioco non è ancora fatto:
“Abbiamo già la materia prima tutta pronta sul terreno. Grazie al ferro, questo è stato coperto. Ma non è detto che il progetto sia un affare sicuro. Per noi sembra esserlo adesso, ma non è certo una decisione da prendere a occhi chiusi.”
.E aggiunge con quell’immancabile pizzico di realismo-crudo soggettivo:
“Se questa è la situazione per noi, che abbiamo infrastrutture all’avanguardia e tutto già pronto, immaginate un po’ come starà messo il resto d’Europa.”
Ecco allora servito il ritratto di un’Europa che rincorre un futuro tanto ambizioso quanto pieno di insidie, ignara di quanto sarà lunga la marcia e di come le risorse rare, dalla Cina ai poli del nord, siano la nuova arena del gioco geopolitico e industriale. Nel frattempo, qualcuno continua a sognare l’oro delle terre rare, mentre altri devono pensare a come tenere in piedi la baracca contro clima, distanza e… buona sorte.



