Investor day life science dove le Pmi e startup fanno i salti mortali per conquistare gli investitori scettici

Investor day life science dove le Pmi e startup fanno i salti mortali per conquistare gli investitori scettici

Ah, il Lazio, quel titanico colosso dell’industria farmaceutica e delle Scienze della Vita, che a quanto pare non si accontenta di essere solo leader italiano nell’export, ma si prepara già a dominare il mercato europeo e, perché no, globale… almeno nei comunicati ufficiali. Oggi, nella gloriosa cornice di Palazzo Merulana a Roma, si è tenuto l’Investor Day Life Science, ovvero la solita parata di startup e PMI innovative disposte a farsi benedire dagli investitori “qualificati” – perché si sa, i soldi buoni sono quelli che portano ovunque un tocco di modernità e rivoluzione, purché mai troppo rumorosa.

Il settore delle Scienze della Vita nel Lazio si presenta come il fiore all’occhiello dell’industria regionale: ben 70 grandi aziende, più di 450 imprese e una manciata non trascurabile di circa 22 mila addetti, contando pure chi prepara il caffè ai ricercatori. L’export farmaceutico? Una favola da 15 miliardi di euro nel 2024, con addirittura prospettive di crescita che, naturalmente, solo i documenti ufficiali osano sbandierare senza un minimo di scetticismo. Leadership nazionale? Evidentemente sì, per chi ancora crede nei comunicati stampa più che nei dati di mercato reali.

Ovviamente, dopo aver decantato questo meraviglioso ecosistema, la Regione Lazio si è presa il merito di una “strategia strutturata” – ma va? – per rafforzare questo gioiellino del Biotech & Pharma, puntando tutto su innovazione, investimenti e promozione internazionale. Insomma, sembra di essere in un film dove la regione è il supereroe che con investimenti miracolosamente “senza precedenti” risolve tutto.

Il cast delle meraviglie si schiera sul palco

Come in ogni buona rappresentazione, sono intervenuti i soliti noti: Roberta Angelilli, vice presidente e assessore allo Sviluppo economico della Regione Lazio, che non ha perso l’occasione per snocciolare il pacchetto di 100 milioni per tecnologie “strategiche” e altri strabilianti 140 milioni per il venture capital dedicati alle startup farmaceutiche. Un investimento così “massiccio” che quasi viene il dubbio che i soldi si sprechino nell’innovazione come fosse carta da regalo.

Poi, il palco ha accolto il presidente della Sezione Farmaceutica e Biomedicali di Unindustria, Massimo Scaccabarozzi, il quale ha commentato con tono solenne come questa accelerazione sia “fondamentale” per un ecosistema di Scienze della Vita sempre più competitivo e al passo con i tempi digitali. Parole al miele, definite sapientemente per mascherare la realtà: sì, la sinergia e il confronto ci sono, ma l’accesso ai capitali – quel dettaglio che ogni imprenditore sogna – è e resterà un campo minato.

L’evento che accelera… parole

In sostanza, l’Investor Day non è altro che l’ennesima tappa della Call “InvestorDay4LifeScience”, una sorta di casting per scovare “le migliori soluzioni innovative” del Lazio, quelle che sicuramente rivoluzioneranno il mondo, subito dopo la meritata pausa caffè. Le startup, le PMI e gli investitori raccontano storie di tecnologia e competitività, senza mai sfiorare, però, la più cinica delle domande: quanto di tutto questo splendido scenario si traduce davvero in nuovi posti di lavoro, ricadute sociali o progresso scientifico tangibile?

Roberta Angelilli ha dichiarato:

“Con questo evento la Regione Lazio ribadisce il proprio impegno a sostenere un settore strategico per lo sviluppo economico e occupazionale. Relazionare direttamente startup e PMI con investitori significa accelerare il trasferimento tecnologico, attrarre capitali e rafforzare la competitività del territorio.”

È davvero confortante sapere che la ricetta per far decollare un intero comparto si riduca ad una serie di eventi patinati e promesse milionarie. Solo che, come spesso accade, la farsa dell’innovazione si consuma nel teatrino degli annunci, mentre i dettagli spinosi del mercato restano sotto il tappeto.

Massimo Scaccabarozzi ha commentato:

“Questo evento è cruciale per rafforzare l’ecosistema delle Scienze della Vita nel Lazio. Favorisce il confronto diretto tra startup, PMI e investitori istituzionali, contribuendo a colmare il gap di accesso ai capitali che spesso rallenta l’innovazione. La congiunzione tra scienze della vita e tecnologie digitali sta ridefinendo il mercato.”

Ah, il mitico “gap di accesso ai capitali”, quel cavallo di battaglia di chi sventola la bandiera dell’innovazione ma poi si preoccupa solo che i soldi arrivino non ai migliori, ma ai più chiacchierati. Nel frattempo, tutti fanno finta di non vedere che la vera rivoluzione richiederebbe un cambio di rotta profondo, anziché passeggiate di gala e dichiarazioni pompose.

