Iran e Macron si sfidano e intanto si organizza una missione “difensiva” per sbloccare lo stretto di Hormuz: davvero ci crediamo?

Iran e Macron si sfidano e intanto si organizza una missione “difensiva” per sbloccare lo stretto di Hormuz: davvero ci crediamo?

Emmanuel Macron, il sempre sorridente presidente francese, ha deciso che è tempo di prendersi cura di noi comuni mortali e del petrolio prezioso che attraversa lo stretto di Hormuz. Con l’innocenza di chi promette di essere “solo difensivo”, sta pianificando una missione militare – in compagnia dei suoi partner, che si presume condividano il senso di pace tanto quanto lui – per assicurarsi che le navi possano passare tranquille una volta che la “fase più calda del conflitto” in Medio Oriente sarà passata. Tradotto: non ora, forse mai, ma presto… forse.

Nella sua visita a Cipro, il nostro instancabile leader ha anche annunciato con la mano sul cuore che la Francia garantirà il suo contributo “a lungo termine” mettendo in campo ben due fregate per unirsi all’operazione europea nel Mar Rosso, avviata – ciclicamente – nel 2024. Insomma, una promessa a tempo indefinito per proteggerci da minacce che sembrano durare più di una telenovela messicana.

La “missione difensiva” che fa sorridere

Proclamarsi “puramente difensivi” in una zona bollente come il Medio Oriente è una vera chicca di diplomazia. Perché, diciamolo, camminare con due fregate e corteggiare le navi commerciali sotto il naso di tutti mentre si schiva un conflitto globale è un po’ come dire “sono qui solo per guardare”. Un azzardo di coerenza così raffinato che meriterebbe un premio per la fantasia politica dell’anno.

Del resto, la realtà è che i tragitti di petrolio e gas sono sacri, anzi, inviolabili, e se qualcuno pensa di disturbare questo pietoso balletto globale non ha capito nulla del gioco geostrategico. Ecco che quindi una missione “difensiva” che non sappiamo bene quando partirà e chi coprirà, diventa la nuova panacea per la sicurezza energetica e la stabilità economica occidentale. Una magia che lascia ben sperare, come la parola “domani farò la dieta”.

Emmanuel Macron said:

“C’è un paradosso nel vedere che i principali alleati degli Stati Uniti sono i primi a essere tassati.”

Il grande teatro geopolitico dell’Unione Europea

Ma non è solo Parigi a fare la morale nelle acque internazionali, e figurarsi se l’eurounione non si sentirà coinvolta in questa epopea marittima. L’operazione nel Mar Rosso, lanciata nel lontano 2024, è quel gioellino di coordinamento che ogni tanto viene rispolverato quando la situazione si scalda, per mostrare al mondo che sì, anche l’Unione Europea sa fare la guerra… ops, intende dare sicurezza marittima.

Due fregate francesi a lungo termine? Ottima idea, anzi, due. Perché, si sa, niente dice “stiamo facendo sul serio” come un paio di grandi navi da guerra pronte a suonare la fanfara nell’Oceano. Nel grande gioco di prestigio tra potenze, la Francia si conferma così la buona zia che tiene d’occhio i bambini in piscina, mentre il Medio Oriente riesplode ancora nei bordi delle notizie.

Ah, certo, tutto “dopo la fine della fase più calda.” Come se noi avessimo una data precisa per la fine di un conflitto che ormai fa parte della routine, oppure come se le tensioni non fossero sempre lì a fare l’occhiolino mentre questi armamenti vengono inviati in pattuglia. Segno che la complessità geopolitica è più un pretesto di quanto non si voglia ammettere.

Le assicurazioni di pace nel mondo di Macron

Insomma, la strategia difensiva della Francia sembra quella del perfetto ipocrita: proteggere il commercio energetico globale senza essere troppo visibili o, meglio, facendolo sembrare un gesto di compassione. Perché se da un lato si promettono due fregate a lunga presenza, dall’altro si ignora bellamente che queste stesse acque sono teatro di faide, guerre per procura e traffici che nessuna fregata potrà mai fermare davvero.

Ma va bene così. Per il momento il mantra resta: “Siamo qui solo per difesa, non per ingerenza”. Una sicurezza tanto rassicurante quanto poco credibile. Restiamo in attesa di capire quando e come, perché per ora è più facile sognare queste missioni eroiche e pacifiche che vederle realmente in azione senza un salto nell’assurdo.

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