L’Istat si è finalmente deciso a farci un regalo: l’aggiornamento del paniere dei beni e servizi che definisce l’inflazione nel nostro amato paese. Pare che dal 2026 entreranno in scena ben 8 nuove categorie, perché evidentemente l’evoluzione degli italiani nel spendere i loro sudati risparmi merita di essere raccontata con precisione scientifica. E per non farci perdere nemmeno una briciola di questa rivoluzione, quest’anno si sfoggia una nuova classificazione europea dei consumi, che passa da 12 a 13 divisioni di spesa e rivede la struttura stessa con cui vengono rilevati i prezzi. Un vero capolavoro di modernità burocratica.
Tra le new entry più… sorprendenti, trovano spazio le uniformi e i grembiuli scolastici. Perché niente dice “famiglia italiana” come dover calcolare nel paniere quel che costa l’ennesima divisa per il figlio che va a scuola. Sia chiaro, la categoria comprende tutto: dal grembiulino per i più piccoli alle uniformi senior, così nessuno si senta escluso. Ma se pensavate fosse finita qui, non avevate fatto i conti con il revival dell’uncinetto e della maglia: arrivano infatti i filati per lavori manuali, perché chi ha detto che la spesa deve essere solo tecnologia e cibo?
Se da un lato si celebra il ritorno agli hobby artigianali, dall’altro si guarda con altrettanta attenzione alla sicurezza domestica, includendo i kit di videosorveglianza per chi vuole passare le giornate pedinando i propri vicini in totale sicurezza. Non manca il tocco fashion del tempo libero, con prezzi aggiornati di carbonella e bricchetti da barbecue, tende per campeggio e zaini, che forse sono la nuova frontiera delle vacanze intelligenti. Come se non bastasse, perfino i tappetini da bagno entrano nel novero dei beni rilevati, perché anche l’igiene ha la sua importanza nei consumi nazionali.
Sempre più digitale, il paniere include software e antivirus per computer, perché mica possiamo ignorare la minaccia invisibile di hacker e virus, ormai una spesa quanto meno indispensabile per il cittadino moderno. Last but not least, il trasporto in ambulanza privata fa il suo ingresso trionfale, così da misurare con precisione i costi dei servizi sanitari di emergenza a pagamento, perché la salute è importante… purché ci sia un prezzo da registrare.
Cosa sta dietro al paniere Istat?
Il cosiddetto paniere nazionale ora si compone di 531 voci, che sono di fatto le star dello spettacolo dell’inflazione italiana, ognuna accompagnata dal suo prezzo mensilmente pregiato. Vogliono farci credere che tutto ciò si basa su 27 milioni di rilevazioni al mese, di cui la maggior parte viene ovviamente dalla grande distribuzione, mentre “solo” 400 mila sono prese dagli uffici comunali sparsi in 80 città. Insomma, se pensavate che dietro ci fosse un algoritmico esercito di ricercatori infaticabili, beh, siete pronti a rimetterci le aspettative.
Per chi ama fare i conti di casa, le cifre più consistenti nel paniere riguardano alimenti e bevande non alcoliche, trasporti, ristorazione e alloggi, oltre alla casetta con le sue bollette annesse. Certo, l’acquisto della casa non è incluso perché ovviamente è considerato un investimento, non una spesa: chiarissimo, no? Si considerano invece gli affitti, visto che interessano circa il 18% delle famiglie italiane, e questo farà sicuramente piacere a chi si intestardisce ancora a non comprare quattro mura.
Qual è il senso di questo aggiornamento annuale?
Ogni anno, il paniere viene rivisto per garantire che l’inflazione racconti davvero quello che le famiglie spendono, o almeno così ci dicono. I pesi per ogni categoria vengono cambiati in base ai freddi dati di contabilità nazionale del 2025 e all’indagine sulle spese del 2024, con esiti che vi strapperanno un sorriso di pura logica: i servizi di ristorazione, alloggio, sanità e articoli per la casa guadagnano peso, mentre trasporti, comunicazioni e tempo libero perdono un po’ della loro importanza nel calcolo. Sembra quasi una manovra strategica per cercare di rassicurarci su chi pagherà di più e chi di meno, ma sappiamo benissimo che – alla fine – qualcosa di più al portafoglio ce lo troveremo comunque.
In sintesi, tra le vecchie certezze e le new entry del paniere 2026, il quadro che ne esce è quello di un’Italia sempre più attentissima a ogni dettaglio della vita quotidiana, anche i più impensabili. E noi, poveri consumatori, non possiamo che inchinarci a questa grande opera statistica, che fa il possibile – a volte con un pizzico di umorismo involontario – per dirci quanto ci costa davvero vivere.



