Italia fa fuori l’Irlanda del Nord con Tonali e Kean mentre tutti tratteniamo il fiato per il gran finale mondiale di martedì

Italia fa fuori l’Irlanda del Nord con Tonali e Kean mentre tutti tratteniamo il fiato per il gran finale mondiale di martedì

Bergamo, terra di santi, poeti e… di azzurri che decidono di svegliarsi proprio quando l’adrenalina dello spareggio mondiale decide di fare capolino. Dopo i patimenti agghiaccianti contro Svezia e Macedonia del Nord, dove segnare era un optional dimenticato da qualche parte, finalmente arriva un 2-0 “liberatorio” contro l’Irlanda del Nord. Una vittoria che più che un trionfo sembra un sospiro di sollievo collettivo per una nazionale che a lungo ha preferito nascondersi dietro la paura di vincere.

La compagine di Gennaro Gattuso decide di usare la formazione più “affidabile” in un classico 3-5-2 con l’inedita coppia offensiva Retegui-Kean. E non per scelta tecnica, ma più per disperazione tattica: ovvio, in difesa spicca la presenza di Alessandro Bastoni, menomato ma ancora più simbolo di una squadra che pretende disperatamente di ritrovare sé stessa. Peccato che al momento la “corazzata” sembri più un carrettino traballante, con un primo tempo da far accapponare la pelle, tra passaggi buttati al vento e un ritmo lento come concerto di musica classica la domenica mattina.

L’avversario, però, mica sta a guardare: il 5-4-1 nordirlandese, più resistente di un bunker sovietico, tiene il campo con un’attenzione quasi paranoica, disinnescando ogni velleità di attacco azzurro. E quando finalmente un tiro arriva, al 7°, è un déja vu da brividi: il tiro di Dimarco viene respinto da un portiere che sembra ancora in preda all’ansia, basta che la palla rimbalzi sul povero Retegui e il potenziale tiro si sgretola sotto i piedi di un difensore puntuale come un orologio svizzero.

Naturalmente il pallone sta il 66% del tempo fra i piedi degli azzurri, ma quanti pericoli reali? Poco, pochissimo. Anche gli otto corner diventano solamente esercizi di stile e vanità. Retegui, tanto provato quanto generoso, tenta due sortite ma pare più uno spettatore non pagante che un attaccante in lotta per il gol. Insomma, se l’Italia fosse un film, sarebbe un thriller con finale apertissimo, esattamente quello che nessuno voleva vedere.

La svolta che mancava (e che aspettavamo da anni)

Come in una commedia ben scritta, il sipario si alza nel secondo tempo. Non servono nemmeno 15 minuti per vedere Sandro Tonali scagliare un missile che fa saltare finalmente il vaso della tensione. Se la partita con l’Estonia del debutto di Gattuso era stata una promessa, questa è la prova che la Nazionale ha ancora un cuore che batte, anche se per un po’ ha preferito fingere l’arresto cardiaco.

E non è finita. Il contropiede fallito malamente da Retegui al minuto 8 sembra quasi una gag da commedia slapstick, preceduta di un minuto dall’assaggio del diagonale di Kean, che finalmente si ricorda di essere un attaccante. A questo punto, l’Italia comincia a respirare senza ossigeno artificiale, e con l’ingresso di Pio Esposito, altro giovane talento dell’Inter, il gioco si fa penetrante come un bisturi su una ferita vecchia.

Kean sfiora il gol e si fa parare il diagonale, poi tenta di testa – ma il solito Hume, dalla difesa nordirlandese, tira fuori gli attributi per bloccare ancora. Ma il secondo gol non si fa attendere troppo: un passaggio di Tonali è l’assist perfetto per Kean, che con un colpo da biliardo incastra il pallone tra palo e rete, trasformando quel minimo di fiducia in pura euforia.

Il tutto mentre l’esordiente Palestra, giovane fenomeno dell’Atalanta, riceve una standing ovation che profuma decisamente di futuro. Insomma, dopo anni di incubi e sbandamenti, questa Italia sembra finalmente aver trovato la sua dimensione: quella di una squadra che, nei momenti che contano, non solo sa segnare, ma perfino vincere senza sembrare al funerale del calcio.

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