Nel solito teatrino romano, presso la sede di Assilea, l’associazione italiana del leasing, è andata in scena la presentazione trionfale dei dati sul leasing per il 2025 e le previsioni per il 2026, un vero e proprio manifesto dell’Italia che investe — o almeno così ci piace credere. Tra interventi di economisti e rappresentanti di istituzioni come Banca d’Italia e Istat, il sipario si apre su una crescita che sembra non voler smettere di stupire, incorniciata in un dibattito da cui non potevano mancare i rafforzamenti virtuali di un pubblico attento da remoto.
Il 2025 si chiude con più di 36 miliardi di euro in leasing stipulato, un delizioso +5,8% rispetto all’anno precedente, con un bel +3,5% previsto per il 2026. Chi ha ricevuto più benefit? Il caro vecchio settore manifatturiero, che continua a sostenere la sacra trinità del leasing industriale, seguito da trasporti e commercio, pardon all’ingrosso e al dettaglio, con tassi di crescita generali che farebbero arrossire qualsiasi mediocre piano industriale.
Se volete parlare di performance spumeggianti, guardate i beni strumentali +15,2%, o l’agricoltura, che si segna un clamoroso +27%, con i macchinari agricoli a un rispettabile +20,2%. Non meno entusiasmante è l’aumento del leasing su veicoli commerciali e industriali, addirittura toccando +8,9% e +2,5% rispettivamente, un chiaro segnale di chi si aggrappa disperatamente agli investimenti strumentali come fosse l’ultima spiaggia. Quanta felicità anche nel settore immobiliare, +5,9%, soprattutto grazie agli immobili in costruzione che esplodono con un +15,7%. Ma il vero trionfatore, a sorpresa, è il settore navale e ferroviario, con la nautica che sfoggia un roboante +74,6%, quasi a dimenticare le nostre carrette del Mediterraneo. Le energie rinnovabili chiudono il cerchio con un modesto +6,7%, ma in compenso gli impianti fotovoltaici non accatastati si fanno notare con un brillante +35%.
Ma non temete che questa rivoluzione sia solo roba del Nord: la Lombardia, il Veneto e l’Emilia-Romagna si spartiscono il primato con incrollabili percentuali — la prima con un +10,6%, la seconda con un più scoppiettante +12,3%, mentre chiudiamo con un gustoso -3,6% per l’Emilia-Romagna, che forse aveva un brusco risveglio da sogni di gloria. Il Piemonte, regione sempre generosa, avanza pure del +15,9%, e non sono da meno le Regioni del Sud, con Campania (+13,3%), Sicilia (+18,6%) e Puglia (+20,4%) che si danno da fare senza prendersi pause. Sul podio regionale, il Trentino Alto Adige fa il suo show con un +10,1%, vantando la più alta penetrazione del leasing nei tessuti imprenditoriali, come per dire, “qui si fa sul serio”.
Se poi vi state chiedendo a chi vada il merito degli investimenti in beni strumentali, sappiate che quasi due terzi, il 64,7%, passano attraverso il famigerato strumento della Nuova Sabatini, con un leasing che schizza a +83% rispetto ai finanziamenti bancari. Roba da far girare la testa, soprattutto considerando un contesto economico dove la produzione rallenta e il commercio globale si risistema come può, eppure il leasing tiene duro, crescendo del 3,1% nel manifatturiero.
Non è solo una fortuna tutta italiana: anche in Europa la situazione non è da buttare. Malgrado una crescita economica più piatta dell’acqua stagnante, il leasing continua a finanziare il 28% degli investimenti in beni strumentali e mezzi di trasporto, sorpassando perla maggiore, nel 2024, persino gli Stati Uniti. Ironia della sorte, in un mercato globale sempre più competitivo, chissà se qualcuno aveva previsto questo risultato così… positivo.
Giuseppe Schlitzer, Direttore Generale di Assilea, ha così commentato:
“In questa mattinata di studio con autorevoli partecipanti, abbiamo delineato un quadro economico a cui il leasing può contribuire grazie alle rilevazioni tempestive e aggiornate del nostro Centro Studi. Nonostante l’impulso degli ultimi dieci anni, il leasing in Italia ha ancora margini di crescita considerevoli. A livello Ue-Eba, si dovrebbero ridefinire i requisiti patrimoniali, tenendo conto della minore rischiosità rispetto al finanziamento bancario; a livello nazionale servono regole che riconoscano il leasing come un vero e proprio strumento di politica industriale, includendolo in tutte le misure di incentivazione, per mobilitare risorse in un momento in cui sostenere gli investimenti tecnologici è più che mai essenziale.”



