L’Iran, nel suo infinito senso della misura e dell’umorismo macabro, ha deciso di proclamare un lutto ufficiale di ben 40 giorni, a cui seguiranno 7 giorni di festa – perché evidentemente, dopo tanto dolore, meritano pure un party in grande stile per la scomparsa della Guida suprema, che aveva appena raggiunto gli… elegantissimi 86 anni. Ali Khamenei, comandante supremo dal 1989, ora si gode finalmente una pensione che né lui né il suo popolo dimenticheranno facilmente.
L’annunciatore, tra una lacrima e l’altra, ha voluto rassicurare l’anima collettiva della nazione con parole degne di un poema epico: “Con il martirio della Guida suprema, la sua strada e la sua missione non andranno né perdute né dimenticate; al contrario, saranno portate avanti con maggiore vigore e zelo”. Insomma, secondo loro, i dieci lustri di governo teocratico ultrarepressivo fino a ieri non erano sufficienti, adesso la festa continua a tutto gas sotto il segno del martirio e del zelo. Se non è una continuazione gloriosa della leadership questa, bisogna proprio cominciare a dubitare del concetto di “fine”.



