Investitori sperano che tre mosse magiche resistano al tonfo delle azioni tech

Investitori sperano che tre mosse magiche resistano al tonfo delle azioni tech

Con tutto questo chiacchiericcio sulla possibile bolla tecnologica negli Stati Uniti, naturalmente gli strateghi degli investimenti si affrettano a preparare piani di diversificazione per tutti i gusti, tanto in Europa quanto oltre oceano. Non si sa mai che il mercato decida di regalarci una bella caduta senza preavviso, quindi meglio mettere qualche toppa qua e lĂ . Secondo alcuni “esperti” sentiti da CNBC, il mix vincente comprenderebbe azioni europee, titoli di Stato e… aguzzate la vista, azioni value. PerchĂ©, si sa, ce ne fosse mai abbastanza di quotazioni astronomiche nel settore dell’intelligenza artificiale.

Arnaud Girod, responsabile della strategia economica e multi-asset da Kepler Cheuvreux, lunedì ha condiviso il suo brillante pensiero: la pressione ribassista su certi titoli tech Usa legati all’intelligenza artificiale sembra destinata a proseguire, e le vittime sacrificali saranno soprattutto i semiconduttori. Quindi preparatevi a un bel bagno di sangue nel bello della festa.

Parlando con “Europe Early Edition” di CNBC, ha anche riconosciuto che la spesa prevista per i data center nel 2025 – quel motore fondamentale per il boom dell’AI – è cresciuta rispetto alle previsioni di inizio anno. Ma non tutto è rose e fiori: tra problemi pratici come disponibilitĂ  di energia, connessioni alla rete e surriscaldamenti continui, sembra che “questo boom stia alimentando l’inflazione.” Fantastico, vero? PiĂą tecnologia significa piĂą caro, e magari pure build dei data center rallentati.

Girod non ha perso occasione per sottolineare il rischio evidente: “Il pericolo ora è che, visto quanto è enorme questo boom, potremmo assistere a ritardi nello sviluppo dei data center”. Davvero una notizia che farĂ  saltare di gioia gli investitori piĂą ottimisti.

Il grande vantaggio europeo (ah, se solo esistesse davvero)

Nel frattempo, mentre i mercati americani hanno ballato la samba della volatilità a causa delle perplessità su valutazioni folli e rotazioni di portafoglio assai confuse, le azioni europee ci vengono dipinte come il salvagente affidabile per i naviganti globali. Girod snocciola la perla: l’esposizione europea all’AI è decisamente limitata al comparto industriale, a differenza di Giappone e Corea dove questa bolla sembra più gonfiata del solito.

E le utilities? Beh, hanno perlomeno goduto di qualche malinteso ottimistico dovuto al fantomatico incremento del fabbisogno elettrico – peccato che il tutto rimanga “molto, molto, molto piccolo.” Un tocco di tragedia nel dramma europeo.

A rincarare la dose, Girod suggerisce un cambio di scena verso il reddito fisso, nettamente più attraente rispetto alle equazioni impazzite delle azioni. Cita come esempio che se proprio si vuole investire nel mercato azionario, l’unico modo hardcore è buttarsi sull’intelligenza artificiale, visto che le prime dieci aziende nell’MSCI sono tutte tech americane. Stiamo quasi toccando quei multipli da bolla dot-com che molti ritenevano ormai sepolti in fondo all’oceano. E invece eccoli qui, più vivi che mai.

Dall’altro lato, i bond tornano di moda con rendimenti sui Treasury intorno al 4%. “Non è male,” concede con un’aria tra il sorpreso e il rassegnato il nostro stratega, pur ammettendo che l’inflazione rimane “un enorme punto interrogativo,” soprattutto se i dazi americani decidessero di rimanere in sella piĂą a lungo del previsto.

A proposito di dazi, Girod fa spallucce e sottolinea il colpo di scena politico: Donald Trump sembra aver finalmente realizzato che scaricare i costi sui consumatori non è proprio il massimo della vita, cosa che dovrebbe portarci – almeno sulla carta – a un momento di svolta per i dazi.

Il grande piano – Il ritorno trionfale delle azioni value

Nel frattempo, non lontano da quelle lande, John Blank di Zacks Investment Research intravede il futuro: il prossimo colpo grosso sarà un ritorno trionfale delle azioni value – sì, proprio quelle un po’ polverose che sembravano morte e sepolte. Ma in realtà no, perché si daranno un’aggiustatina con un pizzico di crescita qua e là. Guarda un po’, anche nel biotech, che “è stato bastonato a dovere” ma continua a offrire uno spicchio di valore insieme a industriali e banche pronti a una nuova rotazione di mercato.

Investitori intelligenti stanno finalmente abbandonando la pratica di “stipare” tutte le stelle tech nel solito calderone delle “Magnificent Seven”. Blank accenna ad alcune mosse interessanti viste nelle ultime iscrizioni trimestrali alla SEC da parte dei grandi fondi. Per esempio, Warren Buffett rifila quasi 4,3 miliardi di dollari per Alphabet, pur tagliando di un 15% la sua posizione su Apple.

David Tepper di Appaloosa perde un po’ di pazienza con Alphabet, Meta e Amazon, ma raddoppia la fiducia in Nvidia con un +85%. Dan Loeb di Third Point invece fa il pieno su Nvidia e Amazon e raddoppia l’azzardo su Microsoft.

Il nostro paladino Blank ammette senza peli sulla lingua: “Siamo stati un po’ troppo entusiasti nel mettere insieme queste sette grandi aziende.” E spiega con precisione chirurgica la follia dei multipli: Tesla al top con 200 P/E, mentre Meta scende a un piĂą umile 20 P/E; in mezzo Microsoft e Alphabet si aggirano intorno a 30 e Nvidia a 40. Insomma, finalmente qualcuno si prende la briga di smontare quel castello di sabbia chiamato “sette grandi titoli tech” e valutare ciascuno secondo le sue reali condizioni.

Nel frattempo, noi restiamo qui a guardare questo teatrino con il pop-corn in mano, mentre il mercato si diverte a scrivere un ennesimo atto del dramma della bolla tecnologica. Che lo spettacolo continui!

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