Istat certifica: il deficit galoppa oltre il 3% mentre la crescita si ritira mestamente allo 0,5%

Istat certifica: il deficit galoppa oltre il 3% mentre la crescita si ritira mestamente allo 0,5%

L’economia italiana del 2025 si è degnata di crescere, ma con quella modestia che contraddistingue il Belpaese quando si tratta di numeri positivi: un timido +0,5% di PIL reale, ben sotto la fantasmagorica previsione dello 0,7% iniziale. Il valore nominale, poi, ha toccato i 2.258.049 milioni di euro, con un aumento del 2,5% rispetto all’anno precedente. Non è che si stia festeggiando, soprattutto se consideriamo che il rapporto deficit/PIL resta saldamente oltre quella fantomatica soglia del 3% dettata dai trattati europei, precisamente al -3,1%. Certo, meglio di quel disastroso -3,4% del 2024, ma mica ci siamo messi a posto, eh.

Naturalmente, i dati sono “provvisori”, come ama qualificare tutto il nostro affezionato Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. La sua visione è limpida:

«Prima di prendere una decisione definitiva sulle comunicazioni che faremo all’UE, vogliamo capire cosa sta accadendo con le valutazioni Istat. Colpa del colpo di coda del Superbonus condomini, che ha gonfiato questi numeri oggi».

Al di là del balletto di scuse e rimandi, andiamo a spulciare il prezioso bottino della crescita. Il PIL ha macinato qualche progresso soprattutto grazie alla domanda interna netta delle scorte, che si è caricata sulle spalle un +1,5% del contributo. Gli investimenti fissi lordi hanno fatto un elegante salto del 3,5%, capovolgendo quel -3,1% dell’anno prima, con costruzioni (+3,3%), mezzi di trasporto (+9,1%) e proprietà intellettuale (+4,0%) che si danno forza a vicenda per conquistare qualche briciola di ottimismo.

Le famiglie, nel frattempo, hanno speso un po’ di più (+1,0%), ma niente di troppo entusiasmante: servizi e beni praticamente fermi. Sul fronte estero si esibiscono le esportazioni con un discreto +1,2%, mentre le importazioni, mai stanche, corrono al +3,6%. Il risultato? La domanda estera netta si porta via ben 0,7 punti percentuali di crescita dal PIL, per non farsi mancare nulla.

Dal lato dell’offerta, il valore aggiunto complessivo si limita a un blando +0,4%. Le costruzioni sono le uniche in gran forma (+2,4%), mentre industria e servizi si limitano a un timido +0,3% ciascuno. Ah, la dolce agricoltura: tracolla lo 0,1%. Settore terziario, mai banale, vede le attività artistiche e di intrattenimento spingere la carovana con un +1,4%, seguite da servizi di informazione (+1,1%) e commercio-trasporti (+1,0%). La pubblica amministrazione – ovvero chi dovrebbe far funzionare il tutto – decide di farsi notare in negativo, calando dello 0,9%. Che sorpresa.

Un mercato del lavoro che sorride… a metà

Nel mondo del lavoro, le unità di lavoro totali si incrementano di un generoso 1,3%, cosa da applaudire. I redditi da lavoro dipendente fanno un passo avanti ancora più marcato, con un +3,8%. I settori delle costruzioni e dei servizi guidano la danza, mentre l’industria in senso stretto decide che perdere l’1,1% di unità di lavoro era la mossa più elegante.

Chiaramente non tutto è rose e fiori nei conti pubblici. Il saldo primario, quello che misura il deficit ignorando gli interessi sul debito, è finalmente positivo, a +0,7% del PIL, migliore del modesto +0,5% del 2024. Ma fin qui la musica sarebbe quasi piacevole, se non fosse che il debito pubblico ha continuato la sua scalata vertiginosa, raggiungendo la non trascurabile cifra di 3.095.522 milioni di euro, e portando il rapporto debito/PIL al 137,1%. Un leggera impennata rispetto a quel 134,7% dell’anno precedente, perché a mala pena ci si può accontentare di stabilizzarsi.

Nel frattempo, la pressione fiscale continua a salire imperterrita, guadagnando altri 0,7 punti percentuali, per attestarsi al 43,1%. Le entrate fiscali e contributive crescono del 4,2%, più rapide del PIL nominale, grazie anche a un autentico balzo dei contributi sociali, +10%, dovuto, altro che miracoli, alla cessazione degli esoneri sulle quote a carico dei lavoratori dipendenti. Insomma, i cittadini possono sorridere solo fintanto che non vedono la busta paga o la dichiarazione dei redditi.

Siamo SEMPRE qui ad ascoltarvi.

Vuoi segnalarci qualcosa? CONTATTACI.

Aspettiamo i vostri commenti sul GRUPPO DI TELEGRAM!