Al tavolo della rappresentanza hanno trovato spazio anche esponenti del MAECI, della CDP Venture Capital, di Panakes, Zambon, Italian Tech Alliance e ovviamente di Lazio Innova, quelli che si occupano di finanziamenti, promozione internazionale e startup, rimbalzandosi il pallone con grande entusiasmo e pochissimi risultati davvero tangibili. Un vero e proprio festival dell’innovazione a cui, come sempre, manca quel pizzico di realtà che trasformi le parole in fatti.

Se tutto questo suona come un déjà-vu, beh, è perché lo è. Alla fine, mentre si celebrano i “momenti chiave” di un percorso fatto di bandi, promesse e tanto marketing, restiamo con la sensazione che la vera rivoluzione nel settore delle Scienze della Vita nel Lazio sia ancora un’idea più che una realtà.

Life Sciences: quel luogo magico dove le idee nascono, si trasformano in spin-off universitari e startup mille volte lodate, ma raramente realmente capite. Lo spettacolo è servito – almeno finché dura – per mostrare come l’accelerazione tecnologica sia decisiva, non tanto per rivoluzionare il settore, quanto per far credere a imprenditori e investitori che siamo in un contesto ipercompetitivo e d’avanguardia. E sorpresa, sorpresa, il Lazio si conferma il re del gioco con un export farmaceutico in crescita del 23,6% nei primi nove mesi del 2025. Sicuramente tutti questi numeri fanno molto figo nei report, no?

In questa giornata di spettacolo, trentotto startup e PMI innovative – ovvero quei piccoli miracoli della sanità digitale, biotech, digital health, diagnostica avanzata, robotica e tecnologici per la salute, trascinati in una passerella di presentazioni – si sono esibite davanti a una platea ben selezionata: oltre cento potenziali investitori, tra cui colossi come Angelini e Zambon, più qualche fondo di venture capital tutto pepe quali CDP Venture Capital, Panakes, Primo Venture e Zest. I startupper si sono sprecati in racconti di innovazione, sviluppo, potenziale di mercato e scalabilità, quasi fossero le nuove star della Silicon Valley.

Chiusa la sfilata, ecco i 14 desk dove i venture capitalist hanno fatto a gara per darsi appuntamento nelle più di 150 sessioni B2B, vere e proprie maratone per approfondire “concrete opportunità” di investimento. Tradotto: 150 possibilità per continuare a promettere una rivoluzione che, chissà, forse arriverà. Tutto molto serio e organizzato, come nei migliori film di spionaggio economico-industriale.

Il Lazio: un Eldorado biotech (così dicono)

Gli interventi pubblici hanno sottolineato il ruolo “centralissimo” del Lazio nella ricerca e nello sviluppo industriale biotech. Ovviamente, un primato da difendere con tutte le armi che la politica nazionale e regionale ci regala: bandi, fondi, iniziative mirate ad attirare investimenti come fosse un centro commerciale del futuro. Sergio Strozzi ha ribadito con enfasi quanto questo settore sia strategico per il Made in Italy 2026 e quanto il Lazio sia protagonista nell’export di queste meraviglie della scienza applicata (…o almeno così dicono i numeri).

Annunci e promesse europee: il bando “PreciseEU”

I festeggiamenti sono continuati con l’annuncio di un imminente bando regionale finanziato dal progetto europeo “PreciseEU”, uno di quei nomi altisonanti che fanno subito pensare a innovazione, anzi, alla rivoluzione nel settore. Il bando sarà dedicato a tre spazi caldi:

a) Deep Tech per le Scienze della Vita;

b) Advanced Therapy Medicinal Products (ATMP);

c) Health Data e interoperabilità.

Si tratta – ovviamente – di una Open Call che il Lazio ha scelto di supportare, offrendo sostegno a progetti transnazionali con almeno tre partner, grazie a un budget complessivo (tenetevi forte) di ben 22,7 milioni di euro. Da dove arrivano questi soldi? Metà li mette il grandioso Horizon Europe, l’altra metà proviene da agenzie regionali (tra cui lo stesso Lazio), così da distribuire la gloria e la responsabilità in modo democratica.

Il progetto “PreciseEU” non è uno scherzo: riunisce 28 partner tra regioni, enti di ricerca, acceleratori e agenzie dell’innovazione, formando un “acceleratore europeo” per le Life Sciences del futuro, ovvero una rete tanto ambiziosa quanto promettente, che dovrebbe integrare competenze, infrastrutture e politiche nel tentativo di rendere il Lazio un polo strategico nel contesto europeo. Fantastico, no?

Il climax dell’Investor Day e il tocco finale

L’evento non poteva concludersi senza menzionare il progetto “Potenziamento Rete Spazio Attivo”, nuovissimo mantra finanziato dal PR Lazio FESR 2021-2027 – Obiettivo 1.3, che promette di “sostenere la crescita, la competitività e l’occupazione nelle PMI” e, per non farsi mancare niente, di “incentivare lo sviluppo dell’innovazione nel comparto Life Science del Lazio”. Tanta carne al fuoco per un settore che, dopo tutto, è destinato a trainare il futuro economico della regione e, ovviamente, a collezionare più slide patinate nelle conferenze di settore.

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