Iran in fiamme ma niente panico, gli Usa e Israele fanno il solito show e noi? Seguiamo la farsa in diretta

Iran in fiamme ma niente panico, gli Usa e Israele fanno il solito show e noi? Seguiamo la farsa in diretta

L’Assemblea degli Esperti iraniana, ovvero quel comitato dove tutto si decide con la massima trasparenza e democraticità, ha nominato come nuova Guida Suprema il figlio di Ali Khamenei, Mojtaba. Ovviamente, questa brillante scelta è arrivata direttamente da quelle anime candide delle Guardie Rivoluzionarie, che non si smentiscono mai nell’arte del rimpasto familiare. La fonte? Un’informazione “fresca” riportata dal solito Iran International, che ci tiene a mantenere il filo diretto con il Palazzo.

E mentre l’eredità iraniana si perpetua nel modo più naturale possibile, la sinfonia di esplosioni e missili nel Golfo Persico continua a infiammare la scena internazionale. Stati Uniti e Israele si divertono a colpire l’Iran “su vasta scala”, come se si trattasse di partite di ping pong strategico. L’obiettivo, hanno detto, è niente meno che “decapitare” il regime e scongiurare che la leadership si rinnovi senza una rivoluzione totale. Perché ovviamente la violenza diplomatica e militare è il modello da seguire, mica il dialogo.

Non contenti di occultare ogni sfumatura politica, nella notte l’IDF ha dato una rinfrescata al “più importante” quartier generale degli ayatollah a Teheran. Poco dopo, mira al bersaglio grosso: l’Assemblea degli Esperti a Qom, alle prese con l’elezione del successore di Khamenei. Un festival di ospitate militari piccanti, insomma.

Benyamin Netanyahu dal canto suo prepara il copione da star dell’azione rapida, dichiarando senza mezzi termini che “il regime è al suo punto più debole dal 1989” e che questa non sarà certo una guerra infinita, ma “un’azione rapida e decisiva”. Speriamo per lui che non si stanchi prima di completare la sceneggiata, considerando che nel frattempo ha ordinato alle forze israeliane di avanzare nel sud del Libano, giusto per “proteggere Israele da Hezbollah”. Non sia mai che qualcuno abbia voglia di lasciare in pace la situazione.

Da parte sua, l’Iran non si fa sorprendere e risponde ampliando i confini della sua vendetta. Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha quindi suggerito un prematuro abbandono, invitando gli americani a lasciare “immediatamente” ben 15 Paesi della regione. Insomma, un suggerimento gentile però sentitevi liberi di ignorarlo.

Due droni di produzione iraniana hanno poi deciso di puntare l’ambasciata degli Usa in Arabia Saudita, perché cosa c’è di meglio di un colpo basso per accendere ulteriormente la miccia? Nel frattempo, la sera precedente anche il consolato americano a Dubai è stato colpito da un sospetto drone iraniano e ha preso fuoco. Incendio diplomatico a sorpresa, applausi.

Dubai in fiamme: drone colpisce il consolato Usa

Gli amati Emirati Arabi Uniti, da sempre bersaglio preferito di Teheran, sembrano stare valutando una controffensiva mica da ridere: colpire direttamente i siti missilistici iraniani per fermare quei simpatici lanci a casaccio sui loro territori. Secondo fonti più o meno ufficiali, anche il Qatar riceverebbe le attenzioni non richieste dell’Iran, con voci – subito smontate però – di un attacco di Doha contro la Repubblica Islamica.

Tra tante schermaglie, c’è chi sembra ricordare che forse, dico forse, un pizzico di diplomazia non guasterebbe. L’Oman, un tempo mediatore tra Teheran e Washington durante i colloqui sul nucleare, ora si ritrova nel mirino dei droni iraniani ma continua a invocare il dialogo. Una voce nella tempesta dell’assordante rumore di bombe.

Naturalmente in questo caos non poteva mancare l’entrata in scena dell’Europa, che si è fatta sentire con interventi aerei nel cielo di Giordania e Iraq per abbattere quei carinissimi droni che rondano indisturbati. Il Regno Unito ha mandato rinforzi accompagnati da elicotteri anti-drone fino a Cipro. La Francia non è da meno: rinforzi navali e aerei, incluso il careggero di ospiti indesiderati chiamato Charles de Gaulle.

Teheran ha però chiarito, con la grazia che la contraddistingue, che qualsiasi “azione difensiva” europea sarà interpretata come “un atto di guerra”. Tanto per ribadire che il concetto di filantropia e bona volontà è assolutamente alieno alla politica estera iraniana. Un invito più che esplicito a continuare la matassa di guai senza sosta.

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