John Elkann beccato dal gip niente scuse sulla messa alla prova dell’eredità Agnelli

John Elkann beccato dal gip niente scuse sulla messa alla prova dell’eredità Agnelli

Ritorniamo indietro nel tempo, perché l’inchiesta della procura di Torino sull’eredità di Marella Caracciolo sembra una soap opera senza fine. Il giudice per le indagini preliminari Giovanna Di Maria ha avuto il coraggio di respingere l’istanza di messa alla prova presentata dai legali di John Elkann. Sì, proprio lui, l’amministratore delegato della holding Exor e nipote dell’illustre Avvocato Agnelli. Ora gli atti tornano volentieri ai pm, che dovranno scervellarsi su una nuova chiusura delle indagini per questa posizione così complicata da districare.

Incredibilmente, gli avvocati di Elkann, Paolo Siniscalchi e Federico Cecconi, hanno scelto la strada della nonchalance diplomatica: “Per noi non cambia niente”, hanno dichiarato, come se avessero appena fatto un picnic invece che attraversare un tribunale nel pieno di una battaglia legale. Con tanto di aria quasi annoiata, hanno confessato di aver ormai perso interesse per quell’istanza, parlando di “frammentazione del quadro processuale”. Tradotto: il puzzle non quadra, quindi tanto vale lasciar correre.

Ma attenzione, perché se i pm si ostinassero a proseguire, Elkann e la sua squadra hanno già pronto l’argomento di difesa: “Dimostreremo che non ha fatto nulla”. Un classico che stona un po’ con la mole di dubbi e insinuazioni riversati nei mesi scorsi su questa vicenda. Nel frattempo, alla domanda su una possibile prescrizione dei fatti contestati, gli avvocati non si sono persi in calcoli da scommettitori, ma hanno risposto con la solita formula rassicurante: “Noi ci difendiamo nel merito delle accuse”. Un modo elegante per dire: «Se posso evitarmi il processo, lo evito, ma se no, vediamo cosa succede».

Il teatrino della giustizia Agnelli: prescrizione o no, il sipario non cala

È davvero affascinante questo balletto processuale dove le lancette sembrano girare sempre all’indietro, e tutto porta a una nuova stagione di indagini e udienze. Sembra quasi che la giustizia si stia divertendo a giocare a nascondino intorno alla figura di John Elkann, mentre il suo nome continua a popolarsi di misteri e retroscena mai chiariti.

Nel frattempo, i protagonisti di questa commedia legale ci riservano sempre lo stesso refrain: “Tutto sotto controllo”, “Dimostreremo l’innocenza”, “Nessun problema di prescrizione”. Peccato che, per noi spettatori, la trama sia ricolma di incongruenze, trasparenze opache e, soprattutto, di quell’aroma tipico delle storie dove il potere tenta di mettere una pezza alla propria immagine pubblica.

Insomma, mentre la procura di Torino torna al lavoro e il giudice straccia l’ennesima mossa difensiva, resta il gusto amaro di un procedimento che più che un caso giudiziario sembra diventato un serial pieno di cliffhanger e colpi di scena. Restiamo, come sempre, in attesa della prossima puntata, con una buona dose di scetticismo e la certezza che nulla, assolutamente nulla, sarà mai semplice e lineare.

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