Se mai vi fosse venuto il dubbio, l’economia della salute non è solo un gioco di parole da salotto: ci vogliono termini altisonanti come “competitività strutturale”, “attrattività degli investimenti”, “manifattura ad alto valore aggiunto” e “occupazione qualificata”. Parole magiche che, guarda un po’, il settore farmaceutico sembra conoscere bene, tanto da valere la bellezza di 54 miliardi di euro in export. E il 2025? Oh, è stato l’anno magico con una crescita delle esportazioni di farmaci superiore al 30%, la migliore performance in Europa. Peccato che queste chicche vengano nascoste in qualche convegno specialistico, invece di essere sbandierate come meriterebbero. Che spreco di talento retorico.
Valentino Valentini, viceministro delle Imprese e del Made in Italy, nel suo videomessaggio durante l’evento ‘Innovaction – Dialoghi sull’innovazione accessibile’, promosso da Gsk e Adnkronos a Roma, ha sottolineato proprio questo: un settore che spesso viene celebrato solo a bassa voce, nonostante numeri da capogiro.
Secondo Valentini, l’Italia, con i suoi primati farmaceutici, è la seconda produttrice europea dietro solo alla Germania. Ma attenzione, non è un trofeo da mettere sotto vetro in un museo, bensì una piattaforma ruggente su cui far leva per rilanciare ancora e ancora. Come se non bastasse, le multinazionali sembrano crederci davvero: Gsk, l’organizzatrice dell’evento, ha sborsato oltre 800 milioni di euro in investimenti dal 2020 al 2025, divisi bene in vaccini (il 60%) e farmaci (il 40%). Fiducia? È poco.
Ma la storia non finisce qui. Novartis ha annunciato circa 150 milioni di investimenti entro il 2028, di cui 40 milioni specificamente per ricerca clinica italiana. Nel già promettente 2024, la stessa ha promosso quasi 2.000 studi clinici, arruolando 2.300 pazienti in più di 1.000 centri sparsi sul globo. Una pacchia, insomma.
Nel biennio 2024-2025, le multinazionali attive in Italia hanno messo in cantiere investimenti per oltre 4 miliardi di euro tra nuovi impianti e ampliamenti produttivi. Insomma, mentre il mondo punta sul nostro Paese, noi dovremmo solo sperare di non deludere questa fiducia e trasformarla in un virtuoso circolo infinito di prosperità. Facile a dirsi, no?
Il governo e il solito piano di trasformazione da fiaba
Il governo, secondo Valentini, ha fatto più cose contemporaneamente, chiaramente con la stessa precisione di un’orchestra ben diretta. Il famigerato Piano Transizione 5.0, con la sua dotazione che cambia più spesso che le mode in passerella, promette di sostenere digitalizzazione ed energia green nelle imprese manifatturiere. E indovinate cosa? Il settore farmaceutico è quello che ne beneficia di più: qualitativamente avanti, già pronto sul digitale e con le leve fiscali che dovrebbero accellerare tutto quanto.
Viene spontaneo chiedersi se tutto questo brusio dietro le quinte si tradurrà davvero in risultati concreti, o se invece servirà a farci sognare in una sorta di grande illusionismo politico. D’altronde, le belle parole da sole non riempiono casse né mettono un farmaco in più sugli scaffali, specialmente in un settore dove la concorrenza internazionale è feroce.



